II dibattito che si è aperto sui beni culturali, in questo tempo di ristrettezze, è a mio avviso affrontato con un approccio ideologico sbagliato. L'alternativa tra «pubblico» e «privato» per i beni culturali non è infatti all'ordine del giorno: non ci sono in Italia leggi che prevedono detrazioni per investimenti sul settore, né si intravvedono privati disposti ad impegnarsi con denaro in cambio di immagine. Esistono, invece, disponibilità delle amministrazioni territoriali, di fondazioni di origine bancaria e di qualche altro soggetto non profit a collaborare, ma in cambio richiedono la partecipazione alla conduzione. Questo potrebbe generare rischi relativi alle possibili ingerenze politiche e aumento dei costi per la collegialità della gestione del bene. Le contromisure sono però possibili. La Venaria Reale è gestita da un Consorzio costituito da Mibac, Regione Piemonte, Città di Venaria, Compagnia di San Paolo, Fondazione 1563. I componenti del Cda sono personalità di grande autorevolezza che non percepiscono emolumenti e lo Statuto salvaguarda l'autonomia culturale e gestionale della Direzione. Il Consorzio, che dà lavoro a 60 dipendenti (350 con quelli delle società che gestiscono servizi in outsourcing), ha un bilancio annuale di circa 14 milioni di euro: di questi, 3 milioni sono stanziati dalla Regione, altri 3 dalla Compagnia e Fondazione, 50 mila dalla Città di Venaria, e nulla (purtroppo) finora dal ministero, nonostante gli accordi iniziali. Gli altri 7-8 milioni annui sono ricavati dalle attività del Consorzio che derivano da: biglietti, servizi al visitatore, gestione diretta dei ristoro e bookshop, sponsor, concessione degli spazi ed altre attività di marketing. Del nostro bilancio, oltre 2 milioni e mezzo sono destinati alla conservazione, restauri e sicurezza; 500 mila sono per le attività del Centro Studi; pressoché 1 milione è assegnato alla comunicazione e promozione; oltre 1 milione e mezzo è investito per la produzione delle mostre e per le scuole (siamo a oltre 4 milioni di visitatori in 5 anni, attestandoci tra i primi siti più visti d'Italia). Le risorse rimanenti sono per personale, utenze ecc. Non ho la presunzione di ritenere Venaria un modello generalizzabile o da imitare, ma lamenti e invettive per la drammatica mancanza di fondi e personale, pur comprensibili e di grande dignità, non fanno fare passi avanti. Lancio la proposta di un convegno da tenersi alla Reggia su questi temi, verificando la possibilità di stimolare l'avvio di un processo che porti a una riforma della conservazione e valorizzazione dei beni culturali nel nostro Paese. Direttore Reggia di Venaria (To)
TORINO - Interventi Repliche. Beni culturali: l'esempio di Venaria
Il testo discute il dibattito sui beni culturali in Italia, sottolineando l'assenza di leggi che prevedano detrazioni per investimenti nel settore. L'autore lamenta la mancanza di fondi e personale per la gestione dei beni culturali, come la Reggia di Venaria Reale, che è gestita da un Consorzio con personale e risorse limitate. L'autore propone un convegno per discutere della situazione e stimolare una riforma della conservazione e valorizzazione dei beni culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
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