Richiesta unanime al ministro Ornaghi dei senatori della Commissione Cultura: «Pompei ha bisogno di una soprintendenza speciale». L'appello giunge al termine dell'audizione del segretario generale del ministero peri Beni culturali, Antonia Pasqua Recchia; del dottor Luigi Malnati, direttore generale per le antichità, e della dottoressa Teresa Cinquantaquattro, soprintendente di Napoli e Pompei. Il segretario ha annunciato che i lavori del «Grande Progetto» entreranno nel vivo entro l'anno. «Attualmente - ha detto Recchia - è in atto il Piano della conoscenza, il primo tra i cinque previsti, che prevede la ricognizione dello stato di conservazione del sito e su cui sono impiegati 8.200.000 euro, dei 105 finanziati dall'Ue». Alla soprintendente i senatori hanno posto una serie di interrogativi su quella che considerano «immobilità gestionale». «Perché - ha chiesto Diana De Feo - non sono stati impiegati per la manutenzione ordinaria lavoratori della Ales spa (la società in house del Mibac, ndr)?». La Cinquantaquattro si è giustificata affennando che «i fondi europei non possono essere impiegati per tali spese». «Ma nelle cassa della soprintendenza ci sono circa 90 milioni di euro che possono essere impiegati per la manutenzione delle domus. Se fino ad oggi il sito è stato gestito male, cosa accadrà in futuro se non si ricorre ai ripari con una soprintendenza speciale?», è stato l'interrogativo sollevato dalla senatrice del Pdl. «Ci consola sapere - ha continuato la De Feo - che a gestire il "Grande Progetto" sono i tre ministeri». Incalzante il senatore Riccardo Villari: «La soprintendente dimentica, forse, che nell'ottobre del 2011 le ho inviato la nota dell'ufficio legislativo del ministero sulla possibilità di awalersi dei lavoratori della Ales mediante affidamento diretto dei servizi di manutenzione. È trascorso un anno, e nulla è stato fatto perla salvezza del sito archeologico».