I lavori di restauro fermi da anni perché mancano i soldi «Ma ora questo spazio deve tornare a vivere» di Cesare Bonifazi wPISA Intorno alle 8 di ieri una trentina di persone tra studenti e precari dello spettacolo e della cultura hanno fatto irruzione all'interno del Teatro Rossi in Via del Collegio Ricci. Un'azione che si inserisce all'interno di un movimento nato sul web che ha portato dal giugno scorso all'occupazione di teatri in tutta Italia «per mettere in pratica una gestione dal basso e partecipata che possa restituire alla cittadinanza qualcosa che gli appartiene». Ai rappresentanti della protesta sono arrivate le telefonate di solidarietà da parte della presidenza del teatro Verdi e del teatro di Cascina. Teatro Rossi come il Teatro Valle di Roma? «No assolutamente dichiara un portavoce del gruppo Noi ci teniamo a dire che questa non è un'occupazione. Vogliamo semplicemente riavviarlo, aprirlo. Non abbiamo intenzione di chiederlo in gestione ma vogliamo che questo spazio sia vissuto dai cittadini e riabilitato come luogo di cultura. Abbiamo chiamato il nostro movimento "Siamo tutti Mario Rossi" perché, attraverso questo nome comune, vogliamo far capire che l'iniziativa è destinata a tutti». La denuncia è comunque partita. Il teatro, che è un gioiello architettonico in pieno centro, dopo un periodo di splendore, fu dichiarato inagibile nel 1966 e da allora il teatro ha vissuto anni nel dimenticatoio diventando anche un magazzino comunale di biciclette e oggetti smarriti. Da quella data ci sono stati solo anni di polvere, di lavori mai finiti e di piccioni su un palcoscenico. Nel 1981 il teatro è passato sotto la giurisdizione della Soprintendenza di Pisa che ha realizzato i lavori di restauro più urgenti e saltuariamente è stato utilizzato per gli spettacoli. I lavori però non sono mai stati portati a termine, alcuni spettacoli andarono in scena senza la verifica della commissione tecnica, quindi la Procura pose sotto sequestro conservativo il teatro per «inagibilità». I lavori di restauro sono fermi da anni perché mancano i finanziamenti che erano stati stanziati e successivamente ritirati. Silvia Panichi, assessore alla cultura del Comune di Pisa, ha dichiarato: «Siamo sensibili al problema e nel passato ci sono stati dei tentativi da parte dell'amministrazione comunale per risolvere il problema di quello spazio. È un peccato che uno spazio del genere non possa essere integrato nell'offerta culturale della città. Siamo sicuramente solidali alla questione che questi ragazzi hanno sollevato ha continuato l'assessore - ma non possiamo che condannare tutte quelle azioni che sono lontane dalla legalità: a mio parere, bisognerebbe raggiungere sempre gli obiettivi attraverso vie legali, anche se questo vuol dire aspettare tempi lunghi. Malgrado quello che è stato detto in alcuni comunicati - conclude - il teatro non è di nostra competenza, ma ricade sotto la giurisdizione della Soprintendenza».