PISA Ieri davanti al Teatro Rossi è comparso uno striscione : "Noi ci restiamo e ci facciamo colazione". La giornata, quindi, è iniziata con il sostegno del vicinato che ha raccolto l'appello portando caffè e biscotti. «Visto - raccontano gli occupanti - che dalla soprintendenza non arrivava nessuno, un piccolo corteo è andato a Palazzo Reale, dove una delegazione ha incontrato i rappresentanti della Soprintendenza e l'architetto che ha seguito i "lavori" del Teatro. La Soprintendenza sembrava non voler prescindere dalla necessità dell'abbandono dei locali, ma dopo un confronto si è constatata l'esigenza di un collaudo che attesti l'agibilità della platea e del foyer, eseguibile in poche ore dall'architetto. Questo significa che la riapertura del Rossi ha cambiato le carte in tavola e ha reso chiaro che la Soprintendenza non aveva progetti precisi rispetto allo stabile. In considerazione di questo fatto l'assemblea pubblica tenuta martedì sera ha deciso di cominciare a stilare un progetto in cui l'autorecupero riguardi tanto la struttura dell'immobile quanto le modalità di fruizione. Non abbiamo bisogno di un ennesimo teatro-bomboniera quanto piuttosto di un cantiere che dalle macerie del pubblico faccia rinascere una progettualità che sappia sperimentare nuove forme di produzione artistica e culturale. Crediamo, infatti, che questo processo debba coinvolgere tutta la città in una dinamica ampia e partecipata, perché pensiamo che in questo teatro non si debba essere spettatori bensì protagonisti. Qui dentro mettiamo in comune storie, passioni, competenze per sperimentare forme nuove di stare assieme che siano al di fuori di ogni logica di profitto. Per questo siamo convinti che anche il sopralluogo richiesto dalla Soprintendenza debba avvenire a porte aperte».