Elena Coccia, Vice presidente del consiglio comunale di Napoli DA lungo tempo seguo con attenzione la vicenda del Castello Lauritano di Agerola, preoccupata, da agerolese e da amante dell'arte e della cultura tutta, per le sorti di un sito di grande rilevanza per l'intera area in cui Agerola insiste. Si tratta di un rudere dell'XI secolo, punto di avvistamento della Repubblica Amalfitana, che si affaccia a ridosso dei golfi di Napoli e di Salerno, in località San Lazzaro di Agerola. Un sito di enorme interesse artistico e ambientale, già dichiarato dal ministero per i Beni culturali e ambientali «meritevole di tutela dal punto di vista architettonico» e vincolato, nel 1991, dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e ambientali di Napoli. Esso costituisce, allo stato, ad Agerola, l'ultimo esempio di un'edilizia tradizionale di tipo nobiliare, unico anche per la sua armonizzazione con il particolarissimo ambiente circostante, ancora in molta parte intatto, prezioso miscuglio di flora montana e marina. Ecco perché già nel 1998 fui colta da sorpresa e delusione quando la Soprintendenza stessa inopinatamente concesse a privati l'autorizzazione per lavori di recupero e consolidamento del rudere, senza tener conto del parere negativo della commissione ambientale del Comune di Agerola. Insieme ad altri concittadini ci mobilitammo allora per annullare la concessione ed evitare lo snaturamento che sarebbe seguito a un eventuale, brutale cambiamento d'uso. Quel provvedimento ha, nel corso degli anni, dischiuso le porte a una serie di interventi e modificazioni indebite alla struttura dell'edificio, che ne hanno compromesso i valori storici e paesistici, in spregio a qualsiasi nozione di «recupero e consolidamento». Veri e propri «abusi», come da illustri pareri di esperti (vedi l'architetto Luigi Guerriero, docente di Teoria e Storia del Restauro) commessi contro la storia e contro la collettività. Quegli abusi hanno costruito i presupposti per l'edificazione di un albergo privato in luogo di un sito meritevole di tutela. Un luogo, inoltre, dall'alto valore affettivo per la popolazione agerolese, che da sempre l'ha considerato e ne ha fruito come un bene della collettività e che di conseguenza non può non percepire la cessione a privati nei termini di un esproprio. Per queste ragioni, l'articolo apparso il 2 ottobre, a firma di Carlo Franco, mi è suonato come una ricostruzione parziale e assai lacunosa della vicenda. Una ricostruzione che sposando la tesi di Antonio e Mario Mascolo, attuali proprietari dell'immobile, non tiene conto della finalità squisitamente speculativa che sta alla base del progetto di gestione dell'edificio, che nulla ha a che fare con la salvaguardia di un bene di interesse comune. Senza esitazione alcuna, la sottoscritta si schiera perciò dalla parte del sindaco Luca Mascolo, a difesa di un bene che appartiene all'intera collettività. L'ARTICOLO non sposa tesi, si limita a (ri) proporre il caso davvero clamoroso, ma non unico purtroppo, di un'opera che da dieci anni e più attende di essere completata. Per svolgere il suo ruolo turistico. A vantaggio dei cittadini di Agerola ma anche dei turisti italiani e stranieri. Oggi il luogo è poco frequentato proprio per questo ed è insicuro. C'è bisogno, quindi, che si faccia chiarezza. Una volta per tutte. Come, del resto, gli autorevoli pareri delle istituzioni centrali e regionali, in primis quello della presidenza della Repubblica, hanno sollecitato.(c. f.)
NAPOLI - la vicenda del Castello Lauritano di Agerola
Elena Coccia, Vicepresidente del Consiglio Comunale di Napoli, esprime preoccupazione per il Castello Lauritano di Agerola, un rudere dell'XI secolo e sito di grande interesse artistico e ambientale. Il sito è stato dichiarato vincolato nel 1991, ma nel 1998 è stato concesso a privati l'autorizzazione per lavori di recupero e consolidamento senza il parere della commissione ambientale del Comune di Agerola. Questo ha portato a interventi e modificazioni indebite alla struttura dell'edificio, compromettendo i valori storici e paesistici. Coccia si schiera con il sindaco Luca Mascolo per difendere il bene comune e chiede che si faccia chiarezza sul futuro del sito.
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