Lo studioso Franco Lauricella ipotizza altresì l'esistenza del "bouleutérion" Ad appena 60 metri dalla cella del tempio di Demetra e Kore, nel sito archeologico sancataldese di Vassallaggi, si troverebbero il bouleutérion (luogo destinato alle adunanze della boulé ovvero del senato) e l'ekklesiastérion (impianto con funzione di riunione dell'assemblea popolare, detta alìa o ekklesìa), quest'ultimo solitamente utilizzato nella città greche anche come luogo per la rappresentazione di opere teatrali. Lo asserisce il dr. Francesco Lauricella, magistrato operante nel Tribunale di Caltanissetta, che in passato ha pubblicato, a cura del Comune di San Cataldo, lo studio denominato "Vassallaggi. Storia e archeologia di una città greca della Sicilia interna" oltre che altre opere relative ai siti greci di Monte Balate (Marianopoli) ed al sito indigeno di Grotta dell'acqua (Serradifalco) in appendice allo studio su Vassallaggi. «Alla luce di un'osservazione di fotografie aeree e di prospezioni in situ - osserva lo studioso nisseno - il bouleutérion e l'ekklesiastérion sarebbero tra loro attigui e si troverebbero a poco meno di 60 metri dalla cella del tempio di Demetra, nell'area posta a sud-sudest del santuario, sulla cresta rocciosa panoramica che separa il santuario dal resto della città. In particolare a destra si troverebbe il teatro-ekklesiastérion e a sinistra il bouleutérion». «Il teatro-ekklesiastérion - aggiunge - ebbe due fasi di sviluppo: un primo teatro ebbe esposizione estsud-est verso la valle del Salso; l'altro ebbe esposizione sudsud-ovest con direzione Agrigento. Il primo teatro presenterebbe un anello superiore rustico dal quale, percorso un piccolo corridoio scavato nella roccia, a destra, si accedeva all'anello concentrico sottostante. L'anello inferiore è separato dal primo da un dislivello di circa 2 metri. Tenendo conto dei due anelli concentrici le dimensioni sono analoghe a quelle del teatro greco di Morgantina (diametro di circa 28 metri, distanza, tra centro dell'orchestra e parte terminale centrale della cavea, detta koilon, di 17 metri circa), con una capienza di 3.000 spettatori circa. Molto probabilmente si trattava di un teatro realizzato con tribune in legno (ikrìa) come suggerito dal foro di innesto di un pilastro ligneo posto sul margine destro della cava superiore (foro del diametro di 38 cm circa) e dalla circostanza che i due anelli concentrici sono separati da un dislivello di circa 2 metri. Proprio tale ultima circostanza suggerisce che probabilmente il dislivello venne superato mediante il ricorso ad una tribuna lignea che, poggiandosi su pilastri portanti, infissi nella roccia, proseguiva anche nel livello inferiore. La tecnica delle tribune lignee era tipica dei primi teatri greci. Infatti, nel periodo dei primi impianti teatrali (in Sicilia nel V secolo a. C., dopo la rappresentazione delle Etnee di Eschilo) era in uso realizzare in pietra solo i gradini più bassi ovvero quelli più vicini all'orchestra, solitamente destinati ai personaggi più in vista della città». «Il secondo teatro, che dovrebbe essere interamente pietra - continua il dr. Lauricella - venne ricavato sfruttando la cavea inferiore del primo teatro. Tale secondo teatro, venne verosimilmente costruito dopo la vittoria dell'asse akragantino-siracusano contro Ducezio, condottiero siculo che si era insediato in Vassallaggi-Motyon nel 451 a. C. Nel 450, recuperata a città, gli akragantini la potenziarono e l'abbellirono. In tale disegno si inquadra la edificazione di un nuovo grande teatro interamente in pietra, la cui parte sinistra coincise con la cavea inferiore del primo teatro. Il nuovo teatro venne orientato verso la madre patria Akragas. La cavea dovrebbe misurare circa 28 metri di diametro e la distanza tra l'orchestra e la parte centrale elevata della cavea dovrebbe pari a circa 17 metri. L'esistenza di tale nuovo teatro parrebbe provata dalle fotografie aeree satellitari da cui emerge l'esistenza di due gradini della lunghezza di circa 8 metri visibili, con nuovo orientamento sud-sudovest, nella cavea inferiore del primo teatro, Tali gradini sporgono dalla suddetta cavea e suggeriscono l'esistenza della nuova opera teatrale avente diverso orientamento. Il teatro in pietra, molto probabilmente, venne direttamente scavato sulla roccia, analogamente a quanto già fatto dai greci a Siracusa. La parte della scena era delimitata a destra da un torrione circolare del diametro di circa 1,80 metri del quale si apprezzano i segni. Anche tale teatro ha dimensioni sovrapponibili a quello di Morgantina per una capienza di 3.000-4.000 spettatori, per cui si tratterebbe di un'opera di dimensioni considerevoli. L'area si presta ad una esplorazione che potrà dare conferma alle ipotesi emerse dal mio studio. Si tratterebbe di una scoperta che assicurerebbe al patrimonio monumentale della Sicilia una nuova leva di sviluppo culturale e turistico». 28092012