La Fondazione divide gli intellettuali: «Privatizziamo». «No, è un cavallo di Troia» L'ingresso dei privati può garantire una maggiore reperibilità di fondi e il rilancio culturale Se fosse un film, «Brera contro Brera». Se fosse un saggio, sicuramente Umberto Eco, «Apocalittici e integrati». Un confronto sindacale che da Milano sta montando in agitazione nazionale, proclamata da Cgil e Uil dei Beni culturali. E un confronto tra intellettuali, tutto intorno alla Grande Brera, un'incompiuta della quale, a Milano, si parla dal 1974.0 piuttosto intorno alla strada per valorizzare la pinacoteca napoleonica trovata dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. E cioè, la Fondazione. L'articolo 8 della legge Sviluppo assegna al Mibac il compito di costituirla. Un tavolo tecnico ne sta scrivendo lo statuto: s'è riunito il 10 settembre, la prossima volta entro metà novembre e ne fanno parte anche Fondazione Cariplo e Camera di commercio, i big del privato sociale meneghino. Perché in cassa, a parte i due milioni l'anno che il Ministero darà alla Fondazione, ci sono solo 23 milioni di euro di fondi europei, da mettere a bando, pena la perdita, entro fine anno, per avviare un pezzettino dell'operazione che, nel complesso, costerà 130 milioni. Non si farà, senza i soldi dei privati. Per il ministro, la Fondazione è la soluzione per farli intervenire «mantenendo una regia pubblica». Per Cgil, Cisl, Uil e Usb Il distacco dal Ministero comporta il rischio di una minore tutela del patrimonio e del personale specializzato (che giovedì prossimo torneranno a protestare) è il cavallo di Troia per un taglio degli organici imposto dalla spending review. Ragioni condivise da un gruppo d'intellettuali, capeggiati da Vittorio Emiliani, che da fine agosto ha raccolto più di trecento «adesioni qualificate» denunciando il rischio che la Fondazione Grande Brera «apra un varco alla privatizzazione dei maggiori musei italiani». Tra i firmatari Alberto Asor Rosa, Salvatore Settis, Carlo Ginzburg, funzionari di musei stranieri (inclusi Louvre e National Gallery di Washington) e italiani. E però, negli ultimi giorni, si è aperto un fronte opposto: altri cento intellettuali aderiscono a un appello lanciato dall'associazione «Mecenate 90» e da Michele Trimarchi, docente all'Università di Bologna. Chiedono al governo di andare avanti con la Fondazione. L'attuale «situazione ci obbliga ad affrontare vecchi e nuovi problemi con coraggio e innovazione», sostengono gli aderenti, tra i quali i direttori regionali dei Beni culturali della Calabria e del Piemonte, e Alain Elkann, presidente della Fondazione Museo Egizio. Proprio quella indicata dal ministro Ornaghi come modello per la Fondazione Grande Brera. Quella che per gli intellettuali «contro» è un «confuso pasticcio». E sulla quale anche Stefano Boeri, assessore alla Cultura di Milano che partecipa al tavolo-statuto, ha espresso qualche perplessità.
MILANO - Brera contro Brera: così l'arte va alla guerra
La Fondazione Grande Brera è un progetto per valorizzare la pinacoteca napoleonica a Milano, finanziato con fondi europei e contributi privati. Il Ministero dei Beni culturali ha assegnato al Mibac il compito di costituirla. Tuttavia, alcuni intellettuali, capeggiati da Vittorio Emiliani, hanno denunciato il rischio di privatizzazione dei maggiori musei italiani attraverso la Fondazione. Altri intellettuali, invece, sostengono che la Fondazione possa essere un'opportunità per valorizzare la pinacoteca e chiedono al governo di andare avanti con il progetto.
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