Tagli enormi: «i guai sono iniziati nel 2003, abbiamo avuto un decremento delle risorse del 70 per cento». La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma è la più grande d'Italia: circa sette milioni di libri e circa mille utenti al giorno. Ne è direttore il dottor Osvaldo Avallone. Dottor Avallone, soddisfatto dell'istituzione del "bibliopride"? «Ma indetto da chi? a me non risulta. Che io sappia c'è un solo paese nell'area mediterranea, la Turchia, che dedica una settimana alle biblioteche». Sarà il 13 ottobre a Napoli. In questo periodo di crisi, quali sono in generale i problemi delle biblioteche? «Nel nostro paese, purtroppo, nel gran calderone del patrimonio più ignorato, che è quello dei beni culturali, le biblioteche sono le cenerentole, insieme agli archivi. In Italia ci sono oltre diecimila biblioteche, ma di dimensioni e tipologie molto diverse. Per le biblioteche pubbliche statali i problemi sono cominciati nel 2003. In nove, dieci anni abbiamo subìto un decremento di risorse del 70 per cento: siamo passati da tre milioni e centomila euro a un milione e 150mila. E questo dovendo svolgere attività che altre biblioteche non devono svolgere, come, ad esempio, il deposito legale». Di che si tratta? «gli editori devono depositare, per legge, una copia di ogni nuovo libro pubblicato. Questo significa l'afflusso, ogni anno, di circa cinquantamila nuove opere, che può voler dire anche settantamila volumi». Avete tutto questo spazio? «Lo diceva anche Borges, la tecnologia «dovremmo digitalizzare il nostro patrimonio librario, ma non ci sono fondi sufficienti» nessuna biblioteca avrà mai lo spazio sufficiente perché la biblioteca, per sua natura, gode e soffre dell'accrescimento indefinito. Una carenza di spazi a cui, oggi, si cerca di fare fronte anche con la digitalizzazione dei materiali». Sono stati già digitalizzati? «Non abbiamo le risorse per farlo. Ora stiamo partendo con un progetto insieme a Google, che prevede la digitalizzazione, nell'arco dei prossimi due anni, di una parte delle opere della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, di quella di Firenze e di quella di Napoli». Da quali opere si inizierà? «Dalle opere che vanno dal 1600 al 1870, perché Google vuole digitalizzare opere che siano sicuramente libere dal diritto d'autore. Circa 340mila volumi che si potranno consultare su Google, ma anche sul nostro sito». Le biblioteche hanno risentito dell'avvento delle nuove tecnologie? «No, non c'è stata una flessione. Anche perché sono diverse le logiche: internet è l'informazione di consumo, la biblioteca è l'informazione di ricerca». Quali sono i "gioielli" conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma? «Abbiamo "La vita di san Francesco", un manoscritto miniato attribuito a San Bonaventura, del 1200 circa. Poi un altro manoscritto molto antico, dell'800 dopo Cristo, sulle opere di Tacito e ancora la prima edizione del "Principe" di Machiavelli. E le carte geografiche, manoscritte, prima e dopo la scoperta dell'America: quando le abbiamo mostrate ad alcuni membri del senato americano, venuti in visita, si sono emozionati tantissimo».
ROMA - Le biblioteche? cenerentole dei beni culturali
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la più grande d'Italia, ha subìto un decremento del 70% delle risorse nel 2003. La biblioteca ha circa sette milioni di libri e mille utenti al giorno. Il direttore, dottor Osvaldo Avallone, non è soddisfatto dell'istituzione del "bibliopride" e non sa chi l'abbia indetto. Le biblioteche italiane hanno subìto un calo delle risorse, con oltre diecimila biblioteche, ma di dimensioni e tipologie diverse. Le biblioteche statali hanno subìto un calo del 70% delle risorse, con un afflusso di cinquantamila nuove opere ogni anno.
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