Ripresi in agosto i lavori strutturali al Museo Nazionale di Reggio Calabria, fermi da un anno per mancanza di fondi. Ancora si discute sull'allestimento. A quando la riapertura? Simonetta Bonomi, soprintendente archeologico della Calabria Reggio Calabria. Una «piccola Ferrari», ma non parte. Anche se ad agosto al Museo Nazionale di Reggio Calabria sono ripresi i lavori strutturali: restano da completare, oltre all'impiantistica, il roof garden (caffetteria e ristorante), ovvero la sopraelevazione con vista mozzafiato sullo Stretto che chiude la corte piacentiniana con l'ingegneristico solaio vetrato calpestabile, che è lo stesso progettista Paolo Desideri ad accostare alla fuoriserie di Maranello. Il cantiere, rimesso in moto grazie ai 6 milioni sbloccati dal Cipe, era fermo da oltre un anno per esaurimento dei fondi, triplicati (30 milioni di euro contro gli 11 alla firma dell'appalto) dal suo avvio nel novembre 2008. Esattamente un anno dopo il museo chiuse per consentire che il restauro proseguisse al suo interno. Doveva riaprire nel marzo 2011, in tempo per le celebrazioni dell'Unità d'Italia, ma, come aveva previsto Felice Costabile (Università Mediterranea), l'assenza di copertura finanziaria per l'allestimento fece saltare i festeggiamenti. Fino a qualche mese fa il rischio era così quello di trovarsi per le mani un museo bello e concluso, ma vuoto, con le collezioni in parte impacchettate o con qualche fortunato pezzo (pinakes, Teste di Basilea e del Filosofo...) esposto chissà fino a quando a Palazzo Campanella, in compagnia dal dicembre 2009 delle «guest star» Bronzi di Riace, costrette a festeggiare in posizione orizzontale, il 16 agosto, i quarant'anni dal loro ritrovamento nelle acque di Riace (cfr. articolo nella pagina a fianco). Alla fine c'è voluto l'intervento della Regione per raggranellare 5 milioni di euro (fondi comunitari del Po-Fesr 2007-13), che serviranno anche per la «sala filtro» di accesso a quella dei Bronzi. Chi vincerà il nuovo appalto avrà 6 mesi, ci riferisce la soprintendente Simonetta Bonomi (nella foto), per la «messa in scena» delle collezioni, ma è presto per azzardare l'ennesimo countdown in vista dell'inaugurazione. Si sa solo che le procedure di autorizzazione per la concessione del nuovo finanziamento dalla Regione dovrebbero concludersi in settembre. Mentre il governatore Giuseppe Scopelliti auspica che la struttura possa «riaprire entro la fine dell'anno», la Bonomi ritiene più verosimile l'ipotesi di trasferire e rendere di nuovo fruibili, magari entro Natale, in attesa dell'inaugurazione, i due «guerrieri» in cui si identificano orgogliosamente i calabresi. Rischio flop Ancora una volta lo scomodo ruolo di novella Cassandra tocca a Felice Costabile, anche membro del Comitato scientifico del Mibac che aveva consegnato nel 2009 le linee guida per il riallestimento del museo. Mentre gli altri componenti, da Maria Cecilia Parra a Dieter Maertens a Carmine Ampolo, sono stati messi alla porta nella fase realizzativa del progetto di allestimento, il reggino Costabile ha deciso di continuare a dire la sua: «Il nuovo allestimento rischia di essere un flop». Per due ragioni: «Le linee guida sono state in parte disattese, ci dice, sia per aver ribaltato il percorso di visita, che inizierà non più dal primo piano ma dal terzo (per raggiungere il quale ci sono solo due ascensori della capacità di 9 persone ciascuno), sia per aver mortificato la corte interna con una destinazione a luogo di attesa o di bookshop; noi avevamo pensato invece che potesse ospitare anastilosi in scala monumentale dei grandi templi delle città greche dell'attuale Calabria, alti fino a 11 metri (tempio ionico di Marasà di Locri Epizefiri del V secolo, del quale sono rimasti alcuni elementi di facciata), per consentire al visitatore che salga ai piani superiori di vedere dalle scale le varie ricostruzioni». Il professore non ha dubbi: «Questa soluzione, sebbene senza copertura finanziaria nel progetto di riqualificazione, sarebbe stata la vera unica ragione per spendere una somma così importante per lo Stato in questo momento». E se riconosce che «questo restauro è stato fatto esteticamente bene ed è corretto filologicamente, anche per aver recuperato una serie di dettagli della progettazione originaria di Marcello Piacentini poi non attuata per ragioni economiche», ritiene che «valeva la pena di impegnare queste risorse per far qualcosa di diverso. L'esperienza, conclude, ha dimostrato che i Bronzi da soli non bastano a garantire un costante afflusso di masse turistiche». L'inversione Bonomi difende le sue scelte: «L'idea delle ricostruzioni in anastilosi è stata solo rinviata, ma sarà sempre possibile perché il nuovo solaio è stato calcolato in modo da offrire una superficie di appoggio adatta». Quanto all'inversione del percorso, «nella convinzione di dovere rappresentare anche i fenomeni culturali che in Calabria avevano preceduto la Magna Grecia (preistoria e protostoria), che nell'ipotesi del Comitato scientifico erano stati eliminati, e volendo dare più spazio a Reggio Calabria greca e romana, e al contempo dovendo tenere conto della conformazione dell'edificio, con piani che non coprono tutta la sua larghezza e che si alternano in ammezzati e piani monumentali, cominciare la visita dall'alto consente di sfruttare il secondo piano che è un mezzanino e quindi è adeguato per i materiali preistorici; il