Vicenza, il ministro Ornaghi all'inaugurazione Giallo sul mancato prestito di un Raffaello a Goldin La Basilica palladiana come «uno sguardo di speranza verso il futuro», ma anche «un vanto per la città di Vicenza» e, soprattutto, «un volano di un nuovo polo culturale» per combattere la crisi. Le parole sono quelle del ministro per i Beni e le attività culturali, Lorenzo Ornaghi, che ieri ha tenuto a battesimo il monumento del Palladio restaurato al termine di un cantiere da 22 milioni di euro finanziato dalla Fondazione Cariverona, durato sei anni e passato attraverso una sfilza di polemiche e disagi in città. In quella che Ornaghi ha definito «una giornata storica perla città», il ministro ha parlato, in città, davanti una platea di autorità civili e militari, davanti al sindaco Achille Variati, al presidente della Regione Luca Zaia, ad assessori regionali e personalità locali. Tutti presenti alla visita in anteprima della mostra sul ritratto «Raffaello verso Picasso», ospitata nel salone dell'ex palazzo della Ragione ora ristrutturato, ripulito e potenziato con nuovi impianti. Ma sulla mostra, inaugurata ieri, ha preso il sopravvento la riapertura della Basilica palladiana restaurata. Un evento per la città, coronato dalla scelta del ministro di tagliare il nastro di persona. «Il risultato di anni di cantiere deve essere motivo di vanto e orgoglio per la città - ha detto Ornaghi - perché questa è un'opera straordinaria, che aiuta a guardar meglio il futuro in un momento di grandi inquietudini. E importante che questa realtà diventi volano di un polo culturale rilevante per la città di Vicenza e anche oltre». e ha annunciato: «Gli ultimi decreti legge non prevedono tagli alla cultura anche se rispetto alla spending review stiamo proseguendo sulla stessa linea di tutti gli altri ministeri». Il restauro dell'edificio palladia-no diventa, allora, spinta verso il futuro. Lo ha ricordato il presidente Zaia: «Ci vuole coraggio a decidere di finanziare un intervento come questo in un momento di crisi. I vicentini siano orgogliosi di quest'opera e di questa mostra. A suo tempo, la vera sfida del Palladio era di dialogare con il territorio, e questo va ricordato in un periodo in cui molto si parla delle archistar». Ora, la sfida del capoluogo, invece, è quella che il sindaco ha affidato alla Basilica, che dovrà far entrare Vicenza «nel circuito del turismo culturale». «La restituzione della Basilica - ha detto Variati - potrà portarci nel futuro di questa città, che non deve rinunciare alla bellezza in anni difficili e guardare all'industria turistica e culturale. Vicenza è una capitale della bellezza, ma i vicentini devono imparare a pensarlo. E la bellezza della Basilica, oggi, è anche la mostra di dipinti che la inaugura». Ma ieri, attorno all'esposizione curata da Marco Goldin, è nato un caso. Un giallo con al centro l'opera intitolata Doppio ritratto di Raffaello. La vicenda, degna di una spy story, inizia alcuni mesi fa, quando la società Linea d'ombra, curatrice della mostra, contatta il museo privato «Doria Pamphilj» per il prestito del quadro di Raffaello. Un'opera preziosa, contesa per lo stesso periodo dal museo del Louvre che ha programmato, da lunedì, una mostra sul celebre artista. Goldin, per quell'opera, non ne parla con nessuno, nemmeno durante le presentazioni ufficiali. «Quel quadro non era previsto all'inizio - dichiara Goldin - l'idea è maturata con il tempo». Solo che dopo alcune mail di conferma del prestito da parte della casa romana, che sarebbero arrivate alla società trevigiana durante l'estate, il 31 agosto arriva il messaggio di annullamento. Secondo fonti ministeriali, alla casa romana sarebbe arrivata l'autorizzazione del ministero per mandarlo a Parigi. Non a Vicenza. E la mostra, in catalogo, non c'è. Da Linea d'ombra, però, è partita un'azione per rivalersi sul «Doria Pamphilj»: la società si è rivolta a uno studio legale padovano, per ottenere, se non il prestito dell'opera a mostra avviata, il risarcimento economico.