Notificato dall'Avvocatura della Regione ai ministeri competenti e alla multinazionale Sei «Interventi solo su fonti rinnovabili, Dpcm affetto da carenze istruttorie» MONTEBELLO JONICO. Dalle parole ai fatti. A due settimane esatte di distanza dall'annuncio dell'intenzione di ricorrere contro il Dpcm del 15 giugno 2012, che aveva sancito la compatibilità ambientale della centrale e contestualmente concesso l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto, la Regione ha notificato il ricorso al presidente del consiglio dei ministri, al ministero dello Sviluppo economico, al ministero dei Beni culturali e alla Sei, la multinazionale svizzera che ha proposto il progetto. A darne notizia, nel tardo pomeriggio di ieri, una nota dell'ufficio stampa della Giunta regionale. Il ricorso, predisposto dai legali dell'avvocatura regionale Paolo Arillotta e Benito Spanti, è finalizzato all'annullamento del Dpcm che ha recepito il favorevole parere espresso dalla commissione per la verifica di impatto ambientale del ministero dell'Ambiente. È stato notificato anche agli altri enti locali direttamente interessati alla realizzazione della centrale: Provincia e Comuni di Reggio Calabria, Montebello, Melito Porto Salvo, Condofuri, Bagaladi, Motta San Giovanni e San Lorenzo. «Il ricorso - si legge nella nota - ribadisce la contrarietà degli enti locali interessati sulla scorta degli atti di programmazione adottati dagli organi regionali ben prima della proposta avanzata dalla Sei, primo fra tutti il Pear (Piano energetico ambientale regionale) del 2005. Le linee di aggiornamento del suddetto Piano, approvate dalla Giunta nel 2009, individuavano nell'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili la strategia di fondo in materia, tenuto anche conto che la Calabria in atto produce più energia di quanto ne consuma, ma anche dei vincoli comunitari che impongono la riduzione delle emissioni di Co2 nella misura del 20 rispetto al livello del 1990. La stessa impostazione strategica è stata posta a base, tra l'altro, dell'Apq sull'Energia, stipulato il 22 dicembre 2008 dal Governo con la Regione, nel quale si afferma che gli interventi da realizzare dovevano riguardare le fonti rinnovabili quali solare termico, solare fotovoltaico, idrico ed eolico». La nota spiega nel dettaglio le motivazioni tecniche del ricorso: «I provvedimenti governativi impugnati - si legge ancora - si muovono in direzione contraria alle autonome scelte programmatiche effettuate dalla Regione nell'esercizio di funzioni che l'ordinamento costituzionale attribuisce alla sua competenza. Anche per questo la Regione sostiene una violazione dei principi di leale collaborazione, di sussidiarietà, delle sue sfere di competenza in materia di programmazione dello sviluppo economico, della tutela della salute, dei beni culturali e paesaggistici, che trovano positivo riconoscimento negli articoli 117 e 118 della Costituzione. Le norme di settore, relative agli impianti superiori ai 300 megawatt, prescrivono che le autorizzazioni alla realizzazioni di tali impianti debbano essere adottate d'intesa con la regione o le regioni interessate. Intesa che, nel caso di specie, è del tutto mancata avendo la Regione espresso il proprio motivato dissenso sin dalla prima seduta della conferenza dei servizi. Dissenso più volte ribadito in atti successivi». Per l'avvocatura regionale sono evidenti i profili di incostituzionalità che i provvedimenti governativi concretizzano: «Il ricorso - spiega la nota - richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 6 del 13 gennaio 2004, che ha riconosciuto la necessità di una intesa in senso forte tra Stato e Regioni interessate alla realizzazione di un impianto di tale potenza. Senza dimenticare le molteplici carenze istruttorie cui è incorsa la Commissione Via, che ha omesso di valutare con la dovuta attenzione le ricadute su una zona di particolare pregio ambientale, ma anche interessata dalla presenza di siti archeologici, sia per quanto riguarda la costruzione della centrale ma anche per la realizzazione dell'elettrodotto necessario ad immettere in rete l'energia elettrica prodotta. Lo stesso ministero dei Beni Culturali - conclude la nota - ha espresso motivato parere negativo per la realizzazione della centrale».