Denuncia dei sindacati dell'ente per l'Agricoltura della Regione Lazio: cento reperti chiusi in una stanza. Vengono dagli scavi dell'Ente Maremma e valgono milioni ROMA - «Ci mancavano gli etruschi e tutti questi camion che stanno traslocando qui da noi all'Arsial». Un nuovo fronte agita la vita dell'Agenzia per lo sviluppo dell'Agricoltura nell'omonimo assessorato della Regione Lazio, già coinvolta nella nuova inchiesta giudiziaria su corruzione e turbativa d'asta (in relatizione al Vinitaly 2011) che ha portato alle dimissioni dell'assessore Angela Birindelli. Da un paio di giorni dentro la sede dell'Arsial si registrano mobilitazioni di dipendenti che chiedono conto alla direzione dell'agenzia di una misteriosa convenzione con un istituto privato - l'Istituto Superiore per le Tecniche di Conservazione dei Beni Culturali dell'ambiente «A.De Stefano» (Isad) - ingaggiato per il restauro del «patrimonio etrusco» dell'ente: un centinaio di importanti reperti provenienti da Vulci e dall'intera Maremma. Preziosi vasi etruschi in deposito all'Arsial ISTITUTO SICILIANO - Si tratta di ritrovamenti archologici che l'Arsial ha ereditato dagli scavi dell'Ente Maremma e che attualmente sono chiusi in una stanza apposita. E adesso la contestata convenzione sarebbe destinata addirittura a permettere all'istituto incaricato da Arsial - l'Isad, una onlus di origini siciliane - di individuare beni archeologici «ancora interrati», bypassando - si presume - gli archeologi delle sovrintendenze competenti. Per denunciare questa convenzione che si sta materializzando -sotto gli occhi dei dipendenti Arsial - col trasloco delle suppellettili dell'Isad dentro l'intero primo piano di una palazzina in via Colini 9, è stata inviata una lettera urgente al soprintendente archeologico per l'Etruria Meridionale Alfonsina Russo in cui si chiede un intervento. Scavi archeologici SINDACATI ALLARMATI - A firmare la lettera sono i responsabili Cgil e Usb dell'Arsial. «Ci rivolgiamo a Lei come rappresentanze sindacali dell'Agenzia di Sviluppo Agricolo del Lazio per renderle noto scrivono i sindacalisti dell'Arsial - che in questi giorni presso i nostri uffici si sta installando una onlus denominata I.s.a.d., che in convenzione con la nostra amministrazione procederà al restauro dei beni archeologici etruschi conservati presso una stanza della nostra sede centrale». Sono un centinaio i reperti in questione e «risultano essere in carico all'Arsial, l'Agenzia Regionale che a tutt'oggi gestisce il patrimonio risalente all'Ente Maremma», spiegano i sindacati. La locandina della mostra dell'Arsial alla Camera UN MUSEO IN CAMBIO DEGLI SCAVI - La legge in vigore negli anni '50 (ai tempi degli scavi necessari per le opere di riforma eseguite dall'Ente Maremma) stabiliva che a compenso degli oneri dovuti per le attività di scavo, parte dei reperti (circa l'80) divenissero di proprietà della ditta o Ente che si era adoperato per gli scavi. «Dal ritrovamento, avvenuto nei territori della maremma tosco-laziale, a tutt'oggi, le varie istituzioni che si sono avvicendate nel tempo (Ente Maremma, Ersal e per ultima Arsial) non hanno mai pensato di rendere fruibili al pubblico i reperti di cui all'oggetto», denunciano Cgil e Usb. Insomma, non è mai nato un museo dei reperti ritrovati nei terreni agricoli. Eppure già nel 2011 la stessa Arsial organizzò una bella mostra fotografica sugli scavi e la bonifica dell'Ente Maremma, «Sulle terre della riforma-Dall'Ente Maremma all'Arsial», tenutasi in maggio alla Camera dei Deputati. Uno degli scavi effettuati dall'Ente Maremma negli anni della bonifica RUBATI 20 PEZZI IN MOSTRA - «Alla fine degli anni '70 prosegue la lettera - successivamente alla costituzione dell'Ersal nella sala del Consiglio di Amministrazione furono posizionati in bella vista 20 di questi reperti, che furono tutti rubati nel 1981». La Guardia di