Appello ai Comuni del responsabile della sede nuorese della Soprintendenza alle antichità di Sassari e Nuoro NUORO. «Siamo a disposizione di tutti: i comuni e gli altri enti che vogliano recuperare, restaurare o valorizzare un monumento antico possono contare sudi noi». Amichevole. Antonio Sanciu spiega così l'indirizzo della sede operativa nuorese della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro. Guida gli uffici di via Ballero e il museo archeologico nazionale di via Mannu da nove mesi, da quando ha preso il posto di Maria Ausilia Fadda, andata in pensione. Sessantuno anni, originario di Buddusò, Sanciu è un esperto funzionario della Soprintendenza da cui dipende. Archeologo classico, prima di approdare a Nuoro alcuni fa, ha lavorato a lungo a Olbia, Sassari e Porto Tones. Moltissimi gli scavi che ha diretto, moltissime le pubblicazioni scientifiche sulle fasi puniche e romane della Sardegna. Dal 1 gennaio, incaricato dall'allora soprintendente di Sassari Bruno Massabò, è lui a mandare avanti l'attività della sede. E ora lancia un messaggio: collaboriamo. «La sede e il museo chiarisce Antonio Sanciu sono a disposizione di tutti. I nostri compiti principali sono la salvaguardia, la conservazione e la valorizzazione dei beni archeologici. Cose che facciamo e vogliamo fare in piena collaborazione con gli enti territoriali, dalla Regione ai Comuni, e con tutti i cittadini. Siamo a disposizione di tutti anche per le manifestazioni culturali. Senza questo accordo non possono esserci risultati positivi». Tutela. A sentire la parola, a volte, ai privati vengono i capelli dritti. Perché la tutela si porta appresso i vincoli. Sanciu è amichevole anche in questo: «Vincolistica non vuol dire sequestro né espropriazione: è un avviso al proprietario del bene o del terreno nel quale il bene si trova Spiega quali sono le disposizioni di legge a tutela del bene. In questi mesi abbiamo concluso diverse pratiche e la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, organo sovraordinato alle Soprintendenze, ha emanato i decreti per il nuraghe Pizzinnu di Posada, il pozzo nuragico di Sa Brecca a Tertenia, i nuraghi Ceas, Curreli e San Giorgio a Nurri, l'area megalitica di Corte Noa a Laconi. Senza problemi». Lavori pubblici. Altro spauracchio, anche per le amministrazioni pubbliche, è il blocco dei lavori in caso di ritrovamenti di beni archeologici. Ma anche questo, spiega Sanciu, è un problema superato: «I progetti di opere che incidono sul territorio, per legge, vengono ormai sottoposti a verifiche preventive sul cosiddetto "rischio archeologico". Se c'è un problema lo si risolve prima. Per questo, collaboriamo con i comuni alla redazione dei Puc, come ad esempio abbiamo fatto di recente con Irgoli e Posada». Collaborazione. E il leitmotiv di Antonio Sanciu. Vale per la tutela, i musei del territorio, gli scavi e i restauri. «Importantissima, per esempio spiega la collaborazione con Dorgali: presto con fondi della Regione e del Comune partiranno i restauri di Tiscali mentre sono in corso scavi al nuraghe Arvu di Cala Gonone e a breve si metteranno in sicurezza i petroglifi della Grotta del bue marino». Sanciu cita altri esempi positivi recenti di collaborazione: i restauri del nuraghe Calone a Orotelli, della fonte della rotonda di Carros a Oliena, del nuraghe Serbissi a Osini o quello prossimo, del Nuraxi di Loceri. Scavi e restauri. I restauri avranno la precedenza. Quanto agli scavi, la politica della Soprintendenza di Sassari e Nuoro è duplice: scavi eseguiti direttamente o dati in concessione alle università. Come dovrebbe accadere al nuraghe Tanca Manna di Nuoro, per il quale l'Università di Bologna ha recentemente presentato un progetto. C'è un altro sito, tra i più noti della provincia, dove a breve sono previsti nuovi interventi: Romanzesu. «In collaborazione con il comune di Bitti spiega Sanciu riprenderemo gli scavi e il consolidamento dell'area archeologica». Ricerca. Gli scavi, ovviamente, significano ricerca: un archeologo, per quanto a capo di una struttura burocratica, non può rinunciare allo studio. E i risultati, per la sede nuorese della Soprintendenza di Sassari, non mancano. «Sì ammette Sanciu, che in questi anni ha operato in particolare lungo la costa abbiamo notevoli novità scientifiche che riguardano i rapporti tra gli indigeni e i popoli levantini arrivati dal mare. Di grande spessore anche i risultati del lavoro di Maria Ausilia Fadda e Gianfranca Salis all'interno del territorio». Risultati che aiutano a ricostruire la storia del centro Sardegna e dell'isola. E che, se divulgati e utilizzati nel modo giusto, possono avere un risvolto economico. Dunque, dice Sanciu, collaborare conviene. Alla scienza e non solo. I NUMERI Un museo nazionale con appena sei custodi NUORO Diciotto persone per gestire i monumenti archeologici di un territorio vastissimo e di uno dei quattro musei archeologici nazionali della Sardegna (gli altri sono a Sassari, Porto Torres e Cagliari). Sono i numeri della sede operativa nuorese della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro. Numeri risicati rispetto ai compiti da svolgere ai quali, come succede a volte nel settore pubblico, si supplisce con la passione per il proprio lavoro. Ma, con sei custodi in organico, è impossibile aprire il museo la domenica e il sabato pomeriggio. È uno dei crucci maggiori di Antonio Sanciu. «Il museo è molto bello - spiega il responsabile della sede nuorese della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro - Conserva e mostra reperti davvero eccezionali. Ma abbiamo l'handicap dell'organico del personale ridotto: non possiamo gestire le turnazioni, facciamo il massimo con quello che abbiamo». Ogni occasione è perciò buona per dare visibilità alla struttura ospitata nel palazzo appartenuto a Giorgio Asproni. Come l'accordo stretto con il liceo classico intitolato allo stesso intellettuale e politico nuorese del XIX secolo: «Si tratta di una sorta di stage, con visite guidate degli studenti. Oggi, ad esempio, in occasione della Giornata europea del patrimonio, in collaborazione con l'amministrazione comunale, abbiamo programmato visite ai nuraghi di Noddule e Tanca Manna e un concerto nel giardino del museo. Il museo e la sede della Soprintendenza, non mi stanco di ricordarlo, sono a disposizione di tutti i comuni che vogliono collaborare a iniziative culturali». Il museo archeologico nuorese è una risorsa conosciuta più all'esterno che in città. In questo periodo, ad esempio, accoglie i tirocinanti della scuola di specializzazione dell'Università Sapienza di Roma. La soprintendenza coltiva una speranza: ampliare l'esposizione con l'allestimento del piano superiore. «È destinato a ospitare il materiale di età storica - spiega Sanciu - al piano terra resterà quello preistorico». Dalla sede nuorese dipendono anche i materiali contenuti nei quattro musei civici (Dorgali, Irgoli, San Teodoro e Teti) che si aggiungono a tutti i monumenti di un territorio che comprende anche comuni oggi delle province di Cagliari (Seulo, Nurri, Orroli, Isili ecc.), di Oristano (Genoni e Laconi), della Gallura (Budoni e San Teodoro), oltre ovviamente a quelli delle province di Nuoro e dell'Ogliastra. L'ufficio nuorese è peraltro sede del Servizio geopaleontologico (coordinato da Marisa Arca e Nella Tuveri) che si occupa di paleosuoli, resti fossili ecc. per l'intera Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro.