Negozi al posto del centro Rai "Marconi" congelato il megaprogetto di Maccaferri UN MEGA centro commerciale da 25mila metri quadri da erigere alle porte di Budrio. Con parcheggi, rotonde e giardinetti. Dopo anni di studi ambientali e intoppi burocratici, il mese scorso era prevista la posa della prima pietra del progetto da 30 milioni di euro a firma della Seci Real Estate del gruppo Maccaferri. In realtà, l'operazione è congelata per colpa di una piccola palazzina che ha fatto la storia della radio sotto le Due Torri: il centro Guglielmo Marconi. E dopo lo stop, la soprintendente Paola Grifoni avverte: «Il cantiere può attendere, serve un compromesso per conservare intatta la palazzina». Costruito in stile razionalista nel 1936, lo stabile, di proprietà del Comune di Bologna, ha ospitato per oltre settant'anni il centro trasmittente della Rai (da qui passavano le prime onde radio Am ascoltate dai bolognesi). Palazzo d'Accursio e gli altri enti locali in un primo momento avevano "sacrificato" la proprietà per far posto al centro commerciale, convinti che l'immobile risalisse agli anni Sessanta (il vincolo scatta solo dopo 70 anni). Nello studio di impatto ambientale commissionato dalla Part Tre (di Gaetano Maccaferri), e aggiornato a marzo, i tecnici precisano che, per far spazio ai negozi, «è prevista solo la demolizione degli edifici di fattura recente di Rai Way, edifici successivi al 1950». Neanche la Rai, che gestiva l'impianto, ha più a cuore la stazione radiofonica. A febbraio 2012 ne interrompe il funzionamento «registrando - scrive viale Mazzini nel bilancio 2011 - una plusvalenza di 2,8 milioni». La zona fa gola a molti. Non solo a Maccaferri, ma anche ai proprietari della Pizzoli (il produttore di patatine surgelate) che, grazie alle varianti urbanistiche, dovrebbe spostare lì la nuova fabbrica. Idem per il Comune di Budrio che incasserebbe oneri di urbanizzazione e opere compensative. L'accordo tra tutti i soggetti si chiude così a fine 2010 (in Comune c'è la Cancellieri). A rinfrescare la memoria arrivano però in estate centinaia di radioamatori che, col tam tam su internet, inondano di proteste la soprintendenza e i comuni coinvolti per salvare quella che definiscono «la prima stazione radio della città, che Marconi non riuscì a inaugurare solo per motivi di salute, un luogo da valorizzare, non da abbattere». A quel punto il Comune rifà le perizie e retrodata al '36 la nascita del Centro. Così, si muove la Grifoni che congela il cantiere: «Per demolire questo stabile serve l'autorizzazione, l'azienda non pensava fosse tutelato. Il progetto è bloccato mentre prosegue l'iter per capire il suo reale valore storico». Risposta che arriverà a inizi novembre. «Abbiamo fornito alla soprintendenza tutta la documentazione rinvenuta negli archivi storici» ha precisato ieri il vice sindaco Silvia Giannini, incalzata dai grillini. Se Palazzo d'Accursio non si è mosso prima è perché «le carte disponibili datavano l'immobile all'inizio degli anni '60 e lo stato attuale dell'edificio è profondamente mutato rispetto all'originale ». Ci sono stati diversi lavori nel secondo dopoguerra (e oltre), per riparare i danni dovuti ai bombardamenti. «Capisco le pressioni dei radioamatori - ribatte Giuliano Montagnini, ad di Seci Real Estate - ma a nostro avviso, e secondo gli storici interpellati, la palazzina non ha alcun valore, è un involucro vuoto». L'ad non nasconde la sua delusione per il mancato avvio del cantiere («dopo anni e anni di burocrazia ») e avverte: «In caso di conferma del vincolo salta tutto, perché non c'è un progetto alternativo ». Quanto alla data inesatta, «noi non c'entriamo nulla». In fondo, il Centro Marconi non è registrato neanche al catasto, ma sopravvive solo nella memoria collettiva (dell'etere).