Cinque anni di lavori e 21 milioni di investimento sono costati il restauro della Basilica Palladiana che il 6 ottobre riapre i suoi battenti a Vicenza, ospitando nell'occasione anche una grande mostra. Un lavoro complesso che restituisce alla città e a un uso pubblico l'edificio avviato a metà del Quattrocento su una preesistenza medievale, proseguito sul finire di quel secolo e poi, dopo un gravissimo crollo e una discussione durata circa cinquant'anni vi parteciparono Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio, Michele Sanmicheli e Giulio Romano ricostruito in parte e completato a partire dal 1549 da Andrea Palladio. Che con il progetto della Basilica si consacrò definitivamente sulla scena dell'architettura di quel tempo. Il cantiere di restauro (sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona; il gruppo Gemmo si è invece occupato dell'illuminazione esterna) è stato diretto da Eugenio Vassallo, professore all'Iuav (l'Istituto universitario architettura di Venezia), sulla base del progetto che nel 2007 ha vinto un concorso internazionale bandito dal Comune di Vicenza. Il gruppo di progettisti era guidato da Paolo Marconi. Cinque anni, dice Vassallo, sono stati il tempo necessario per un lavoro che ha conosciuto diversi imprevisti, come il ritrovamento di importanti reperti archeologici che, sotto uno strato altomedievale, risalivano all'età romana. Il restauro della Basilica era considerato indispensabile. Lavori sull'edificio furono compiuti alla fine degli anni Trenta del Novecento, ma soprattutto nella seconda metà degli anni Quaranta, per ricostruire la copertura a carena di nave che i bombardamenti e un incendio avevano distrutto durante la guerra. Come accadeva spesso in quegli anni, si fece abbondante uso di cemento armato per i grandi arconi che sostenevano la volta. E gli arconi, con il passare degli anni, si erano gravemente deteriorati. A metà degli anni Ottanta fu dato un incarico a Renzo Piano. L'architetto genovese lavorò per cinque anni. Studi, indagini, disegni. Il corpo della Basilica sarebbe rimasto integro, salvo una serie di adeguamenti tecnologici (impianti di riscaldamento, di illuminazione...). Interventi, invece, erano previsti negli edifici circostanti. Quando il progetto prese forma, si scatenò una dura polemica. Intervenne Italia Nostra, che accusò Piano di voler trasformare la Basilica in un Beaubourg italiano. Ma anche il mondo degli architetti e degli storici dell'arte si divise. Durissimo con Piano fu Manfredo Tafuri. Mentre a difesa del progettista si schiero André Chastel, che allora guidava il comitato scientifico del Cisa, il centro studi dedicato a Palladio.