I retroscena: il costo dei libri variava dai 30mila ai 90mila euro, la rete degli intermediari le relazioni, soldi, viaggi e incontri i rapporti di affari tra don Marsano e l'ex direttore De Caro. C'è l'esperto mondiale di cinquecentine, il trader che piazza i volumi in case d'aste di mezzo mondo o in biblioteche private, poi ci sono i tecnici della ripulitura: quelli, per intenderci, che neutralizzano eventuali chip di controllo, cancellano le tracce che legano i libri a determinate collezioni, e consentono di vendere esemplari rarissimi. Un fiume di denaro, almeno a leggere il provvedimento di arresto firmato dal gip Ferri nei confronti dei presunti complici e soci in affari di Marino Massimo De Caro, l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini in manette dallo scorso aprile per il sacco di libri nel complesso di via Duomo. Spunta un vero e proprio prezzario di documenti pregiati, con nomi di classici antichi e moderni bollati per il loro valore di vendita, almeno secondo il racconto compiuto da de caro ai pm. Da Aristotele a Keplero solo a titolo di esempio, De Caro racconta di aver venduto al presunto socio Maurizio Bifolco, un libro di Keplero per 40mila euro; un libro di Omero per 40mila euro, un libro «cronaca di Norimberga» per 30mila euro, un libro di Newton per 90mila euro; fino a ricordare di aver piazzato una cinquantina di volumi per la quota forfettaria di 15mila euro, e un libro di Aristotele per 12 mila euro. Un fiume di denaro, ricavato grazie al saccheggio organizzato ai danni dei Girolamini, che consente a De Caro di incassare 900mila euro solo come acconto per la vendita di testi in una casa d'aste tedesca. Tutto ha inizio ai primi di giugno del 2011, quando si insedia De Caro a Napoli e ottiene un risultato decisivo per la storia di questa inchiesta: padre Sandro Marsano abdica al titolo di direttore in favore di De Caro, mantiene il titolo nominale di direttore. Da quel momento in poi è un saccheggio: si stacca la videosorveglianza, si chiudono i locali, a Napoli calano Stephane Delsalle, esperto in cinquecentine, amico di gioventù di De Caro, accusato oggi di aver depredato biblioteche e collezioni addirittura dal 1999: con Delsalle, c'è subito un accordo commerciale (gli incassi da dividere con la formula del 66 e 33), mentre si materializzano altri due presunti sod: Luca Cableri e Maurizio Bifolco, quest'ultimo ritenuto dal gip una sorta di network occulto, quando si tratta di vendere libri pregiati. Il ruolo paterno una sorta di conversione sostenuta anche grazie alla presenza del padre nel corso degli interrogatori in carcere: così Marino Massimo De Caro ha deciso di passare da una collaborazione di superficie e poco studiata a una più sincera collaborazione con i pm. Difeso dai penalisti Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo, De Caro ha così sostenuto otto interrogatori, svelando - nell'ottica del gip che firma l'ordinanza - il ruolo decisivo di Marsano in questa storia di ruberie. Soldi e viaggi a Marsano e il punto di partenza delle indagini condotte dal pool dell'aggiunto Gianni Melillo, dei pm Antonella Serio e Michele Fini. Perché Marsano ha abdicato? Perché ha dato pieni poteri a De Caro? Lo ha fatto per soldi, secondo il racconto dello stesso ex direttore: 50-60mila euro in pochi mesi, ma anche viaggi in giro per l'Europa: Londra, Barcellona, Milano, tutto rigorosamente spesato per il giovane conservatore della biblioteca. Difeso dal penalista napoletano Bruno von Arx, lunedì pomeriggio padre Marsano sarà interrogato dal gip nell'inchiesta sul concorso in peculato. Per molti mesi, il suo ruolo è stato messo a fuoco dai pm, anche subito dopo il sequestro della biblioteca, dopo la denuncia di tanti intellettuali italiani sullo stato di cose della biblioteca. occhio alle cimici e questo il momento in cui padre Marsano va in ansia e non vuole più sentir parlare della biblioteca, ammonisce i suoi di non fare cenno ai Girolamini, sa - ricostruisce il gip - che i «carabinieri hanno messo le cimici». L'incontro a Pompei l'unico momento in cui Marsano accetta di parlare del caso Girolamini è nel corso di una visita a Pompei: Marsano ammonisce altri due padri del complesso di uscire senza cellulare, ed è in questa visita mariana, che De Caro lo rassicura con poche parole: «sta' tranquillo, se arrivano le manette, mi assumo io la responsabilità».