Al Colosseo e al Foro romano dal 10 ottobre la mostra sulla storia di un'espansione politica. A cura di Andrea Giardina «Roma Caput Mundi»: nota e rispettata nell'orbe terracqueo perché capace di «integrare i vinti» ed «elargire diritti di cittadinanza», con un modello culturale senza precedenti e forse nemmeno epigoni. Centro di un Impero Roma lo divenne con le guerre, le campagne di conquista, il sangue versato, la sottomissione di popoli in schiavitù restando tuttavia «una città ospitale, uno spazio aperto ai talenti senza distinzioni di culture o di razze. Una patria per molti». Così parla Andrea Giardina, tra i maggiori studiosi di Roma antica e oggi curatore della mostra che (dal 10 ottobre) si dipana fra Colosseo, Curia Iulia e Tempio di Romolo al Foro romano, sotto l'egida della Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma. Un'impresa non da poco che vuole raccontare un'idea di Roma, attraverso due aspetti «in armonica contraddizione», quello del dominio e dell'integrazione visti dalle origini di Roma fino alla conquista dell'Italia e delle province, passando per gli influssi culturali e religiosi, tra schiavitù e melting pot, includendo un confronto tra visioni antiche e moderne. Un percorso che si definisce attraverso sculture, rilievi, mosaici, affreschi, bronzi e monete suddivisi nelle tre sedi della mostra e con tre focus. A cominciare dal "Manifesto dell'integrazione romana. L'oratio claudiana" (Curia), proseguendo con "I due volti di Roma. L'Italia dei romani. La romanizzazione. Roma città greca. Il mondo a Roma. Da cose e cittadini" (Colosseo) per finire con "La razza romana. Invenzioni di Roma e della romanità tra politica e cinema" (Tempio del Divo Romolo). A questo ultimo aspetto più divulgativo viene dedicata una intera sezione: i Romani sono quasi sempre rappresentati come una popolazione razzista e violenta, ossessionati dalla corsa al dominio, alla sopraffazione. Ma, come si è detto, questo aspetto ne implicava un altro, culturalmente opposto: oltre alla potenza bellica, c'era una cultura capace di accogliere chiunque. Lungo l'esposizione (con Giardina la cura l'archeologo Fabrizio Pesando dell'Università di Napoli), i visitatori troveranno gli interventi dello scrittore Edoardo Albinati , dei "flash" narrativi a commento e integrazione dei temi trattati; in uscita sulla mostra anche un volume di saggi edito da Electa.