Il caso Viaggio in uno dei simboli della città coperto di scritte. E il fossato diventa discarica QUANTO ci avrà messo la Giulietta di turno a dichiarare il suo folle amore sulle mura del castello normanno svevo? Cinque minuti, tutt'al più. Il tempo necessario per imbrattare di vernice nera, con una bomboletta spray, la facciata posteriore di uno dei pochi monumenti della Bari medievale e scrivervi sopra: «Gabriele ti amo by Dominga». Per cancellare il nome dell'amato, invece, un operaio ci ha messo tre giornate di lavoro e chissà quante altre serviranno per spazzare via le tracce dell'ardore di Dominga. Peccato, tuttavia, che non sia l'unica artefice dell'assalto al castello. Basta percorrerne il perimetro per accorgersi che il muro di cinta è stato confuso per una lavagna a cielo aperto. A cominciare da quel provocatorio «Welcome to Bari vecchia », scritto sul muretto che precede il pontile di pietra per l'accesso al castello. Ed ancora: lo sciocchezzaio dei vandali continua fra cuoricini, stilizzazioni falliche, slogan calcistici e soprattutto testimonianze di amori folli. Lo stesso ingresso del fossato, sul versante posteriore del maniero, non è soltanto cosparso di rifiuti ma, pure qui, pieno di scritte. Destinate forse a restare per chissà quanto altro tempo, chi può dirlo: l'operaio al lavoro per cancellare la dichiarazione di Dominga ci spiega che gli è stato chiesto di rimuovere solo quella frase. A coprire temporaneamente, e si fa per dire naturalmente, l'inciviltà altrui provvedevano ieri le centinaia di turisti e croceristi chi in transito chi preso a sostare appollaiato sui muretti del castello. Alle loro spalle, invece, lo spettacolo nauseante del fossato, chiuso ai visitatori da sempre e costretto nell'incuria generale al ruolo di discarica a cielo aperto. Basta volgere lo sguardo verso il basso per incrociare qualcosa di cui vergognarsi: centinaia di bottiglie di birra, Peroni of course, lattine di bevande, buste della spazzatura e un tappeto di cartacce. Se solo qualcuno si fosse finora preoccupato non già di dare fiato a proclami o dichiarazioni d'intenti, ma di sottrarre all'oblio il fossato le idee per farne uno spazio vivo non sarebbero certo mancate. Un palcoscenico sotto le stelle, per esempio, oppure ancora destinarne una porzione come area ludica per l'infanzia altrimenti strozzata in un quartiere senza verde pubblico come Bari vecchia. Niente da fare, invece, d'altra parte le panchine di pietra fatte a pezzi negli pseudogiardini che costeggiano la questura parlano da sole, al pari di quella fontana non solo deturpata da scritte ma inservibile: qualcuno lo spieghi ai turisti che inutilmente cercavano di dissetarsi ieri mattina. «E meno male che a Bari i monumenti si contano sulle dita di una mano» commenta un passante, non senza porre una domanda: «Ci voleva tanto a rendere presentabile il castello?». Interrogativo di una semplicità estrema, dinanzi al quale ci si sente disarmati soprattutto quando un contenitore strategico come il castello non ospita più da anni ormai una grande mostra. Non solo a beneficio dei turisti, ma di chi Bari la vive quotidianamente prima di tutto. Adesso la speranza che qualcosa cambi è nelle mani di Gregorio Angelini, neodirettore regionale dei Beni culturali per la Puglia. Starà certamente a lui, e non solo s'intende, gli enti locali dovranno pure fare la loro, immaginare la resurrezione necessaria del castello normannosvevo.
BARI - Il castello assediato dai vandali come una lavagna a cielo aperto
Il castello normanno svevo di Bari è stato oggetto di atti di vandalismo, con scritte e graffiti sulle mura e sul fossato. Il fossato, in particolare, è stato utilizzato come discarica, con rifiuti e scritte. I turisti e i croceristi che visitano il castello non hanno fatto nulla per fermare questo fenomeno. Il direttore regionale dei Beni culturali per la Puglia, Gregorio Angelini, ha promesso di lavorare per risolvere il problema e rendere il castello più presentabile. Gli enti locali dovranno anche fare la loro parte per immaginare una resurrezione del castello. Il castello è stato chiuso ai visitatori da sempre e non è stato curato, il che ha contribuito a creare questo stato di abbandono.
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