Il complesso residenziale che in epoca romana sorse sul Capo di Sorrento, comprendeva una domus e la villa marittima, attribuite al I secolo d.C. Oggi, la domus è quasi interamente scomparsa, tranne alcuni tratti dei muri di terrazzamento in opera reticolata, mentre della villa restano ruderi sufficienti per poterla idealmente ricostruire. I due nuclei erano collegati da rampe e scale, mentre i dislivelli del promontorio erano superati con terrazze artificiali. La domus sorgeva sulla sommità del promontorio e si estendeva verso occidente dove ancora si possono ammirare le grandi cisterne d'acqua che ne alimentavano i servizi. La villa si sviluppava imponente sull'estrema punta del Capo fino a farla apparire come un'isola nei confronti del retrostante territorio dal quale era separata dal bacino naturale che, in seguito, assumerà il nome di Bagno della Regina Giovanna. L'attuale discesa dalla provinciale di Massa Lubrense ricalca in parte l'antica via d'accesso. Un ponticello congiungeva il promontorio al capo e sormontava l'entrata al bacino interno. L'architettura delle strutture sembra rispettare il progetto complessivo di sfruttare al massimo le bellezze paesaggistiche. Vari espedienti lo testimoniano: muri divergenti, ampie finestre, il belvedere all'interno della struttura absidata sovrastante l'accesso che pare concepito proprio per consentire una passeggiata panoramica attorno al porticciolo. L'elemento paesaggistico più suggestivo è il bacino interno scavalcato nel suo punto più ristretto da un arco in opere laterizie che collegava le due strutture abitative. Questa spettacolare conca naturale, abbellita dall'opera dell'uomo, offre da secoli spunti alle piccanti leggende fiorite intorno alla vita tumultuosa delle due regine di Napoli entrambe di nome Giovanna, come sottolinea lo storico Goffredo Acampora nel libro "Strade e luoghi della penisola sorrentina". La prima Giovanna D'Angiò regnò nel '300. La seconda salì al trono nel 1414. Non esistono riscontri su quale delle due s'immergesse nel famoso bagno anche se si è portati a ritenere che fosse la seconda. Sicuramente, invece, i ruderi rappresentano ancora un pezzo di storia meritevole di studi e di visite turistiche. Al di là dell'importanza del sito, l'uliveto a picco sul mare, con una serie di terrazzamenti naturali, è una delle ultime testimonianze della realtà ambientale della penisola sorrentina che ha affascinato scrittori e poeti all'epoca del Grand Tour.