L'intervista VUOLE dare la gestione dei rifiuti ai Comuni e creare 24 mila posti di lavoro con le energie alternative utilizzando i fondi europei della Banca centrale di Bruxelles. Vuole aprire sportelli della Regione nei Comuni dell'Isola, trasferendovi personale «per essere più vicini alle esigenze dei cittadini»: «Diciamo basta ai viaggi della speranza a Palermo», aggiunge. E alle imprese promette: «Le autorizzazioni saranno uniche e arriveranno tutte in tre mesi». Un programma ambizioso, quello di Rosario Crocetta, che rispondendo ai quesiti emersi dalle inchieste di Repubblica sui nodi centrali della Regione, mette nero su bianco la sua road map una volta seduto sulla poltrona di Palazzo d'Orleans. Un problema che dovrà subito affrontare chi sederà a Palazzo d'Orleans è quello dei rifiuti. Le strade dell'Isola sono sommerse dai sacchetti di spazzatura, i Comuni non pagano il servizio, gli Ato hanno un miliardo di debiti e i rifiuti vanno ancora in discarica. Come mettere ordine in questo caos? Il servizio di raccolta da chi deve essere gestito? Dai privati o dai Comuni? Il termovalorizzatore va costruito o no? «La prima cosa che farò è quella di ridare tutte le competenze ai Comuni. Punteremo sulla differenziata, con un metodo diverso: daremo incentivi a chi la fa e aumenteremo le tariffe a chi invece si ostina a gettare tutto indistintamente. La Regione dovrà poi sostenere lo start-up di cooperative giovanili che vogliono investire nel settore del riciclo e della differenziata porta a porta. Dobbiamo tendere all'obiettivo dei "rifiuti zero". Come? Penso a finanziamenti per le case ecocompatibili, che come in America prevedano depuratori per lo smaltimento dell'umido. Voglio introdurre una nuova cultura del riciclo senza la realizzazione di alcun termovalorizzatore per fare affari con qualcuno, mafioso o meno. Il personale? Intendo far tornare ai Comuni il personale ceduto ai vari Ato. In ogni caso questo bacino può essere ricollocato, anche in settori affini come quello delle energie rinnovabili: la Banca centrale europea mette a disposizione 5,5 miliardi per il patto dei Comuni, con l'obiettivo d'incentivare le rinnovabili. Sfruttando queste risorse si liberano oltre 20 mila posti di lavoro, senza dover diventare campo di conquista della grande industria che ha devastato la nostra Isola». Lei punta a nuove fonti di fondi europei, ma intanto la Regione non riesce a spendere nemmeno quelli della programmazione ordinaria 2007-2013 e siamo fermi al 15 per cento. Le risorse, inoltre, sono disperse in mille rivoli e Bruxelles lamenta scarsi controlli. I fondi vanno concentrati in grandi progetti, e se sì quali? Come intende accelerare la spesa? «La spesa va migliorata, innanzitutto coinvolgendo i Comuni e le aree metropolitane, che devono diventare centri di programmazione senza aspettare i progetti calati dall'alto. Dico basta ai bandi confezionati, con la previsione di progetti esecutivi da presentare in pochi giorni, destinati forse a chi si era già preparato perché avvisato prima. La Regione deve poi portare avanti poche grandi iniziative per collegare le aree di Palermo, Messina e Catania. Penso alla linea ferroviaria Palermo-Catania, che dovrà portare le persone da una città all'altra in un'ora: per fare questa linea veloce dobbiamo coinvolgere i privati con il project financing. Occorre invertire la rotta e cambiare il modo di pensare alla spesa dei fondi europei». Sembra facile, ma lo sa che si troverà di fronte un pachiderma burocratico con 18 mila dipendenti a libro paga e una lentezza disarmante nel rilascio delle pratiche? Come pensa di ridurre il numero di dipendenti e rendere più efficiente la macchina amministrativa? «Il personale va riorganizzato e rimotivato, con un meccanismo semplice: chi lavora sarà premiato, chi invece fa il fannullone sarà licenziato. I precari vanno stabilizzati, anche utilizzandoli nel settore delle energie rinnovabili con il patto dei sindaci. Voglio creare sportelli della Regione in tutti