Padiglione Italia, crescono le quotazioni del professore della Cattolica Ameno di otto mesi dall'apertura della Biennale d'arte di Venezia, il Padiglione Italia non ha ancora un curatore. Ma dovrebbe essere questione di poche ore. Il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi renderà pubblica la nomina entro una settimana. E, tra i candidati non ufficiali, crescono le quotazioni dell'outsider Francesco Tedeschi. Il professore associato di Storia dell'arte contemporanea all'Università Cattolica di Milano e curatore delle collezioni del Novecento di Banca Intesa, potrebbe imporsi sulla rosa di nomi circolata nelle ultime settimane. Superando quindi Beatrice Merz, direttore uscente del Castello di Rivoli, Francesco Manacorda della Tate Liverpool, Chiara Parisi della Monnaie di Parigi, Letizia Ragaglia del Museion di Bolzano, Gianfranco Maraguerra. niello del Mambo di Bologna, Bartolomeo Pietromarchi del Macro di Roma, e Vincenzo Trione, professore allo Iulm. «Non ho alcuna ragione per pensarlo ma, se dovesse capitare, mi metterei a disposizione, anche se non con poca preoccupazione », dice Tedeschi. Gli elementi che giocano a favore della sua nomina non mancano. Soprattutto se valutati con l'ottica dell'attuale ministero. Il professore è stato appena inserito da Ornaghi come rappresentante del Mibac nel consiglio di amministrazione del museo Maga di Gallarate, che si riunirà venerdì prossimo. Figura tra i curatori della prima mostra visitata dal ministro subito dopo il suo insediamento al Collegio Romano: La Bellezza nella Parola Il Nuovo Evangeliario Ambrosiano e capolavori antichi, organizzata lo scorso novembre dalla Diocesi di Milano. E ha avuto già a che fare con Ornaghi rettore, sottoponendogli i progetti culturali in Cattolica. È, insomma, persona di fiducia. «Con lui c'è un rapporto di conoscenza, ma non è così stretto», precisa Tedeschi. Ma, se ne diventasse davvero il curatore, che Padiglione Italia allestirebbe? «Individuerei dei profili tematici. Lavorerei sul rapporto tra ricerca e innovazione, focalizzando l'attenzione sull'avanguardia, non sulla retroguardia ». Le avanguardie storiche del Novecento figurano tra i principali oggetti di studio del professore insieme alla scultura italiana della seconda metà dell'Ottocento e all'arte del dopoNel suo curriculum non c'è Maurizio Cattelan, che è l'artista con cui Massimiliano Gioni, direttore della prossima Biennale, ha lavorato molto. «Cattelan, a suo modo, ha una genialità che in pochi possono vantare», precisa Tedeschi, che ha da poco pubblicato Il mondo ridisegnato. Arte e geografia nella contemporaneità (Vita e pensiero). Intanto, dopo il ciclone Sgarbi che investì l'ultima Biennale, il mondo dell'arte contemporanea italiana guarda a questa nomina con attenzione superiore rispetto al passato. In silenzio, ma fino a un certo punto. L'Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani, che sabato scorso ha promosso un'assemblea di sei ore nella piazza del Maxxi, propone di istituire una commissione per valutare in futuro la scelta del curatore del Padiglione Italia. E la stessa Amaci, presieduta da Beatrice Merz, attende oggi alle 12 il ministro Ornaghi, invitato alla presentazione romana dell'ottava Giornata del contemporaneo. Da aprile l'associazione chiede un incontro con il Mibac.