Quando, nel 1923, lo scrittore praghese Karel Kapec, l'inventore della straordinaria allegoria dei robot in letteratura, passeggiava per le strade di Palermo, inebriato dall'effluvio dei gelsomini e dall'indescrivibile mescolanza di odori provenienti dal porto, non immaginava certo che in questa città sarebbe stato sviluppato il primo robot italiano cicerone per i musei, capace di parlare e di intrattenere il pubblico. CiceRobot ha un'età imprecisata; da anni, all'interno del laboratorio di Robotica dell'Università di Palermo, nel dipartimento di Ingegneria informatica e dell'Icar-Cnr, lavorano schiere di tesisti, dottorandi e ricercatori sulla piattaforma robotica B21r della RWT, aggiungendo sempre qualcosa di nuovo alle sue potenzialità. Si può dire che, come le creature di Kapec, sia esistito prima ancora di esistere veramente. Adesso è pronto per fare la guida al Museo archeologico regionale di Agrigento, dove stamattina si esibirà come guida museale davanti alle telecamere della Rai e a un pubblico selezionato di addetti ai lavori, accompagnando i visitatori nel grande salone dedicato al Tempio di Zeus Olimpico, che rappresenta il fulcro concettuale dell'intero impianto museografico. Ma c'è da scommettere che il robot troverà un impiego stabile al Museo, al pari del suo collega Asimo della Honda che è stato «assunto» a Tokyo dal National museum of emerging science and innovation, con un contratto annuale di 20 milioni di yen, pari a circa 181 mila euro. Forse CiceRobot si sarebbe trovato più a suo agio tra gli oggetti avveniristici di un mostra d'arte contemporanea o in un museo scientifico, come il robot del Mit (Massachusetts institute of tecnology) che guida il pubblico tra le vecchie glorie tecnologiche dell'Istituto. Per l'occasione CiceRobot si è allenato a lungo nei corridoi dell'Università, districandosi tra le vetrine dove riposano strumenti ormai in disuso e i tavoli ingombri di computer. All'inizio dell'anno è stato trasferito ad Agrigento per le sperimentazioni sul campo. Ma un museo archeologico è un'altra cosa, tutto qui è infinitamente prezioso: ogni granello, frammento o reperto strappato all'oblio ha una storia da raccontare. Il robot lo sa e modula in modo autonomo il comportamento in base al contesto. Non appena arriva un gruppetto di visitatori, si fa avanti e si presenta. La voce suona un po' metallica e monocorde, anche l'aspetto non è propriamente quello di un robot umanoide. CiceRobot, «bidone» per gli amici, è in realtà un barilotto rosso dal peso di 122,5 chili, alto 106 centimetri, con due telecamere per la visione e un computer portatile, ma riesce subito simpatico per il modo di fare accattivante e premuroso. Immediatamente si stabilisce un rapporto personale con il pubblico. Il robottino accorda l'andatura con quella dei visitatori e, come farebbe una guida in carne e ossa, li accompagna tra le collezioni, cominciando a snocciolare informazioni. Nello stesso tempo, senza parere, osserva chi sosta e per quanto tempo davanti a una certa vetrina, cerca di capire cosa sta guardando, sonda il livello di attenzione ed eventualmente, anche su richiesta, si profonde in ulteriori delucidazioni. Il robot si muove agevolmente, ogni tanto ruota su se stesso per inquadrare meglio un particolare. In questa prima fase di rodaggio segue un percorso prefissato, all'interno della sala riservata al Tempio di Zeus Olimpico, procedendo dalla galleria laterale dove sono esposte le teste di tre Telamoni che ne ornavano la parete esterna, fino alla parete di fondo dominata dalla gigantesca figura del Telamone, alto 7 metri e 75 centimetri, con le braccia possenti rivolte verso l'alto nell'atto di sostenere il Tempio e la ricostruzione in scala dell'intera struttura. Il robot in realtà è stato progettato per accogliere il pubblico all'ingresso del museo e girare liberamente per le sezioni. Ha in memoria una mappa delle sale e può adattare il suo percorso agli interessi dei visitatori che interagiscono a voce o toccando i riquadri sullo schermo del computer, come pure, non appena sarà disponibile la rete wireless all'interno dei locali, sarà in grado di soddisfare la curiosità del pubblico più esigente. Infatti CiceRobot è un nodo Internet e se non ha informazioni sufficienti nel proprio database le cerca sul web. La telepresenza gli consente di assistere, quando non è impegnato, anche un visitatore virtuale: chiunque, collegandosi in Rete potrà conoscere il museo attraverso le telecamere del robot e mettere a fuoco i particolari che gli interessano «guidandolo» da remoto. Intanto il giro all'interno della sala sta per concludersi e il gruppo giunge infine al cospetto del grande Telamone. Non c' è dubbio, il confronto tra la figura del gigante e il robottino rosso è stridente. E non è solo una questione di dimensioni. Di mezzo ci sono circa 2.500 anni di storia e incalcolabili stratificazioni culturali. Ma, ascoltando CiceRobot e osservando con quale disinvoltura si muove, si scopre che anche la tecnologia più avanzata può accordarsi con l'arte. Anzi, è un modo insolito e piacevole di avvicinarsi a un visita museale. La presenza dell'automa funziona da intrattenimento e da richiamo. Ma c'è di più: all'occorrenza, negli orari di chiusura, il robot può pattugliare i locali, trasformandosi da innocua guida in un impavido metronotte a cui non sfugge il più impercettibile movimento. E non dite che è poco.