primo piano monumentale dà spazio invece ai santuari e alle colonie magnogreche (il museo reggino non osserverà più il criterio «città per città», ma uno tematico, da quando sono stati allestiti piccoli musei locali a Crotone, Locri, Sibari o Vibo Valentia, con i rispettivi ritrovamenti, Ndr; cfr. n. 316, gen. '12, p. 36); scendendo quindi all'altro ammezzato troviamo di nuovo ambienti raccolti per illustrare la vita quotidiana delle città greche e le necropoli, nonché per aprire un discorso sintetico su abitato e necropoli di Brettii e Lucani, che pongono fine al fenomeno della Magna Grecia; infine avevo bisogno di un nuovo spazio monumentale come quello del piano terra in cui presentare adeguatamente Bronzi di Riace e di Porticello, insieme a Reggio Calabria. Scelte che hanno una loro logica, anche se, non lo si nasconde, indubbiamente hanno gravato sul progetto, concorrendo a farlo costare di più». Scelte, anche, sulle quali il Comitato sembra avrebbe gradito essere ancora interpellato, se è vero che Salvatore Settis, che lo presiedeva, ha cercato invano di contattare al telefono la Bonomi, finendo per scriverle una garbata ma fermissima lettera di dimissioni. Il fatto è che la soprintendente ne riteneva esaurito il compito con la consegna delle linee guida: «La progettazione deve essere un'iniziativa interna, questo è un museo di Soprintendenza», dice (anche la precedente soprintendente Caterina Greco aveva promosso la costituzione del Comitato). Reggio-Firenze Ma se l'allestimento ancora sulla carta fa già discutere gli specialisti, i passaggi poco chiari dell'intero appalto per il museo anziché diradarsi si infittiscono. Dopo «sviste» di progettazione, aggiudicazione della gara sulla base di una cifra rivelatasi irrealistica, fondi esauriti e quella tangenza in più punti con il caso del Parco della Musica di Firenze (cfr. n. 316, gen. '12, p. 36), ci si chiede adesso che fine abbia fatto lo Studio Fuzio di Bari, progettista originario indicato dalla pugliese Cobar, l'impresa che si è aggiudicata la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di restauro, e che ha avuto già i suoi guai per il restauro del teatro San Carlo di Napoli. Era il 23 aprile 2009 quando l'ingegnere Michele Fuzio sedeva al tavolo promosso dalla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria dove tutti i tecnici erano chiamati a confrontarsi sul progetto. A presiederlo Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, tra gli imputati coinvolti nel processo alla «cricca» degli appalti per il G8 e i «Grandi eventi», aperto nell'aprile scorso e rinviato al 25 settembre prossimo. Nessuno oggi sembra più ricordarsi dell'ingegnere Fuzio. La lievitazione Appena nel giugno successivo entrava in scena il nuovo progettista Paolo Desideri. A seguito delle osservazioni sollevate dalle Soprintendenze archeologica e architettonica, insieme al Comitato scientifico, il progetto esecutivo fu oggetto di variante. E qui entra in ballo un'altra questione a spiegare la lievitazione dei costi. La variante non è stata approntata dagli stessi progettisti vincitori dell'appalto, ma la scelta di Desideri da parte di Enrico Bentivoglio, commissario delegato per la Struttura di Missione per le Celebrazioni del 150mo dell'Unità, è avvenuta all'interno di una rosa di studi professionali riconosciuti per i requisiti connessi all'incarico. Peccato che, in un'intervista rilasciata a «Il Giornale dell'Architettura» (n. 101, gen. '12, p. 3), disquisendo su limiti e contraddizioni del sistema italiano delle opere pubbliche, per il contemporaneo coinvolgimento del suo Studio Abdr nella progettazione della stazione Tiburtina, dell'auditorium di Firenze e del museo di Reggio Calabria, l'architetto romano sembra dimenticarsi che la differenza sostanziale tra i primi due e il terzo cantiere è data dal fatto che per quest'ultimo il suo progetto non è quello vincitore della gara d'appalto. Se questa fosse sempre la prassi a che cosa servirebbero le gare pubbliche? È l'intero sistema che andrebbe rivisto: il punto non è quello di accertare la validità o meno del prodotto finale, ma l'iter per raggiungerlo. E, visto come sono andate le cose sotto il profilo giudiziario per altri cantieri dei Grandi Eventi, d'ora in avanti sarebbe necessaria maggiore trasparenza. Avremmo desiderato, per esempio, sapere dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, a cui si deve lo sblocco delle somme dal Cipe e che in visita a fine maggio al museo aveva avuto parole di apprezzamento, se questo sia l'unico tra i cantieri avviati per il 150mo dell'Unità ad aver ottenuto dal Cipe lo sblocco di somme utili al completamento o se sia stata valutata l'opportunità di istituire un organo di controllo o se piuttosto l'erogazione dei fondi sia stata subordinata a un termine preciso entro cui completare l'opera. Quesiti senza risposta. Sarebbe stata l'occasione per il governo Monti di dare un chiaro segno di discontinuità, di diradare le ombre che si allungano su burocrati confermati dai ministri nonostante siano finiti negli atti delle inchieste Grandi Eventi, come il capo di gabinetto dei Beni culturali Salvo Nastasi (appena sostituito da Adriano Rasi Caldogno), presidente della commissione di gara del Parco della musica di Firenze (il Tar nel 2010 sostenne che la gara presentava evidenti profili di illegittimità). di Silvia Mazza, da Il Giornale dell'Arte numero 323, settembre 2012