La Regione Veneto sta lavorando a una legge di riforma sulle aree protette e sui parchi del Veneto. La Giunta ha reso nota una proposta che sarà discussa dal Consiglio. Il dibattito è quindi aperto, ma né la maggioranza, né l'opposizione affrontano la questione essenziale: a cosa servono parchi e aree protette? In effetti, in Regione non lo sanno, anzi non credono nemmeno che questa possa essere una domanda Chi si oppone alla riforma difende la legge vigente con la stessa cecità ripetendo posizioni di un quarto di secolo fa Non s'è accorto che la quota di cittadini preoccupata per il degrado del territorio costituisce oggi l'elettorato maggioritario di quasi tutti i partiti. La grande assente della proposta della Giunta è la cultura, senza la quale non c'è progresso. La proposta di legge è stata elaborata da soli burocrati che hanno ricevuto il mandato di limitarsi solo al micragnoso taglio delle spese. I burocrati sono esperti nell'applicare la legge, non nel pensarla. Fare le leggi spetterebbe ai politici i quali dovrebbero individuare obiettivi e strategie. Purtroppo, anche in questo caso hanno abdicato per mancanza di capacità. Prima di fare una riforma su un argomento così pervasivo come la tutela del territorio, amministratori sensibili avrebbero dovuto chiedere l'aiuto di esperti. Ma, senza una professionalità amministrativa e politica - di cui è priva anche l'opposizione - comandano i burocrati che fanno bene il loro mestiere se applicano la legge, non se la pensano. Ora, va fatta una chiara distinzione tra aree protette e parchi. Le prime hanno lo scopo di conservare la natura. Se la si mantiene quanto più possibile intatta, è possibile svolgere osservazioni scientifiche e conservare specie e ambienti che l'azione dell'uomo potrebbe distruggere per sempre. Sebbene l'obiettivo prioritario non sia economico, la ricerca e il piacere dei cittadini nel godere ambienti incontaminati possono avere effetti lucrativi anche immediati. Diverso è il caso dei parchi. Buona parte delle norme di tutela adottate nei parchi, oggi andrebbe estesa a tutto il territorio regionale. Questo processo è già avviato e incontra un ampio consenso, ma per altri versi va stimolato e accelerato per vincere le resistenze. I parchi antropizzati - Colli Euganei, Sile e Delta - così come sono, non esercitano più quella funzione di avanguardia che avevano al momento dell'istituzione. Una nuova legge di riforma dovrebbe fare in modo che in queste aree si garantisca un'ampia autonomia collegata alla ferma tutela del territorio allo scopo di promuovere progetti di sviluppo in produzioni ecologiche, turismo, tecnologie avanzate e cultura. Una tale politica otterrebbe il sostegno politico di gran parte dei cittadini residenti e non, anche se è facile prevedere l'opposizione di qualche corporazione e interesse costituito. L'ispirazione giuridica e intellettuale si trova nelle Enterprise Zones o nei parchi scientifici, studiati e applicati negli anni ottanta, soprattutto in Francia e Regno Unito. Oggi, la tutela del territorio e le politiche culturali favorirebbero la crescita di lavoro e ricchezza. La riforma dei parchi va inserita in questa prospettiva di sviluppo.
VENETO - Parchi, riforma senza cultura
La Regione Veneto sta lavorando a una legge di riforma sulle aree protette e sui parchi del Veneto. La Giunta ha reso nota una proposta che sarà discussa dal Consiglio. La legge propone di fare una distinzione tra aree protette e parchi, con l'obiettivo di conservare la natura nelle aree protette e promuovere lo sviluppo in aree parcheggiate. La proposta è stata elaborata da burocrati e non ha ricevuto il sostegno di esperti. La riforma dovrebbe fare in modo che le aree parcheggiate siano autonome e promuovano progetti di sviluppo ecologico, turismo e cultura.
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