Roma - Contrordine: scambiarsi file musicali sulla rete resterà un reato penale. Se passerà l'emendamento presentato dalla maggioranza si andrà incontro, per le prime infrazioni, a un'ammenda pecuniaria; ma se la violazione dovesse essere ripetuta, inevitabilmente, si apriranno le porte del carcere per i recidivi. Il decreto Urbani, approvato nel maggio scorso, sarà modificato ma solo parzialmente. Non saranno, infatti, accolti quei suggerimenti che intendevano fare una netta distinzione tra il "file sharing" (lo scambio di file non a fini commerciali, attraverso internet) e la pirateria vera e propria. Le opposizioni preparano una battaglia durissima in Parlamento accusando di "lobbying" le major discografiche italiane: «Si rischia - dicono - di avere la legislazione più punitiva di tutta Europa». Per capire cosa sta accadendo occorre fare un piccolo passo indietro. Quando il ministro dei Beni Culturali, Urbani, chiese l'approvazione del suo decreto, che definiva "reato penale" scaricare dalla rete un brano musicale, accettò il suggerimento delle opposizioni e della sua stessa maggioranza di modificare successivamente le norme sul "file sharing". Si arrivò a una sorta di "intesa tra gentiluomini" per cambiare l'impianto del decreto, e rendere meno pesante la sanzione per chi scambia musica e immagini per scopi privati. Ma da allora tutto è rimasto fermo. Fino a metà della settimana scorsa. Quando, a sorpresa, il presidente della commissione Istruzione del Senato, Franco Asciutti, di Forza Italia, ha presentato un emendamento secondo cui «Chiunque diffonde, anche per via telematica, opere protette dal diritto d'autore è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria di 150 euro»; e, poco dopo, «Il pagamento estingue il reato». In pratica, scambiarsi file attraverso la rete resta egualmente un reato penale, anche se si stabilisce che esso non verrà punito, almeno la prima volta, con la reclusione, ma con una semplice ammenda, e il pagamento della multa evita che tale sanzione venga richiamata sulla fedina penale. L'emendamento, però, non chiarisce cosa accada in caso di infrazioni successive. Essendo reato penale, in caso di recidiva si aprirebbero le porte del carcere: da 6 mesi a quattro anni, secondo il decreto. «Siamo in presenza di un vero e proprio gioco delle tre carte da parte del governo - è sbottato, a questo punto, il senatore "verde" Fiorello Coitiana, presidente dell'Intergruppo bicamerale per l'Innovazione tecnologica - non si rispettano gli accordi presi e, anzi, si torna al punto di partenza. Oltretutto ci si muove in palese contrasto con le norme della Comunità europea che hanno stabilito una netta distinzione fra lo scambio dei file "non a fini di lucro" e la pirateria vera e propria». La Guardia di Finanza ha già spiegato che è praticamente impossibile perseguire penalmente chi si scambia file attraverso la rete. Le Fiamme gialle dovrebbero distaccare un agente presso ogni "internet provider", oppure trasformare i gestori in altrettanti finanzieri. I verdi annunciano una raffica di emendamenti. Per il centrosinistra una soluzione sarebbe introdurre un sovrapprezzo sui cd vergini da registrare, destinato a finire in un fondo per gli autori. Oppure sviluppare forme diverse di "business", per esempio seguendo l'esempio già introdotto da Apple che, per i suoi riproduttori musicali I-Pod, prevede il pagamento di tariffe bassissime per ogni canzone scaricata. Il timore è, però, che siano le grandi aziende discografiche a opporsi nuovamente: solo il 30 del prezzo di un cd (che oscilla tra i 18 e i 23 euro) va, infatti, agli autori; il resto finisce nelle casse dei discografici.