Nessuno dei progetti presentati ha avuto un'evoluzione, niente coinvolgimento. Per Toto Bergamo Rossi il Centro Internazionale di Palazzo Te «vaga inutilmente nelle nebbie». Il consulente di grandi restauri racconta alla Gazzetta perché ha rassegnato le dimissioni dal cda dell'associazione pubblico-privata presieduta da Angelo Lorenzo Crespi. La presentazione di un libro patrocinato dalla fondazione liberamente dell'ex ministro Gelmini e dal Centro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Stefano Scansani Non è soltanto colpa del libro presentato al Te con il patrocinio tandem del Centro e della Fondazione Liberamente che fa capo all'ex ministro Gelmini della cui corrente è parte il sindaco Sodano. Commistione cultura-partito, assenza di informazione dei vertici dell'istituzione. Toto Bergamo Rossi inanella una serie di dimenticanze, marginalizzazioni, disattivazioni che lo hanno indotto alle dimissioni dal cda del Centro. Il sindaco lo ha prontamente sostituito con l'avvocata Annalisa Baroni d'area Dell'Utri. Bergamo Rossi dalla sua Venezia sorride, presissimo dalle sue attività transatlantiche: consulente di grandi restauri, referente dell'organizzazione Venetian Heritage onlus-programma Unesco. Botta e risposta. Quali sono i motivi che l'hanno indotta a lasciare il cda del Centro? non adduca la solita storia dei troppi impegni... «Una serie di eventi, in sintesi il non essere stato appoggiato e riconosciuto per il mio ruolo; tutti i progetti da me proposti e con possibilità di finanziamenti non sono mai minimamente avanzati, come il recupero dei giardini di Palazzo Te. La mostra dedicata a Rubens e l'Italia, ovvero Rubens e Mantova, per la quale avevo coinvolto una delle maggiori e migliori società italiane di organizzazione di grandi esposizioni come Mondomostre e i miei vari contatti personali internazionali». Sogno o realtà? «Sognavo di riproporre le grandi mostre di Palazzo Te legate al territorio, così ricco di storia e cultura. iInoltre ritenevo e ritengo inutile il progetto espositivo dedicato a Giulio Romano visto che dai tempi della grande mostra a lui dedicata più di vent'anni fa, non abbiamo all'oggi grandi novità da comunicare in merito al famoso genio manierista. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la completa assenza di comunicazione da parte della presidenza. Quando ho saputo a giochi fatti che il centro di cultura di Palazzo Te invitava per una iniziativa a me sconosciuta, ho pensato bene di dire addio senza tante polemiche». Lei viene spesso perimetrato fra gli sgarbiani o i bondiani. Con chi e per chi decise di venire a Mantova? «Conosco Vittorio Sgarbi da sempre, ero giovanissimo quando Vittorio era il compagno della mia madrina Maria Teresa Rubin de Cervin Albrizzi allora direttrice dell'Unesco a Venezia (scomparsa nel 2004) e in qualche modo mia madre adottiva... fine anni '70. All'epoca Vittorio lavorava per la Sovrintendenza per i beni artistici del Veneto a Venezia... non esisteva né Berlusconi né Forza Italia. Un'amicizia di lunga ed insospettabile data (ho 45 anni ora). Ho sempre ammirato il Vittorio colto e letterato, veloce, gran oratore e divoratore di libri, osservatore attento di dipinti, non quello televisivo e politico... all'oggi vivo ancora senza televisione». Al Te lei c'era prima del sommovimento, quindi. «Da anni collaboravo con l'allora presidente del Centro di Palazzo Te Enrico Voceri, come addetto alle relazioni e ai contatti internazionali per il centro. Questo mio incarico precedente è stato completamente dimenticato dalla vostra stampa locale. Lo stesso Sgarbi mi ha sempre descritto come unico elemento di continuità all'interno del consiglio di amministrazione di Palazzo Te. Non ho mai subito il fascino di nessuna corrente politica e mi sono sempre occupato della salvaguardia, promozione e conservazione del patrimonio artistico veneto, non a caso dirigo l'organizzazione Venetian Heritage onlus-programma Unesco». Come giudica la gestione affidata dal sindaco Sodano a Angelo Lorenzo Crespi? «Non ho molto da dire in merito, rimprovero ad angelo la mancanza di sapersi relazionare con gli altri. Sono veneziano e per noi l'arte della diplomazia è compagna di vita da qualche secolo». E i progetti del centro, tipo la mostra che sarebbe in cantiere dedicata a Rubens? «Purtroppo non si farà, e anche in questo caso l'ho saputo a giochi fatti, e fatti male. Peccato, la mostra "Rubens e l'Italia" avrebbe potuto essere l'evento che avrebbe nuovamente collegato il ruolo del Centro Te con il territorio e i mantovani: Rubens e Vincenzo Gonzaga, Rubens inviato nelle varie corti d'Italia, Rubens che copia e studia i grandi maestri italiani, che allestisce la collezione del duca nella Celeste Galeria, che compra e vende le opere d'arte dei Gonzaga, contemporaneamente la presenza del divino Monteverdi in città, padre dell'opera lirica; quindi una grande mostra che avrebbe potuto svilupparsi attraverso altre manifestazioni, come un festival monteverdiano nel favoloso Teatro Bibbiena, e in quello di Sabbioneta ...». Come mai lei che si era impegnato a