DIECI anni per (non) decidere se un privato ha le carte in regola per completare il restauro di un castello di sua proprietà che domina il Golfo di Salerno al limite di un bosco e di un convento, nel quale, secondo la leggenda, ha dormito anche San Francesco. Succede ad Agerola, frazione San Lazzaro, aria sopraffina e una distesa sempreverde che si tuffa nel mare di Amalfi. L'opera finita darebbe slancio e visibilità al turismo che altrimenti continuerà a languire. Al centro della contesa la disponibilità, piena o parziale, del piazzale del castello dal quale si accede al belvedere che si affaccia su tutta la costiera, offrendo agli occhi e allo spirito una sensazione di piacere che è difficile ritrovare da qualche altra parte. I proprietari i fratelli Antonio e Mario Mascolo, professore il primo ginecologo il secondo sono disposti a lasciare al Comune solo una fetta del piazzale, circa tre metri, «più che sufficienti», dicono loro, «perché i turisti si affaccino», ma il Comune lo pretende tutto per sé. Prendere o lasciare. «Il paesaggio è di tutti», tuona il sindaco Luca Mascolo, solo lontanissimo parente dei due fratelli. I quali difendono l'acquisto fatto, le risorse investite e replicano: «Se ci togliete il piazzale, i nostri ospiti come accederanno al piano superiore che diventerà un resort?». Non è il caso di sorprendersi, l'eterna commedia all'italiana è ricca di episodi che altrove verrebbero risolti con una stretta di mano, ma a queste latitudini si trascinano per decenni. A rendere più controversa la vicenda vanno registrati gli interventi delle massime autorità dello Stato e delle vestali del paesaggio che a più riprese si sono espresse a favore dei proprietari, ma il sindaco non ha alcuna voglia di fare un passo indietro. In attesa che la situazione si sblocchi entriamo, scortati da Antonio Mascolo, nel castello, una maestosa roccaforte fatta edificare dalla Repubblica di Amalfi nell'XI secolo utilizzando pietrame calcareo e malta bastarda (quella con la quale si tirano su i muri di sostegno dei terrazzamenti montani). Come torre di avvistamento dei pirati saraceni che scorrazzavano nel Mediterraneo ha funzionato egregiamente, ma nella seconda vita il destino del maniero è profondamente cambiato. Lasciarlo com'è oggi sarebbe un errore, anche perché il filo spinato, le erbacce e, principalmente, la mancanza di vigilanza impediscono di affacciarsi con tranquillità dallo splendido balcone dal quale si ammira un panorama mozzafiato: volgendo gli occhi in basso si resta accecati dall'incanto di Amalfi e dal favoloso resort di Conca dei Marini; facendo circolare lo sguardo, si scopre il belvedere di Villa Cimbrone a Ravello e si arriva a scorgere Paestum. Completare il restauro, quindi, dovrebbe essere una priorità per Agerola, costretta a fare i conti con una crisi che ha aggredito i punti nevralgici della sua economia. Dove sta la ragione, dove il torto? Difficile avventurarsi in una simile disputa. La Presidenza della Repubblica, cinque anni fa, interpellata dai proprietari, ha riconosciuto e biasimato «le difficoltà e gli ostacoli frapposti dal Comune al restauro». Tre anni dopo, nel settembre 2010, gli esperti di tutte le sezioni del ministero dei Beni culturali, riuniti in sessione comune, si attestarono sulla stessa linea e la Regione Campania, infine, impose addirittura i quindici giorni al Comune. Sembrava fatta, ma, quando la pratica è ritornata sul tavolo del geometra per l'ultimo visto, è stata rimandata al mittente bocciata: nonostante fosse stata approvata dall'ufficio della porta a fianco.