Aree come Secondigliano, Pianura o Bagnoli. Ma è anche il destino di interi ambiti di territorio cittadino, come l'interfaccia città-mare, il ruolo del porto e della portualità, la balneabilità che, nel loro essere emergenze e nodi decisivi per lo sviluppo della città, vengono affidati a vaghe intenzioni, ad improbabili piani regolatori portuali, semplici delibere comunali o, nei casi migliori, a pochi imprenditori che, nel disastro programmatorio, provano a risanare e recuperare alla città e al suo sviluppo parti della costa. Tuttavia non è direttamente di queste frammentate questioni locali che si discuterà nell'importante convegno dal titolo "Il mare e la città. Cultura urbana e cultura marittima per lo sviluppo sostenibile delle aree urbane costiere" che si terrà oggi e domani a Villa Doria d'Angri a via Petrarca, organizzato dall'istituto Irat del Consiglio nazionale delle ricerche. I casi studio europei ed internazionali di riqualificazione sostenibile delle aree costiere come occasione imperdibile di sviluppo di intere città, faranno emergere in filigrana la crisi e l'insipienza locale su questi temi, dove sarebbe invece necessario concentrare le energie approfittando della risorsamare e di un posizionamento geografico favorevole ma sostanzialmente inutilizzato. I casi studio e le buone pratiche che saranno presentati, come Belfast, Lorient in Francia, Liverpool, New York, Anversa, dimostrano come il tema del waterfront è funzionale non solo ad un recupero ambientale e paesaggistico dei luoghi, ma è determinante nel valorizzare l'identità urbana delle città d'acqua, privilegiando proprio il rapporto con il mare nei piani e nelle politiche per la città. Tra l'altro, si tratta in genere di aree "mol-li", facilmente malleabili, naturalmente vocate alla integrazione con il tessuto urbano a ridosso, cui forniscono occasioni di riqualificazione, di maggiore vivibilità e miglioramento della qualità di vita e di riconversione e sviluppo economico. Ancorché marginali, i tentativi fatti a Napoli di dislocare sul limine tra città e mare buona parte dell'azione amministrativa, dalla Coppa America, alla pedonalizzazione di via Caracciolo, allo "stadio del tennis", dimostrano l'efficacia di tali azioni, che hanno indubitabilmente inciso sull'immagine della città, sul turismo e sulla percezione collettiva di un miglioramento generale (anche in chi avverte o subisce difficoltà eccessive nella mobilità privata e nelle restrizioni alla circolazione). In questo senso, come ribadito da Massimo Clemente nel volume "Città dal Mare", che contiene gran parte delle ricerche presentate al convegno, il tema va oltre il recinto disciplinare, tecnico e litigiosamente burocratico, dell'urbanistica e dell'architettura, coinvolgendo saperi interdisciplinari e promuovendo la partecipazione dei cittadini nelle scelte e nella implementazione delle decisioni pubbliche. Così come riqualificare il waterfront non significa soltanto recupero di puntuali aree industriali o portuali in dismissione: la grande fascia costiera di Napoli si muove a scala metropolitana e può partire dalla riqualificazione negletta del lungomare di Castellammare, passando per il nuovo porto turistico di Marina di Stabia, per gli episodi di eccellenza della cantieristica di Torre Annunziata, per Porto Fiorito, in corso di realizzazione, per l'area portuale di Napoli, i cui progetti vengono ritmicamente redatti e buttati via, fino a Pozzuoli, dove il grande progetto pubblico-privato dell'area ex-Sofer, redatto dall'architetto americano Peter Eisenmann, è stato prima pubblicizzato su tutti i media e poi accantonato per manifesta incapacità gestionale e politica. Insomma, il percorso da fare non è prossimo e non è breve, ma su questi temi vale la pena riflettere, mostrare, sollecitare.