trovare denari per il Te e Mantova non ha portato nulla? «Come avrei potuto attirare fondi e interessi senza un programma-progetto preciso, senza preventivi alla mano? Non sono un venditore di fumo. I programmi e i progetti precisi non si sono mai concretizzati e non per colpa mia. Non ho mai rischiato di bruciare i miei contatti personali per qualcosa di fatuo. Sono stato educato professionalmente all'anglosassone, e a Mantova si vaga molto spesso inutilmente tra le nebbie. Per Venetian Heritage raccolgo più di un milione di euro all'anno, con progetti alla mano». La scandalizza la politica che si confonde con la cultura e viceversa? «Assolutamente sì. Mi ritengo completamente apolitico, lo sono sempre stato. La promozione del nostro patrimonio culturale potrebbe essere la linfa vitale del nostro meraviglioso paese, ma sono in pochissimi ad avere il mio stesso pensiero purtroppo». Che cos'ha da dire a Mantova e ai mantovani dopo l'esperienza? «Siete molto litigiosi e faziosi, come i vicini Montecchi e Capuleti. Questa triste animosità vi fa perdere di vista il vostro bene comune, ovvero la promozione, la salvaguardia e la conservazione del vostro ricchissimo e quasi intatto patrimonio storico artistico. In Francia come in Germania farebbero la fila per visitare luoghi come Palazzo Te (anche senza grandi mostre), Palazzo Ducale, Aant'Andrea, San Benedetto Po, Sabbioneta, e sarebbero in grado di far arrivare sostanziose entrate economiche soddisfacenti per tutti». Qual è il maggior sasso che vuole togliersi dalle scarpe? "Desidero rimproverare la signora Zaltieri, assessore alla cultura della provincia di Mantova, la quale mi ha giustamente informato via e-mail del fattaccio-invito a palazzo Te per la presentazione del noto volume del senatore Rossi, dove tra i relatori spiccava il nome dell' ex ministro Gelmini. Verissimo, l'invito riportava il logo del Centro Te, con grande sorpresa di alcuni componenti del consiglio di amministrazione del Centro, ignari della manifestazione. Non a caso ho dato le dimissioni. Non ho per nulla gradito di vedere riportato sulla Gazzetta parte di una mia e-mail indirizzata alla segreteria della Zaltieri e in copia a tutti i membri del cda di Palazzo Te. Nulla di segreto, ma questa la chiamo violazione della privacy e potrei pure procedere legalmente contro questo abuso. Anche in questo caso la fazione avversa al sindaco sodano ha calcato le mie dichiarazioni per montare il caso contro l'attuale amministrazione. Giochi inutili e tendenziosi a mio avviso, e di basso livello. Certamente il presidente crespi si è mosso male, ma non si reagisce in questo modo tendenzioso». Di scarpe ne ha due. Un altro sasso da cavare? «Desidero chiarire definitivamente che Alain Elkann non si è mai dimesso e non è mai stato messo alla porta. Il suo mandato scadeva nel dicembre 2011 e semplicemente non è mai stato rinnovato. Le esternazioni sulla stampa di Elkann in merito a quanto sopra, sono state a mio avviso imbarazzanti e tendenziose. Sono in ogni caso molto sorpreso che dalla data della scadenza sopra citata nessuno si è preso la briga di formare un nuovo e "snello" comitato scientifico, mentre a distanza di pochissimi giorni dalla data delle mie dimissioni, ho saputo che è già stato nominato un mio sostituto... purtroppo anche in questo caso una nomina chiaramente politica, e non per chiari meriti. Spero molto di poter collaborare in futuro con la vostra magnifica città, la quale per certi versi è molto simile alla mia Venezia». Settis, accompagnato alla porta adesso è ai vertici del Louvre L'anglosassone levigata revisione della spesa che dall'italiano così diventa spending review, come rende polita e gentile la manovra brusca del cambio d'uomini quando muta il quadro politico: si chiama spoil system. Ecco, quando Nicola Sodano divenne sindaco di Mantova, detenne la delega alla cultura in quanto strategica, e la presidenza del Centro d'arte e cultura del Te, perché di valore internazionale, diede il ben servito al presidente del comitato scientifico. Serie di telefonate, lettere, e poi le dimissioni di Salvatore Settis. E' un intellettuale che non ha bisogno di presentazioni. Basta ricordare che è un archeologo di fama mondiale, il maggior esperto e consulente di normative sul patrimonio, dei rapporti fra pubblico e privato, è professore e già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, è stato presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha diretto il Getty center for the history of art and the humanities di Los Angeles, a Mantova per il sindaco Fiorenza Brioni aveva redatto il progetto per Mantova e curato la mostra La forza del bello. Da qualche mese è presidente del comitato scientifico del Museo del Louvre di Parigi. Questa davvero si chiama perspicacia e lungimiranza, da parte degli amministratori di Mantova.
Gazzetta di Mantova
5 Ottobre 2012
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Mantova. Bergamo Rossi: Il Te vaga nelle nebbie
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Bene culturale
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