Per Sibilla della Gherardesca presidente regionale del Fai la Toscana può sfruttare di più i suoi tesori. Ma con rispetto Nel suo DNA c'è la Toscana: padre fiorentino di origini pisane, madre aretina, lei fiorentina, il Conte Ugolino tra gli avi e nel cuore Castagneto Carducci dove la sua famiglia possiede da trentasette generazioni il castello. Non è un caso che il Fai (Fondo Ambiente Italiano) abbia scelto proprio Sibilla della Gherardesca come presidente regionale per la Toscana. E lei - regina del bon ton, da tempo brillante capo delle pubbliche relazioni di Pitti Immagine, apprezzatissima a livello internazionale - ha subito accettato perché, racconta, "sono molto fiera e felice di appartenere a questa meravigliosa terra che tutti ci invidiano e ringrazio Dio ogni giorno di avermi fatto nascere qua e soprattutto a Firenze". A maggio é diventata presidente regionale del Fai. Con che spirito ha accettato questa nuova sfida? «Con molta umiltà perché devo ancora imparare tanto del Fai ma anche con grande gioia e voglia di fare. Sono sempre stata molto attaccata all'Italia e in particolar modo alla Toscana, dove sono nata e vissuta: per me é importantissimo dare un contributo per mantenere e conservare i beni architettonici e paesaggistici del nostro paese. É un impegno che ho sempre sentito come prioritario: bisognerebbe inculcare nella mente di tutti il rispetto per i luoghi e per la cultura». Lei è meolto attiva in Toscana, e non solo con il Fai... «Mi divido tra le mie occupazioni a capo delle pubbliche relazioni di Pitti Immagine, la partecipazione in varie associazioni di volontariato, e ora la presidenza Fai. Senza contare che ho dei nipoti. In realtà per me seguire numerose attività non è un problema: volo sul mio motorino, prendo tanti treni e corro molto. Trovo che essere molto impegnati è un buon modo per sentirsi vivi, concentrarsi un po' meno su se stessi ed evitare di pensare alle cose tristi». Cosa vorrebbe fare per la Toscana? «Il mio obiettivo è sensibilizzare sempre più i toscani (e non solo) alla tutela del paesaggio. Un paesaggio rovinato non si può restaurare e quindi dobbiamo fare di tutto per conservarlo. In questo senso credo che il dialogo con chi ci governa e soprattutto con i sindaci sia fondamentale: bisogna far passare il messaggio che non si può costruire ovunque e, se proprio si deve costruire, bisogna farlo bene, con gusto, in armonia con il paesaggio circostante. Per esempio a Castagneto Carducci è scomparso un uliveto e al suo posto è stato costruito un palazzone di cinque piani assolutamente non in linea con il paese storico e incontaminato. Mi chiedo: che bisogno c'era? Un altro punto su cui ho le idee chiare é quello di puntare sui giovani toscani con lo sviluppo nelle varie città del Fai Giovani Toscana, già attivo in alcuni luoghi. Credo che il Fai abbia bisogno di persone esperte ma anche d'idee nuove e fresche. I ragazzi, pieni d'energia e voglia di fare, saranno spesso i miei interlocutori». C'è un luogo della Toscana che le sta particolarmente a cuore? «Amo profondamente la Toscana, tanto che nel 2004 ho pubblicato un libro, La mia Toscana: una storia d'amore per la mia terra, una specie di guida per un turista già esperto, in cui sono racchiusi ricordi e aneddoti anche personali. Però Castagneto Carducci, insieme alla Maremma pisana, é senza dubbio uno dei luoghi che amo di più, dove conservo i ricordi più belli». Può confidarcene uno in particolare? «Uno dei ricordi più belli é di quando ero bambina, la prima di sette maschi tra fratelli e cugini: praticamente la capobanda. Giocavamo e pescavamo sulla spiaggia deserta di Castagneto Carducci ed eravamo veramente liberi come fringuelli». Secondo lei i beni culturali e paesaggistici di cui la Toscana é ricca possono essere una ricetta anticrisi, uno strumento per far girare l'economia? «Indubbiamente la cultura gestita bene, premia. Qualche giorno fa ho parlato con Alessandro Cecchi, direttore del giardino dei Boboli e della Galleria Palatina di Firenze, e mi ha spiegato che nonostante la crisi quest'anno le visite sono in forte aumento non solo tra un pubblico di stranieri ma anche tra gli italiani. Credo che anche questo dato possa essere significativo per far capire come i beni culturali siano un tesoro da sfruttare. Ma bisogna preservarli, rispettarli, non trascurarli e far in modo che siano bene amministrati». Lei ha scritto un libro sul bon ton, Non si dice piacere. Esiste un galateo anche per il mondo dei beni culturali? «Certo; ad esempio al museo non si parla a voce alta, si spegne la suoneria del cellulare e non si sta davanti a un quadro per lungo tempo con le braccia conserte, impedendo al resto del pubblico di ammirare l'opera. Poi, in generale, nel campo dei beni culturali bon ton fa rima con bon sens. Violentare un paesaggio con scempi architettonici, rovinare un centro storico con facciate di case dai colori impossibili, far sparire ettari di terreni agricoli e di boschi per far posto al cemento: anche questo è mancanza di eleganza e di bon ton».
TOSCANA - Il mio appello ai sindaci. Un paesaggio rovinato non si può restaurare
Sibilla della Gherardesca, presidente regionale del Fai in Toscana, è una donna di origine toscana, nata a Firenze e cresciuta a Castagneto Carducci. Ha accettato la carica di presidente del Fai con umiltà e gioia, sentendo un forte legame con la Toscana e il suo patrimonio culturale. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare i toscani e gli italiani in generale alla tutela del paesaggio e dei beni culturali, e di promuovere il dialogo con chi ci governa e con i sindaci. Sibilla crede che il Fai abbia bisogno di persone esperte ma anche di idee nuove e fresche, e che i giovani toscani possano essere un importante strumento per il cambiamento.
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