Il gip: aggredita anche l'abbazia di Montecassino Hanno agito anche in altre biblioteche, provando a ripercorrere gli stessi schemi, gli stessi codici di comportamento. Hanno «aggredito» le collezioni della abbazia di Montecassino, gli scaffali dell'istituto don Provolo di Verona, le raccolte nella capitolare di Padova o nella biblioteca del seminario di Verona. Sempre loro, a leggere il provvedimento di cattura firmato dal gip Francesca Ferri a carico dei presunti complici di Marino Massimo De Caro, ex direttore della Biblioteca Girolamini finito in carcere lo scorso aprile. Ricostruzione dettagliata, non c'è solo il sacco dei libri napoletani, secondo quanto racconta lo stesso De Caro, che dallo scorso due agosto ha iniziato una collaborazione «sincera», «autentica», dopo un primo tentativo ritenuto poco cristallino. De Caro a ricostruire ruoli e personaggi chiave, a svelare incassi da centinaia di migliaia di euro per ogni esemplare battuto nelle case d'asta di mezza Europa. Non c'è solo la «Zisska Schauer» di Monaco, ma ci sono anche collezioni private o esperti del ramo disposti a tutto pur di entrare in possesso di uno degli esemplari italiani, napoletani in particolare. Ed è lo stesso De Caro a ricordare un episodio emblematico del giro d'affari messo in moto dai testi da secoli custoditi in Italia, ma anche i contatti internazionali del gruppo di lavoro dell'ex direttore. C'è la possibilità di piazzare un testo di Galileo, si muove la trama di De Caro e del suo presunto socio Maurizio Bifolco, perché l'acquirente è un facoltoso uomo d'affari californiano. Al centro della trattativa «Le operazioni del compasso geometrico e militare» di Galileo, meglio noto come il «Compasso», un testo «sottratto a Montecassino - spiega De Caro - e venduto al miglior offerente». Talento puro per gli affari, Bifolco capisce che, di fronte alla richiesta di un conoscente californiano, si può creare una sorta di «ring», per dirla con il gergo commerciale, di intesa fraudolenta tra più librai, che fanno cartello per acquistare un testo da rivendere poi a un collezionista privato a prezzo decuplicato. Maneggi e confessioni, nel corso dell'inchiesta culminata di recente nell'arresto di Bifulco, di Luca Cableri e di Stephane Delsalle (altri presunti soci di De Caro), ma anche negli arresti ai domiciliari del conservatore dei Girolamini padre Sandro Marsano. Ma non c'è solo il racconto di De Caro, agli atti dell'inchiesta, dal momento che a raccontare la sua versione spunta una donna di nazionalità ucraina, l'assistente di De Caro Viktoriya Pavlovsldy, che lo scorso agosto apre il fronte Montecassino. Inchiesta condotta dall'aggiunto Gianni Melillo, dai pm Antonella Serio, Michele Fini e Ilaria Sasso dal Verme, agli atti finiscono atteggiamenti seriali, ruoli concordati a tavolino. C'è un particolare che viene messo agli atti dalla donna e riguarda l'atteggiamento assunto da Delsalle. Ricorda di averlo visto a Montecassino, ma anche a Napoli, specie nei primi giorni di insediamento di De Caro: «Aveva la camicia bianca, che rimaneva sempre bianca, anche dopo ore trascorse tra scaffali e libri polverosi». Dunque - conclude il gip - logico pensare che il suo ruolo fosse di selezionatore dei testi da trafugare e portare sul mercato. Ruoli differenti, stessa attenzione per un patrimonio librario quasi sempre facile da aggredire. Non solo a Napoli, ma anche in altre regioni, il contesto di abbandono è simile: Montecassino o Verona, hanno agito con la stessa capacità predatoria - si legge nel provvedimento cautelare -, sfruttando il ruolo dello stesso De Caro, come ex consigliere dell'ex ministro Galan. Annidi lavoro di squadra, poi arrivano manette e sequestri, ma anche una rassicurazione di Bifolco, che spinge De Caro a mostrarsi - almeno all'inizio - come un irriducibile dinanzi alle indagini della Procura di Napoli: scoppiata l'inchiesta par-tenopea, sarebbe stato lo stesso Bifolco a rassicurare De Caro, in merito ad eventuali provvedimenti cautelari. Chiaro il messaggio: tacere in cambio di «un futuro sostegno finanziario», quando si dice che a volte il silenzio è d'oro.