Roma. Una grande «giornata di protesta e di proposta» contro i tagli ai contributi pubblici statali e a favore di nuove regole per cinema, teatro e musica è stata organizzata ieri a Roma dall'Agis all'insegna dello slogan «La cultura costa, ma l'incultura costa molto di più». Oltre 700 attori, autori, registi, musicisti e professionisti di ogni categoria si sono riuniti prima a piazza del Pantheon e poi nel vicino teatro Argentina per manifestare contro il mancato riconoscimento del ruolo strategico dello spettacolo come elemento di crescita civile, sociale, culturale ed economica del Paese. Tra loro artisti come Carla Fracci, Carlo Verdone, Gigi Proietti, Leo Gullotta, Lello Arena, Giulio Bosetti, Gigi Proietti, Andrea Jonasson, Maurizio Scaparro, Giuliano Montaldo, Citto Maselli, Gillo Pontevorvo e diversi politici di centro-sinistra, come il segretario dei Ds Fassino, gli assessori Borgna e Vita e l'ex ministro Giovanna Melandri. Una delegazione dell'Agis è stata ricevuta nel pomeriggio dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Letta, mentre oggi si terrà un incontro con Fiori, vicepresidente della Camera e giovedì uno con il presidente del Senato, Pera (a Napoli, oggi al San Carlo, assemblea generale dei lavoratori sulla crisi delle fondazioni). Sul palco dell'Argentina si sono alternati Lavia che ha letto l'appello dell'Agis al governo, firmato da migliaia di artisti e semplici cittadini; Albertazzi, che ha recitato l'ultima parte di «Memorie di Adriano» e Gelmetti che ha diretto l'Ouverture del «Barbiere di Siviglia». Il Presidente dell'Agis, Francesconi, ha lamentato «la scarsa attenzione e sensibilità delle istituzioni verso le attività dello spettacolo: i pesanti ritardi normativi, i continui tagli agli interventi pubblici, la inesistenza ancora di incentivi all'afflusso di capitale privato, hanno indotto una situazione di forte crisi in un settore, che impiega circa 200 mila addetti». L'Agis chiede che lo Stato recuperi «la tendenza progressivamente perduta all'investimento, adottando un coerente progetto di riforma del settore, sostenuto da adeguate risorse». «È un momento di grande confusione e difficoltà, il cinema è cultura, non solo divertimento e non bisogna considerarlo un malato terminale, né declassarlo a fattore di serie B, non vogliamo l'elemosina», ha dichiarato Verdone. «Questi tagli sono inspiegabili - ha spiegato Proietti - e non consentono ai giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo di farlo».