Come distinguere il vero dal falso? Lo spiega il Museo d'arte e scienza COME distinguere una vera anfora romana da un coccio per giardino fabbricato l'altro ieri? Basta una goccia d'acqua sulla superficie per far rinvenire l'odore della terra che, in secoli di tumulazione, ha lasciato fra i pori della creta i suoi umori. E per smascherare un'ambra fasulla da una pietra originale? Posta sotto il fascio di una lampada di Wood (quella che nelle discoteche fa brillare il fluoro dei denti e le maglie bianche) l'ambra sintetica riluce di giallo mentre la resina fossile diventa magicamente verde. Sono solo due degli esperimenti che si possono compiere nelle sale del Museo d'arte e scienza, aperto da vent'anni nei sotterranei dello storico Palazzo Bonacossa, giusto di fronte al Castello Sforzesco. Qui, nel 1990 Gottfried Matthaes, fisico tedesco, milanese d'adozione, inventore dei primi chip elettronici e appassionato d'arte antica, allestì per il pubblico la sua collezione di tesori d'altre epoche, raccolti nel corso di viaggi in mezzo mondo, dall'Africa all'estremo Oriente, con l'idea precisa di mettere il suo sapere scientifico al servizio dell'arte e dell'autenticità. Animato da uno spirito didattico, Gottfried sognava infatti di spiegare a tutti, strumenti alla mano, tecniche e piccoli segreti utili a svelare verità e bugie di reperti dalla provenienza ignota. Come nel caso degli avori che, al microscopio, mostrano venature diverse da quelle dell'osso o dalla plastica ben contraffatta. O come per il legno, così difficile da identificare quando si tratta d'antiquariato africano o di manufatti più antichi, per i quali Matthaes brevettò persino un sistema di datazione spettroscopica a infrarossi. Storico e scienziato allo stesso tempo, questa geniale collezionista realizzò insomma il suo sogno avviando una sorta di museo del conoscitore, premiato dal ministero dei beni culturali nel 1997 come «collezione di eccezionale interesse » e unico nel suo genere. Tant'è che, segnalato sulle guide turistiche europee come la Routard, conta fra i suoi 5mila visitatori annui una percentuale alta di stranieri, mentre paradossalmente i milanesi quasi ne ignorano l'esistenza. Per questo gli eredi di Matthaes, a due anni dalla sua scomparsa, hanno pensato di riallestire le sezioni, ordinando oggetti e strumenti, rispolverando le raccolte storiche di arte indiana, art negre e arazzi (uno di Bruxelles del Cinquecento ha un gemello al Louvre), inaugurando stasera, domani per il pubblico, un nuovo corso, punteggiato di serate a tema (dal 10 ottobre), dedicate ai simboli asiatici, alle tradizioni indigene, alternate a laboratori per bambini e giochi per gli adulti, chiamati a raffinare l'occhio per scoprire, armati di lente, falsi o rarità. Tutti esperti dunque (o quasi) pronti a distinguere un'icona realmente dipinta da una foto egregiamente stampata, un buon restauro da un intervento male eseguito, una moneta classica da una patacca. Esercizi di riconoscimento per apprendisti intenditori.