Finanza ne ritrovò solo uno (sembra di grande valore) ancora in deposito presso la GdF e assicurato per un valore di due milioni di euro. Dunque, a far due conti, i reperti che in origine erano 120 ed ora 100 sono - ancora rinchiusi in una stanza presso la sede centrale di Arsial (la vecchia sede della Ente Maremma) - potrebbero valere decine di milioni di euro. Altri reperti nella stanza del tesoro dell'Arsial VISITE AL «TESORO PRIVATO» - «Solo il presidente di Arsial o al massimo il direttore generale possono visionarli», denunciano i sindacati. E a volte lo fanno «assieme a dei loro conoscenti, come fosse un loro tesoro privato». Non solo: quei reperti «non sono mai stati mostrati ai dipendenti né tantomeno al pubblico». L'elenco dei reperti e dei luoghi di scavo non sarebbe finora mai stato reso pubblico. DUBBI SUI RESTAURATORI - «Non è nelle nostre competenze esprimere giudizi sulle professionalità dell'istituzione beneficiaria della convenzione che la obbliga al restauro dei reperti archeologici in possesso di Arsial», premettono i sindacalisti Arsial. Ma poi attaccano: «Ci sembra però quantomeno anomalo che rilevanti beni archeologici pubblici vengano trattati come beni privati e negati ad un sistema di conservazione e restauro pubblici». Fin qui la lettera di denuncia. Il sito dell'Isad-Restauro CONVENZIONE TRIENNALE - La convenzione triennale firmata dal direttore generale vicario Carlo Gabrielli col rappresentante dell'Isad, l'istituto «A. De Stefano», professor Giuseppe Claudio Infranca risale al 10 luglio scorso. Oltre alle attività di restauro dei manufatti etruschi prevede «la ricognizione con sistemi di alta tecnologia non invasivi necessari alla mappatura dei beni archeologici ancora interrati nei siti da individuare e definire con necessari atti». Affidata alla gestione congiunta con l'Arsial, col responsabile Maurizio Targa, è come se presupponesse un'attività archeologica a tutto campo, elemento che ha sollevato immediatamente un polverone dentro l'istituto regionale. DA TRAPANI ALLA MAREMMA - A creare sconcerto è poi l'affidamento di questi compiti a una onlus proveniente dalla Sicilia (dove l'Isad è stata riconosciuta come ente dal Presidente della regione nel febbraio del 1992) e dislocata a Trapani. Dal sito dell'istituto si desume che l'Isad ha effettuato «missioni» nell'ambito della cooperazione in Giordania, Egitto, Sudan e Turchia, «usufruendo talvolta di contributi da parte del ministero agli Affari Esteri». Con l'Unesco l'Isad cura il Progetto pilota di ricerca archeologica e di restauro nella Necropoli di Nuri (Sudan). Il sito fornisce anche tre numeri di telefono che è però inutile comporre, perché nessuno risponde (sono lo 06.83606020, lo 06.5576079 e il cellulare 347.6008147). SEDE ROMANA TRASFERITA - L'Isad sembrerebbe introvabile. Chi è andato a bussare alla porta della sede dell'onlus a Roma, in Lungotevere Pietra Papa 61 - residenza anche del titolare dell'ente - non ha trovato nessuno. Nello scantinato che dovrebbe ospitare l'Isad non c'è più nessuno. E la porta appare assolutamente anonima. Il portiere dell'immobile spiega non senza imbarazzo che hanno traslocato da poco. Dove? Forse in via Colini 9, dove i dipendenti dell'Arsial stanno vedendo arrivare vari camion. «Troviamo tutto piuttosto strano dicono i sindacalisti all'Arsial -. In particolare ci chiediamo se sia ammissibile che una onlus si occupi del restauro di importante materiale archeologico, senza che venga interessata la sovrintendenza di Villa Giulia, che non ci risulta avvertita e che oggi abbiamo provveduto ad interessare a questa situazione perché adotti i provvedimenti che ritenga necessari». Paolo Brogi 4 ottobre 2012 11:46
Corriere della Sera
4 Ottobre 2012
BENI CULTURALI Spunta un tesoro etrusco dell'Arsial affidato a misterioso istituto archeologico
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