i Comuni, trasferendovi funzionari e dirigenti che magari vogliono tornare a lavorare nel loro Paese. I cittadini devono poter presentare domande e partecipare ai bandi attraverso vere piattaforme informatiche e comunque nei loro Comuni, senza dover fare la spola tra il loro paese e Palermo». La riforma Chinnici, che detta i tempi per il rilascio delle autorizzazioni, è rimasta solo sulla carta. Come intende accelerare l'iter burocratico per il rilascio dei certificati? «Per quanto riguarda le autorizzazioni, alle imprese faccio una promessa: avranno una riposta entro tre mesi. Per questo voglio creare conferenze dei servizi unificate e semplificate. L'autorizzazione sarà unica, e non divisa in decine di certificati da ottenere in uffici diversi». Rimanendo in tema di personale, anche nel settore dei Beni culturali la Regione paga oltre 1.700 tra custodi, precari ed ex Pip, ma non riesce a garantire l'apertura di musei e siti archeologici nei fine settimana e la Sicilia da biglietti incassa meno della sola Pompei. Come pensa d'invertire questa rotta? I privati vanno coinvolti nella gestione dei siti? «I privati vanno coinvolti e le gare in corso per l'affidamento dei servizi aggiuntivi non bastano. Dobbiamo incentivare la creazione di strutture d'accoglienza stabili e servizi per i turisti. I custodi? Purtroppo in passato sono stati assunti per uno scopo e magari poi trasferiti nel museo più vicino alle proprie case, grazie a raccomandazioni e a un sistema che nel frattempo ha creato nuovi precari e assunto figli di onorevoli. Metteremo ordine, con l'aiuto dei sindacati, ma anche dei privati: questi se vorranno gestire i nostri beni dovranno anche farsi carico del personale già in servizio. Noi daremo una mano, magari formando nuovamente questo personale per le nuove esigenze del settore. La Regione dovrà poi valorizzare tutte le nostre bellezze: aree archeologiche, isole minori e boschi ». Un altro settore in subbuglio è quello della formazione professionale. I nuovi corsi ancora non sono partiti, 10 mila formatori rischiano di perdere il posto di lavoro e gli enti sono diventati campo di conquista della politica. La Sicilia spende 400 milioni di euro all'anno in questo comparto, ma la disoccupazione cresce costantemente. «È vero che alcuni deputati hanno lucrato sulla formazione professionale, ma non dobbiamo gettare tutto al macero. La formazione che voglio mettere in piedi è legata davvero alle esigenze delle imprese: saranno loro a dirci i corsi di cui hanno bisogno. Punterò sul mio pallino fisso: l'energia solare, facendo corsi di formazione anche per i dipendenti pubblici. I formatori devono essere legati al mondo della scuola e continuamente aggiornati. Darò premi agli enti che creeranno circuiti virtuosi e porteranno i nostri disoccupati a trovare un lavoro. Cose semplici, che faremo subito». A proposito di occupazione, c'è un settore che ha perso in dieci anni 200 mila posto di lavoro: l'agricoltura. Un comparto in ginocchio, schiacciato dalla grande distribuzione che impone prezzi bassissimi ai produttori e un'esportazione irrisoria delle nostre eccellenze. Cosa può fare la Regione per aiutare i piccoli agricoltori? «Dobbiamo incentivare il credito bancario, mettendo fine a quanto sta avvenendo, con agricoltori nelle mani di usurai. Per aiutare le esportazioni delle nostre eccellenze, faremo una legge sul biologico e utilizzeremo l'aeroporto di Comiso come volano dell'economia del settore. Chiederemo un impegno al governo nazionale per sostenere i costi di trasporto che affronta un agricoltore siciliano, che spende il doppio rispetto a un collega del Nord per mandare i propri prodotti in Europa. La Regione dovrà poi sostenere punti vendita al dettaglio con prodotti a chilometri zero e creare un marchio unico per le nostre eccellenze. Il nome? Semplice, si chiamerà "Sicilia". Voglio aggiungere un punto. La prima cosa che spazzeremo via da tutti i gangli della burocrazia e dell'economia siciliana ha un solo nome: mafia».