Ai domiciliari don Sandro, il conservatore della biblioteca saccheggiata LO SCANDALO dei Girolamini si allarga anche ad altri antiquari ed imprenditori, tra Italia ed Europa. Il grande saccheggio che ha spogliato di oltre 4mila libri la seicentesca, monumentale biblioteca del centro antico di Napoli continua riservare sorprese. Ieri un nuovo blitz della Procura con quattro arresti racconta un altro pezzo di storia dell'aggressione al patrimonio culturale. In carcere finiscono il 39enne friulano Luca Cableri, antiquario esperto di volumi antichi; Maurizio Bifolco, un libraio romano di 65 anni, e Stephane Delsalle, francese, di 38 anni. È destinato agli arresti domiciliari don Sandro Marsano, religioso del cosiddetto Oratorio di San Filippo Neri, ex conservatore del complesso, già indagato da cinque mesi. A tutti è contestato il reato di peculato aggravato, in concorso con Marino Massimo De Caro, l'ex direttore della Biblioteca ed ex consigliere del ministero per i Beni culturali detenuto nel carcere di Poggioreale dallo scorso 23 maggio , inquisito per la spoliazione dei Girolamini insieme con altre sette persone. Contemporaneamente agli arresti, i carabinieri del Reparto Tutela patrimonio culturale, guidati dal colonnello Raffaele Mancino, hanno eseguito numerose perquisizioni: anche in casa di un antiquario di Verona e di un restauratore di Modena, anch'essi indagati. Un epilogo atteso. Comunque non l'ultimo, dopo le indiscrezioni sui numerosi interrogatori in cui l'ex direttore De Caro ha cominciato a collaborare con gli investigatori. Stando all'impianto accusatorio, ricostruito dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo con i pm Michele Fini ed Antonella Serio, De Caro avrebbe attivato la rete dei suoi contatti, tra librai antiquari, collezionisti e case d'asta, per incassare un immediato e vasto vantaggio dalla sottrazione dei volumi. Ma una volta acceso lo scandalo, le accuse piovono sui vari livelli dell'organizzazione. Un prospetto, quest'ultimo, su cui si aprirà un'altra fase dell'inchiesta: il Tribunale del Riesame infatti ha fatto cadere l'accusa di associazione per delinquere inizialmente accordata dal giudice per le indagini preliminari. In particolare, informa il comunicato firmato dal procuratore Melillo, l'ex conservatore don Marsano «nella sua qualità di conservatore della Biblioteca statale», avrebbe agito «con condotte abusive che assicuravano l'accesso incontrollato a persone estranee all'amministrazione preventivamente selezionate dall'allora direttore De Caro, al fine di procedere abusivamente alla selezione, movimentazione, asportazione dalle sedi catalogate e definitiva asportazione dei volumi e dei manoscritti custoditi ». Bifolco e Cableri erano «i garanti delle preventivamente concordate operazioni di ricezione, occultamento e collocazione sul mercato antiquario, nazionale e internazionale, della gran parte dei volumi e dei manoscritti sottratti». Nel dettaglio: per la pubblica accusa, Cableri è l'antiquario che materialmente, dopo il saccheggio, «cura il trasporto e la consegna» del bottino dei Girolamini «alla casa d'aste Zisska Schauer di Monaco di Baviera» presso la quale sono stati già bloccati alcuni lotti, mentre la Procura inviava una rogatoria internazionale alla magistratura tedesca. E Bifolco, continua ancora la nota, «ha prima assicurato e poi concretamente realizzato la commercializzazione clandestina degli oggetti frutto del reato, attraverso una rete di mediatori, rivenditori e collezionisti privati», con «successiva distribuzione di relativi proventi». Il procuratore Melillo sottolinea inoltre che il reato di peculato è aggravata dall'accusa «di aver cagionato all'amministrazione statale dei beni culturali (...) un danno patrimoniale non ancora quantificabile, ma fin d'ora da considerarsi d'ingente entità». Le indagini ovviamente continuano anche all'estero, ma la Procura tiene a rilevare che la Biblioteca, «patrimonio librario unico al mondo», è stata così irrimediabilmente smembrata e mutilata. (conchita sannino)