L'intervista Fuksas: "Sconfiggerò il traffico con la mia Lanterna magica" «IL primo passo per lavorare in una città come Napoli è considerare la sua storia e gli abitanti. Così ho fatto quando ho dovuto progettare la stazione del Duomo, ho respirato l'aria di Napoli per capire. Sarà una stazione da vivere che avrà l'antichità dentro». Massimiliano Fuksas parla della sua variante al progetto della stazione Duomo. Architetto, non ci sarà solo storia nella sua metropolitana? «I progetti che nascono nel cuore della città sono molto diversi da quelli pensati per luoghi che di storia ne hanno ben poca. Ho studiato le stratificazioni della città e l'ho vissuta per un po' di tempo. È questo il modo migliore per armonizzare un progetto con l'ambiente». È stata definita stazione archeologica. Perché? «L'archeologia ha cambiato il nostro progetto, abbiamo lavorato sull'urbanistica attuale e ci siamo trovati di fronte ad un incrocio furibondo (quello a piazza Nicola Amore, ndr). Lo abbiamo svuotato, pensando già alla pedonalizzazione, che è il futuro delle città. So che anche Napoli, nei prossimi anni, punterà a strade con meno automobili». Anche la Soprintendenza ha apprezzato il suo progetto. Il futuro dell'architettura è coniugare moderno e antico? «Non si può prescindere dalla storia e dall'archeologia in un città come Napoli. L'idea è quella di un basamento coperto da un cubo, schiacciato per non coprire la visuale. Si tratta di una calotta trasparente che mostrerà il tempio dorico, come in un museo aperto a tutti. La chiamo lanterna magica, perché accoglierà la luce di giorno e sarà illuminata con luce fioca, di notte». Quali materiali userà? «Acciaio corten, cioè arrugginito, già consumato dal tempo e poi vetro, pietra lavica, tutti i materiali del vostro territorio». Quali sono state le difficoltà più grandi che ha incontrato? «I cambiamenti sono stati legati alla consapevolezza dell'importanza del tempio dorico che, mano a mano stava venendo alla luce. Abbiamo articolato la stazione su due livelli proprio per dare visibilità al reperto. Ma non lo abbiamo messo sotto una teca. Sarà un luogo da vivere, non solo da rispettare ». Come immagina il corso Umberto pedonalizzato? «Senza automobili e con tanti alberi di agrumi. Abbiamo calcolato anche l'ampiezza dei marciapiedi per passeggiare». (tiz.co.)