ROMA Non era il giorno più fortunato per scendere in piazza. Ieri, ed è la prima volta che accade, gli attori, i registi, i danzatori di diversa fede politica, tutti insieme, «ballando sotto la pioggia» come Gene Kelly, hanno protestato per il taglio del governo alla cultura: il fondo dello Stato è sceso a 464 milioni di euro, meno 30 per cento, si è tornati ai livelli del '98. Il corteo spontaneo vedeva nelle prime file Carlo Verdone e Carla Fracci, fermati da ragazzi a caccia di autografi. E poi Maurizio Scaparro e Giuliano Montaldo, Giulio Bosetti e Leo Gullotta. Appuntamento in pieno centro al Pantheon. C'erano anche gli artisti di strada, i trampolieri e i burattinai con le maschere di Pulcinella e Arlecchino. È il giorno in cui l'arte intima alla politica di gettare la maschera dell'indifferenza. Raggiunto il Teatro Argentina, Giorgio Albertazzi ha letto il passo finale delle Memorie di Adriano della Yourcenar, laddove il protagonista, che si appresta a entrare nella morte «ad occhi aperti», scorge la discesa dei barbari che segna la fine dell'impero romano. Una metafora che ha dato il destro ad Albertazzi per il suo intervento in difesa della lingua italiana, emarginata in Europa dopo la recente decisione della Comunità europea, contro «il provincialismo culturale delle istituzioni preposte a difenderla e non lo hanno fatto». All'Argentina, Gillo Pontecorvo e Lina Sastri spingevano il pubblico a firmare contro il taglio, penzolava lo striscione con la massima di Garcia Lorca: «La cultura costa ma l'incultura costa di più». Il ruolo del «capo-popolo», in una veste inconsueta per lui, l'aveva Gabriele Lavia. Ha letto un appello, ha definito «una follia la mancanza di un'adeguata politica culturale», e nel finale ha citato l'Amleto: «C'è del metodo nella sua pazzia». Insomma erano tutti lì, impotenti e rabbiosi, a rinfacciare alla classe politica la miopia di non salvaguardare un bene prezioso del nostro Paese. Il presidente dell'Agis Alberto Francesconi ricordava che «in ogni caso non è sufficiente dare denari se non ci sono quelle regole che possono far fruttare i denari». C'erano anche diversi politici, tutti dell'opposizione, tra cui Piero Fassino. Una delegazione di artisti è stata ricevuta dal sottosegretario Gianni Letta che ha auspicato «il reintegro del taglio pur tenendo conto della non favorevole congiuntura». Francesco Ernani, sovrintendente dell'Opera di Roma: «Se non riusciamo nemmeno a tenere il passo dell'inflazione, ci sarà un degrado della qualità». A chi dice che la lirica mangia quasi il 50 per cento delle risorse, Ernani replica: «Gli enti lirici, prima che nell'84 fosse introdotto il Fus, ricevevano molti più soldi, abbiamo calcolato in 20 anni un taglio di 26 milioni di euro, altro che privilegi». Giovedì ci sarà un altro incontro con il presidente del Senato Marcello Pera.