Riceviamo: La città dell'Aquila rischia di subire un'altra beffa; invece di investire risorse di ogni genere nel recupero dell'auditorium esistente all'interno del Castello, si sono concentrati fondi in una struttura da archistar (che dicono temporanea) di appena 200 posti mentre la società aquilana dei concerti conta 700 abbonati. Un'altra storia tipo New Town, ricordate? Il finto efficientismo che ritorna fra le fanfare encomiastiche. Chi vuole sottoscrivere l'appello allegato, ha tuttavia tempo fino a domani mattina indirizzando a mpguermandigmail.com . Vi prego di farlo. Un saluto cordiale Vittorio Emiliani DOPO LE NEW TOWN UNA NUOVA OFFESA ALLA CITTA' STORICA DELL'AQUILA Domenica prossima sarà inaugurato in pompa magna un altro inutile regalo, un ennesimo teatrino per circa 200 persone (alla fine l'Aquila ne avrà una decina!). Si tratta di un manufatto articolato in tre cubi di legno "ad alta resa-efficacia acustica", piazzato all'interno del Parco del Castello sull'ala di uno slargo ellissoidale con vialone centrale che evocava piazza S. Pietro e inquadrava un angolo del quadrilatero del Castello Spagnolo. L'auditorium, gratuitamente progettato dallo studio di Renzo Piano, è un regalo inutile e dannoso. Inutile perché a L'Aquila sono presenti sia un teatro comunale che quello di San Filippo e un altro auditorium all'interno dello stesso Castello. Dannoso sia dal punto di vista della tutela del patrimonio architettonico paesaggistico che da quello urbanistico. Innanzi tutto perché la sua collocazione, alterando il contesto verde disegnato da Giulio Tian e obliterando una precisa valenza scenografica, si pone in evidente contrasto con il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Dal punto di vista urbanistico poi, alla sottrazione di spazi verdi in un'area centrale molto congestionata, si aggiunge l'inaccessibilità della nuova struttura dovuta alla carenza di parcheggi (che magari si deciderà di realizzare ancora una volta in danno del verde e della sua fruibilità). Evidente risulta poi la completa estraneità del nuovo manufatto (una specie di grande baita alpina) in un contesto che ha nella pietra la sua tradizionale espressione costruttiva. Per questi motivi i firmatari ribadiscono la loro critica più forte nei confronti dell'Auditorium la cui pretesa transitorietà, oltre ad essere facilmente contestabile (l'Italia è purtroppo piena di manufatti "temporanei" perenni) rende ancor più incomprensibile, in un momento come questo, lo spreco di risorse che ben più utilmente avrebbero potuto essere utilizzate per il recupero di un centro storico ormai in stato preagonico. Pier Luigi Cervellati, Vezio De Lucia, Andrea e Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi,