Il centro abbandonato. Le scelte sbagliate di Berluscono. Lo stop di Bertolaso. Renzo Piano lancia il j'accuse. Sisma per sisma, L'Aquila è come il Giappone: crollata la pietra, ha resistito il legno. Lo si capisce alzando lo sguardo nella basilica di Santa Maria in Collemaggio, un simbolo della città. Il tetto ligneo della navata centrale è intatto, della cupola invece non è rimasto nulla. t la dura lezione della storia. Ed è quella che sembra aver ispirato Renzo Piano nel realizzare senza cemento all'imbocco del centro storico, tuttora inagibile e spopolato, il primo simbolo della rinascita civile: l'Auditorium del Castello, che verrà inaugurato dopo sette mesi di lavori il pomeriggio del 7 ottobre, invitato speciale il presidente della Repubblica. Con un concerto gratuito di Claudio Abbado e dell'Orchestra Mozart, centrato su Bach, il musicista dello spirito che risorge nella speranza e nella bellezza. Siamo sul cantiere dell'Auditorium, sullo slargo di accesso al Forte Spagnolo e al suo piccolo parco. C'è un clima di lavoro febbrile che contrasta il vuoto angosciante della città vecchia. Operai forestali stanno mettendo a dimora le tre querce canadesi che scandiranno gli ingressi alla struttura. Davanti a noi tre cubi, uno grande e centrale, conficcato in terra di spigolo, e due piccoli ai lati, appoggiati regolarmente. Sono rivestiti da lamelle in larice, con strisce di 21 colori dal giallo paglia al verde al rosso, che evocano frequenze sonore e con il tempo si appanneranno. La struttura è in abete, un sandwich di fibre incrociate detto X-lam. La materia prima viene dal Trentino, è la Provincia autonoma che ha finanziato l'operazione: 4,8 milioni di euro, che con le opere accessorie arriveranno a 6. Ma benché il denaro venga dai generosi trentini, una parte degli aquilani fa resistenza: prima le nostre case, dicono, poi la cultura; l'Auditorium è troppo caro; anzi no, è troppo moderno. Lo fa l'opposizione politica al sindaco Pd Massimo Cialente, lo hanno fatto a lungo alcune forze ambientaliste, come Italia Nostra. Renzo Piano all'Espresso lo dice chiaramente: «la cultura del sospetto è un dramma dell'Italia.. Ma mentre una parte della comunità dice e maledice, qual è la realtà a due passi da qui, dietro la Fontana Luminosa da cui parte corso Vittorio Emanuele, salotto della città? Il dramma vero è questo: L'Aquila storica è inagibile per nove decimi dall'aprile 2009. Nella zona rossa si entra solo se autorizzati e scortati. "L'Espresso" lo ha fatto. Non è un bello spettacolo. Il Municipio è in abbandono. A pochi passi da via Roma c'è ancora in strada una Smart sfondata dai detriti. Ovunque tagliate le forniture elettriche e di gas. Accanto alla Corte dei conti, operante, la chiesa di san Domenico impacchettata e le abitazioni chiuse con i lucchetti. Metà dell'hotel Duca degli Abruzzi è polverizzata. È percorribile solo il corso dalla Fontana Luminosa alla Villa Comunale, più piazza del Duomo, piazza Palazzo e poche vie laterali. Hanno riaperto alcuni negozi e bar, due ristoranti appena. Dal primo piano in su è tutto sbarrato. in piazza del Duomo, l'unico edificio in ottime condizioni è la Banca d'Italia, marmorea eredità del fascismo. In un palazzo puntellato ha riaperto la storica pasticceria Nurzia, ma sulla saracinesca del bar Commercio centinaia di post-it gialli recano messaggi commossi di turisti. Rari edifici vincolati dalla Soprintendenza derogano al divieto di risanamento in attesa che si vari il piano di ricostruzione lungamente atteso: i cantieri di restauro aperti, come la Camera di commercio, sono pochissimi. L'unico luogo di raccolta serale è piazza Regina Margherita, grazie agli studenti. Ma sul tardi tutto si svuota, resta un teatro d'ombre. Al confronto con questo horror vacui i colori dell'Auditorium di Piano sono una frustata al pessimismo e all'inazione. L'autore del Beaubourg nutre forti dubbi sulla strategia delle new town imposta dal governo Berlusconi: "Voglio sottolineare l'errore di questa linea operativa. Il centro è stato chiuso con la logica militare della Protezione civile: tutto transennato uguale, edifici con danni gravi, medie minimi. Ma l'Aquila non si può chiudere: va recuperata. Numerosi lotti hanno meno danni strutturali di quanto appaia. Con tecniche di demolizione selettiva si può operare chirurgicamente. Non basta riaprire corso Vittorio Emanuele per le telecamere: la città è memoria, emozioni, identità. Non si può vivere sradicati in una new town senza un senso di ansia. Chi ha subito danni lievi o nulli ha il diritto di poter rientrare in casa sua«L'Auditorium, così, assume valore simbolico. Grazie alla Fondazione Piano, per mesi 21 studenti di ingegneria aquilani che hanno avuto la facoltà distrutta (la scossa maggiore fu di notte, in una mattina di normale