Stop alle «greggi ubriache di turisti» che rendono «impossibile qualsiasi forma di contemplazione» all'interno della Cappella Sistina. La richiesta, lanciata sulle pagine del Corriere della Sera dal critico letterario Pietro Citati, è rimbalzata anche sul Guardian che dice che se anche il Vaticano necessita di «soldi per le sue varie attività» sarebbe però opportuno che limitasse «simili mostruosità». Incentrato sull'immagine di Dio che dà la vita ad Adamo, il soffitto della Cappella Sistina è riconosciuto come il capolavoro di Michelangelo ed è un simbolo della fede cristiana. A causa del numero crescente di visitatori, però, il sito che ospita l'opera all'interno della Città del Vaticano assomiglia sempre di più a una rumorosa e affollata «stazione ferroviaria». Così ancora Citati, rilanciato dal Guardian. L'unica soluzione sarebbe limitare l'accesso alla stessa Cappella, al fine di salvare il salvabile. Certo, Citati la mette sul piano della contemplazione: via i troppi turisti perché non permettono a chi entra nella Sistina di elevare lo spirito a dovere, fino appunto alla contemplazione. Ma in verità l'allarme va ben oltre una mera questione di stile. E anche per un motivo di sopravvivenza della stessa cappella, in Vaticano c'è chi sta studiando la modalità con la quale limitare l'accesso dei turisti. Già due anni fa fu il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, a lanciare l'allarme perla Cappella. La polvere, il sudore, il respiro dei quattro milioni e mezzo di turisti che la visitano ogni anno, disse, rischiano di danneggiare seriamente l'affresco. Contestualmente all'allarme di Paolucci, uscì la notizia che l'Istituto perle tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr aveva trovato una soluzione. Il progetto si chiamava «Cappella Sistina.2», e voleva essere la riproduzione virtuale in 3D del famoso affresco da Michelangelo da inserire in un percorso informativo in una sala a fianco dell'opera originale. «Quando abbiamo letto dell'allarme lanciato da Paolucci», spiegò la dottoressa Eva Pietroni, ricercatrice Itabc, «abbiamo subito pensato alla possibilità di sfruttare la tecnologia». Un sistema simile è stato realizzato dall'istituto nel 2003 per la Cappella degli Scrovegni di Padova. In questo modo, diminuiscono i visitatori che si trovano nello stesso momento davanti al monumento e possono conoscere meglio l'opera. A Padova», continuò la ricercatrice, «abbiamo realizzato un percorso multimediale di alfabetizzazione del pubblico, che comincia con una serie di informazioni preliminari e termina, dopo la visita alla Cappella, con la possibilità di soddisfare eventuali curiosità sorte guardando i dipinti». L'arte salvata dalle nuove tecnologie? In realtà non c'è «Cappella Sistina.2» che tenga. Che esista o non esista una visita virtuale, il sito che ospita il capolavoro di Michelangelo resta una sorta di stazione ferroviaria. Difficile, se non impossibile, contenere i turisti. E difficile, anche rinunciare alle cospicue entrate di coloro, e sono tanti, che pagano il biglietto per visitare tutti i musei ma si limitano a entrare e uscire soltanto dalla Sistina.