Bono. «Hanno fatto di tutto per far fallire i progetti - dice il presidente della Provincia di Siracusa - rinviando anche le ultime riunioni decisive Catania. Grande eccitazione attorno alla missione dei responsabili dell'Unesco, arrivati sull'Etna per valutare se la montagna ha i requisiti per diventare il sesto bene da catalogare come patrimonio dell'umanità. Certo, sarebbe bello, molto bello, non c'è che dire. Ma questa spedizione siciliana della delegazione internazionale che darà tra un anno la sua valutazione, inevitabilmente riporta al centro dell'attenzione la vergognosa storia dei fondi che l'Italia sta perdendo. Lo Stato centrale per la sua parte e le Regioni per la loro. Una storia che abbiamo cominciato a raccontare un anno e mezzo fa, dunque quando c'erano ancora margini temporali per far sperare in un salvataggio di quei fondi messi a disposizione dall'Europa. Invece niente. Inutilmente sono trascorsi questi diciotto mesi, vani gli appelli, prima al governo Berlusconi, poi a quello Monti. Non c'è stato verso di mettere davvero in movimento il comitato interregionale costituito a Napoli, successivamente affidato al controllo di una cabina di regia unica sotto il coordinamento del ministro Gnudi e le sollecitazioni del ministro Barca. C'erano la bellezza di due miliardi contenuti nei cosiddetti Poin e Pain, due progetti che l'Unione europea aveva costruito ad hoc proprio per favorire investimenti che diventassero attrattori culturali per le aree a maggiore vocazione in questo settore. A fare una battaglia lunga, estenuante e inutile è stato il presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, che aggiorna oggi a malincuore la cronaca di una disfatta. «Erano fondi straordinari, un miliardo e cinquanta milioni destinati esclusivamente alle regioni-convergenza, Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, e altri 950 milioni allargati, oltre a queste quattro aree, anche a Sardegna, Abruzzo, Molise e Basilicata, uscite da Obiettivo 1. Sono passati sette anni, ra pastoie burocratiche, riunioni, responsabilità prima affidate alle Regioni, poi concentrate in un unico comitato interregionale con sede a Napoli, poi con la questione, dopo l'addio di Berlusconi dal governo, transitata al ministro Gnudi. E' incredibile, ma in sette anni non si è riusciti a fare un bando, non a realizzare un progetto, nemmeno un bando». E' incredibile? Ma no, è perfettamente credibile ed in linea con gli scellerati e sciagurati modi di fare e di non fare della nostra classe politica e dei suoi dirigenti, della sua burocrazia. E dire che proprio dalla Sicilia, dal presidente Bono e da altri soggetti, era partita l'idea di far nascere un'associazione che realizzasse i progetti da finanziare giusto nelle aree del'Unesco. «Ci sembrava la soluzione migliore - ricorda ora Bono - creare una rete per evitare di disperdere i fondi in progetti poco utili al sistema del turismo culturale. Insomma avevamo noi messo in moto un meccanismo che avrebbe potuto produrre straordinari risultati, sotto il profilo organizzativo, della promozione, della logistica. Non è servito a niente, il Comitato si è riunito poche volte, ha cambiato spesso i vertici, ha sempre rinviato le decisioni da prendere. E ci ha trascinato sino alla scorsa estate». Poco prima che uscisse di scena il governo di centrodestra, Bono, ma anche il presidente della Provincia di Catania, Castiglione, avevano provato a giocare la carte Fitto. Il ministro, infatti, aveva assicurato che avrebbe preso in mano lui la situazione per sbloccare i finanziamenti, far partire i bandi, mettere i responsabili delle aree interessate da quei fondi nelle condizioni di potere presentare i progetti e partecipare ai bandi. Niente, nemmeno Fitto è riuscito nell'impresa. Sono arrivati i tecnici, il Poin e il Pain, Comitato interregionale compreso, sono finiti nelle mani del ministro del Turismo e degli Affari regionali, Piero Gnudi, oltre che nell'interesse del ministro per la Coesione, Fabrizio Barca. Il quale aveva cercato di intervenire anche per evitare la dispersione di questi finanziamenti, con una quota destinata alla Sicilia che si sarebbe aggirata intorno ai 400 milioni, forse anche qualcosa in più. Fallimento, generale. «A luglio - dice Bono - riceviamo una convocazione da parte del Comitato. Mi preparo a questa nuova trasferta, sperando nel miracolo, ma arriva il rinvio: ci vediamo a settembre, dopo le vacanze. A settembre ho atteso invano di conoscere la data del vertice. Hanno fatto sapere, invece, che la riunione è destinata a data da destinarsi. Mi sa che siamo alla fine di questa assurda vicenda». E' proprio così, margini per recuperare quei soldi non ce ne sono quasi più. Il finanziamento rientrava nel progetto 2007-2013, dunque a giugno del prossimo anno si sarebbe dovuta inviare la rendicontazione delle spese sostenute. Che cosa manderemo, invece, all'Unione europea, visto che non siamo stati capaci di spendere nemmeno un euro? Niente, rimanderemo indietro i 2 miliardi di fondi, facendo capire che anche quando alziamo la voce e pretendiamo rispetto, lo facciamo all'italiana. Un po' per scherzo, un po' per partecipare al gioco, un po' per fare finta che facciamo sul serio. Ma ormai non ci crede più nessuno. E i nostri siti Unesco hanno perduto, con i 400 milioni, un'occasione unica per costruire il presente ed il futuro dei territori dove sono stati lasciati e dove noi li abbiamo immeritatamente ritrovati. 06102012
SICILIA - Sicilia, persi 400 milioni destinati ai siti Unesco
Il presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, lamenta la mancata realizzazione dei progetti per il patrimonio dell'umanità dell'Unesco, a causa della mancanza di fondi. I fondi, destinati alle regioni-convergenza, erano stati messi a disposizione dall'Europa, ma non sono stati utilizzati. Bono ricorda che la storia dei fondi è stata segnata da una serie di rinviamenti e cambiamenti di vertici, e che non è stato possibile realizzare un progetto. I fondi, di 2,55 miliardi, erano stati destinati alle aree del Poin e del Pain, ma non sono stati utilizzati. Bono lamenta che la situazione è stata aggravata dalla mancanza di un piano chiaro e dalla burocrazia.
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