attività ci sarebbero state decine di vittime) sono stati ospitati sul cantiere, assieme agli architetti Alessandro Traldi, che ha la direzione artistica, e Paolo Colonna. Anche Stefania Pezzopane, assessore alla Cultura dell'Aquila, è una vittima dei terremoto dell'aprile 2009: ha potuto rientrare in casa sua solo nell'estate 2010. Oggi difende il Comune. Sono gli stagisti a guidarci. Anche la sala grande è una sorpresa. E foderata di abete della val di Fiemme, la qualità adoperata per le casse armoniche dei violini. Dal soffitto pendono grandi pannelli acustici in legno naturale, ma le pareti squillano di un rosso vivo che stupirà tutti. Si sono consumati 600 metri cubi di legno, ripiantando in Trentino 300 abeti. E qui nel parco si stanno collocando 280 alberi: non uno è stato abbattuto per far spazio all'invenzione del maestro genovese. Nei sotterranei vediamo gli isolatori sismici che sopportano oscillazioni di 30 centimetri. E tutto molto semplice, e insieme emozionante: dal cubo destro entra il pubblico, dal sinistro l'orchestra, nel cubo centrale si svolge il rito musicale: 250 posti, lo stesso numero che offriva la sala concerti del Castello, inaccessibile. Gestirà la programmazione la società Barattelli, istituzione fondata nel 1946, nel fervore del dopoguerra, oggi diretta da Giorgio Battistelli. Il Trentino conta molto, in questa storia. È a Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma, che Piano e Claudio Abbado, legati da profonda amicizia, si rivolsero, dopo il sisma. Abbado aveva offerto un concerto di solidarietà. Piano racconta: «Ero rimasto colpito dai trentini, capaci di realizzare Ic case in legno per gli sfollati a soli 700 euro al metro quadro, un quarto appena dei 2.800 che costavano quelle imposte dal progetto Case del governo Berlusconi e dalla Protezione civile«. Sono le 19 new town dove vivono tanti dei 30 mila sfollati del centro storico. Piano, che è ambasciatore Unesco, aveva proposto un progetto per la ricostruzione selettiva della città universitaria (all'Aquila, 69 mila abitanti, c'erano 28 mila studenti, e 55 di loro morirono: l'Università in via Roma è a oggi inaccessibile). L'architetto nota con rammarico: «Con tecniche selettive e usando il legno, materiale antisismico ideale, elastico e resistente, avremmo riattivato in fretta una ventina di edifici. Un primo segno del recupero, per lotti, del centro storico. L'Auditorium, rispetto all'idea iniziale, è un ripiegamento». 11 progettista aveva operato in modo simile anni fa, in un cantiere Unesco a Otranto. Ma all'Aquila Io fermarono) il sindaco Cialente e lo stesso Dellai "Ora è chiaro: la Protezione civile voleva fare tutto da sé". Furono Bertolaso e soci, su indicazione del governo, a mettere in sicurezza e sbarrare il centro, evacuando tutti negli alberghi, nelle tende, nelle new town. Dopo tre anni ciò che resta è un sito di fantasmi. La notte, a volte, malgrado le pattuglie dell'esercito, è ancora visitato dagli sciacalli. Curioso il caso di Italia Nostra. Ha tuonato per mesi che il progetto è irrispettoso del Castello e della città di pietra. Poi la presidente Alessandra Mottola Molfino ha visitato il cantiere, si è resa conto della qualità dell'intervento e che rischiava la battaglia di retroguardia, e si è infine scusata con l'autore. "Il paradosso", racconta il giovane ingegnere Johnny La Rocca che coordina gli stagisti, «è che da mesi, ogni martedì, offriamo ai cittadini visite guidate per spiegare l'Auditorium, e i più ostili sono quelli che non sono mai venuti». E non è vero che si sia dato lavoro solo ai trentini (l'impresa Collini, la Ediltione): su trenta operatori, come "l'Espresso" ha verificato, un numero elevato di subappalti è in mano a ditte locali. Piano commenta con un'ombra d'ironia. «Non me la prendo per le critiche: quando lavori in luoghi difficili, e qui la gente è esasperata, ti puoi aspettare qualche cazzotto». L'uso del legno è una scelta più che meditata. "L'Auditorium", ricorda, "nasce come infrastruttura provvisoria, non definitiva. L'ispirazione culturale riprende la scenografia del "Prometeo" di Luigi Nono che realizzammo a Venezia con Emilio Vedova e Massimo Cacciari anni fa: in due parole, una grande cassa armonica. La struttura è interamente smontabile e ricostruibile altrove, a un costo ragionevole. Con gli studenti abbiamo esplorato varie ipotesi». La più gradita sarebbe quella di ricollocare in futuro l'Auditorium al parco di Collentaggio, sotto la basilica. Il progettista insiste nello sfatare il tabù: 'lo ho con il legno un'antica familiarità: l'ho utilizzato nei contesti più diversi, da Trento alla Nuova Caledonia, dall'Auditorium di Roma al nuovo Museo Tjuvholmen di Oslo». Perché non qui, nella città dell'Aquila ferita, a 700 metri d'altezza e tra montagne scabre?