LA lettera di Eduardo Cicelyn sulla stazione di Fuksas contiene elementi condivisibili per il caso specifico ed elementi discutibili sulla questione della presenza dell'architettura contemporanea nei centri storici. Sono d'accordo con Cicelyn e con altri; Nicola Amore è una piccola piazza, una tessera di un unico mosaico urbano ottocentesco, nato dal Risanamento dopo l'Unità d'Italia che rappresenta per la storia di Napoli un momento non solo urbanistico ma di storia nazionale. Ebbene penso che un architetto abbia il dovere di chiedersi se la comunità degli abitanti, nonché contribuenti, apprezzi la cancellazione di un pezzo di storia che è stato il vanto della città per 150 anni. Ciò non significa che la città di Napoli non possa ospitare opere d'architettura contemporanea, dove se ne offra la compatibilità con il contesto storico o periferico che sia. Così emerge la vexata quaestio: con l'affermarsi delle forme metamorfiche e virtuali dell'architettura e arte contemporanea, la triade vitruviana, della venustas bellezza, firmitassolidità, utilitas-funzione è spazzata via in uno con la millenaria cultura urbana. Tutto è posto al servizio dell'high tech globale, gestito da ristrette lobby produttrici di materiali, vetro e acciaio, costruttrici di macchine architettoniche gigantesche. Si perde, dunque, la tradizione del contesto e della sua continuità culturale e storica. Non esiste più un'idea di città presente o futura, ma solo quella del passato, per cui possono esserci tante idee di città che in genere si acquisiscono attraverso concorsi d'idee, cui partecipano numerosi architetti e che sono anche occasioni per i giovani. Tuttavia, per la Metropolitana di Napoli non si è mai fatto un concorso d'idee, per le stazioni della metropolitana più cara del mondo, che si costruisce da trentasette anni. Infatti, prima dell'avvento di Bassolino, quando la concessionaria era la Metropolitana di Milano, i gruppi di progettisti furono formati da professionisti napoletani su segnalazione di tutti i partiti, da destra a sinistra con il manuale Cencelli. Dopo Bassolino e con l'ingresso dei fondi europei, sono entrati a gamba tesa le "archistar", italiane e internazionali portatrici della global architecture dell'acciaio e del vetro ovunque indistintamente. Che ci siano resti archeologici o umani sotto terra è ininfluente sulla scelta architettonica fuori terra, perché le gocce della nostra storia millenaria stanno lì nella "teca" o nella "bolla" di vetro e c'è da chiedersi se siamo noi a osservare loro o se siano loro a ridersela di noi, come le goccioline di un'acqua effervescente nella pubblicità del piccolo schermo televisivo a cristalli liquidi.