«Un governo che non dedica attenzione allo spettacolo, che non promuove e non sostiene la ricerca, i progetti, la tradizione e la sperimentazione riducendo gli investimenti, è pericolosamente miope»; è uno dei passaggi più severi dell'appello firmato da tutte le categorie dello spettacolo italiano e che ieri mattina Gabriele Lavia ha letto dal palcoscenico dell' Argentina. Sala gremita di molti nomi notissimi per la manifestazione che ha concluso la settimana di mobilitazione contro i tagli decisi dall'ultima Finanziaria al Fondo Unico dello Spettacolo, la voce di bilancio che regola le sovvenzioni erogate dallo Stato a musica, teatro, cinema, danza, circo. Una riduzione che negli ultimi vent' anni, stagione dopo stagione, ha di fatto dimezzato la somma disponibile e che per l'anno in corso prevede un'ulteriore drastica diminuzione, delineando «una situazione ormai insostenibile», «Non si capisce perché i tagli allo spettacolo debbano rientrare nel decreto taglia-spese. Questo tipo di spesa è in realtà un investimento», ha detto Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, l'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo che ormai da un anno ha aperto questa vertenza. La cifra complessiva erogata dallo Stato si aggira attorno ai cinquecento milioni di euro all'anno che, come è stato fatto notare, equivalgono a circa dieci chilometri di una nuova autostrada o di una linea ferroviaria ad alta velocità. La somma fornisce l'energia indispensabile per mettere in movimento un sistema dove lavorano duecentomila addetti e, sotto forma di tasse, imposte, lavoro indotto, flussi turistici di spettatori, ritorna alle casse pubbliche. Particolarmente preoccupato è il mondo musicale. Lo stesso ministro Urbani è sembrato prendere le distanze dalle decisioni del Governo e in una lettera aperta rivolta al Presidente del Consiglio ha ribadito l'importanza dell'esistenza nel nostro paese di un'offerta musicale diffusa e varia. Il ministro si è inoltre impegnato a verificare con i sindaci e i sovrintendenti delle fondazioni liriche l'esistenza di margini per superare l'attuale situazione di crisi. La lettera non ha avuto finora una pubblica risposta, mentre è piombata sull'assemblea la notizia che nei prossimi giorni entrerà in discussione al Parlamento un decreto legge che ipotizza la mobilità territoriale per i lavoratori della lirica e l'azzeramento dei contratti integrativi. Le altre numerose realtà della musica italiana temono, a loro volta, di venire sacrificate alla maggiore forza politica dei teatri d'opera e lamentano la difficoltà ad avviare un serio confronto sul futuro. Seduta in prima fila accanto all'ex ministro Giovanna Melandri, Carla Fracci fa notare la disattenzione per i corpi di ballo e l'assenza di una volontà di investire nella formazione dei giovani danzatori. Il compositore Azio Gorghi, impegnato alla Scala per il debutto de «Il dissoluto assolto», nuova opera su testo di José Saramago per la direzione di Riccardo Muti prevista il 10 marzo, racconta della tensione fra dipendenti, consiglio di amministrazione del teatro e sindaco Albertini. Dalle «Memorie di Adriano» di Marguerite Yourcenar, Giorgio Albertazzi legge il momento del congedo, quando l'imperatore ricorda come nella propria vita abbia sempre voluto difendere un'idea del «bello», oggi minacciata. L'attore invita anche i nostri Istituti di Cultura all'estero ad un maggiore impegno per mantenere il prestigio della lingua italiana. Prima che Gianluigi Gelmetti diriga la sinfonia dal «Barbiere di Siviglia» di Rossini - creato proprio in questa sala - con un'orchestra che nei suoi componenti idealmente rappresenta tutte le orchestre italiane, Gabriele Lavia ritorna sul palco e dice la battuta di Polonio dall'«Amleto»: «C'è del metodo in questa follia». Tutti capiscono e si preoccupano ancora di più. In serata il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ha ricevuto una delegazione di artisti che avevano partecipato alla manifestazione.
Tutto il teatro italiano protesta contro i tagli al Fondo Unico
Un gruppo di artisti e professionisti dello spettacolo italiano ha firmato un appello contro i tagli decisi dal governo alla Finanziaria, che prevedono una riduzione drastica delle sovvenzioni per la musica, il teatro, il cinema, la danza e il circo. L'Agis, associazione generale dello spettacolo, ha affermato che i tagli sono pericolosi e che lo spettacolo è un investimento per l'economia. Il ministro dell'arte, Urbani, ha espresso preoccupazione per il mondo musicale e ha promesso di verificare con i sindaci e i sovrintendenti delle fondazioni liriche l'esistenza di margini per superare la crisi.
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