L'intervista DA PALADINA del restauro conservativo, a capofila della deregulation urbanistica. Per Elio Garzillo, ex soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici dell'Emilia-Romagna e membro del direttivo nazionale di Italia Nostra, Bologna la rossa rischia davvero di diventare arlecchina, come temono i consiglieri dell'opposizione. I palazzi rosa shocking, turchese e bianco, sbandierati dalla consigliera del Carroccio Mirka Cocconcelli, non sono altro che la punta dell'iceberg di una liberalizzazione architettonica che, se non fosse per la crisi economica, avrebbe effetti ancora più dirompenti. Tutta colpa del Rue, il Regolamento urbanistico edilizio, approvato nel 2009, che dà moltissime libertà ai privati in fatto di costruzione e ricostruzione. Troppe, secondo Elio Garzillo. Architetto Garzillo, è finita l'epoca di Bologna la rossa? «Le cose stanno cambiando. Un tempo i colori erano un elemento basilare della nostra città, tutelato rigorosamente dalla Commissione arredo urbano. Il rosso Bologna era ovunque un segno di decoro e di caratterizzazione. Erano rossi i cassonetti del rusco, rossi i cestini dei rifiuti, rosse la cabine telefoniche, rossi gli stendardi, rosse le tende. Addirittura mi ricordo che la Sip dell'epoca protestò energicamente perché loro le cabine le avevano in acciaio e dovettero cambiarle». E adesso? «Adesso persino i cosiddetti Red Bus per i turisti sono bianchi!». Ma come facevate ad assicurare il rispetto dei colori? «In tanti modi. Non solo attraverso sanzioni, anche attraverso delle agevolazioni. Ad esempio con la giunta di Water Vitali facemmo un accordo sul rifacimento delle facciate, con il quale incentivavamo i restauri conservativi delle facciate, tramite agevolazioni fiscali e contributi a fondo perduto da parte delle banche». E poi cos'è successo? «Poi è stato approvato il Rue della libertà. Eravamo ai tempi della giunta di Sergio Cofferati e c'era Virginio Merola come assessore all'urbanistica. Risultato: Bologna da capitale del recupero urbano e del restauro conservativo sta diventando la capitale delle libertà. E questo modello rischia di essere esportato anche in altre città, compresi i Comuni terremotati». (c. gius.)