La realtà idrogeologica del territorio italiano ci appare oggi nella sua tragica evidenza. Annidi incuria, di cementificazione, di spregio della natura e del territorio hanno fatto sì che dalle Alpi alla Sicilia, il nostro Paese versi davvero in uno stato di pericolo incombente e attuale. Inutile soffermarsi su tutti gli episodi che hanno colpito quasi tutte le nostre regioni con particolare intensità in Liguria ed in Valle d'Aosta. Il territorio italiano è un territorio montuoso che non sfugge certo all'unica concreta legge che regola questi fenomeni e che è la "legge di gravità". Quello che è successo a Riomaggiore lunedì, l'anno scorso alle Cinque Terre e a Genova, ne sono il più chiaro esempio. Il problema è che non solo queste cause sono dovute ad incuria e cementificazione: talvolta è proprio la morfologia del terreno e delle pareti rocciose che provocano questi fenomeni. E indubbio che il cittadino è assolutamente indifeso di fronte a questa calamità e facilmente tende a cercare un responsabile che molte volte esiste ma molte volte non esiste affatto perché talora si tratta davvero di tragiche fatalità. Ma oggi, in Italia, scimmiottando quello che avviene nei Paesi anglosassoni di "common law" si ricerca sempre la responsabilità di qualcuno non pensando che talora è molto difficile connettere quel nesso causale che il nostro ordinamento richiede perché un fatto possa essere riconosciuto illecito e gravido di conseguenze civili o penali. Chi fa le spese di questa situazione è l'amministratore pubblico sul quale si tende a far ricadere la responsabilità di tutte le calamità che avvengono sul territorio. Per questo sono parzialmente d'accordo con le affermazioni del prof Siccardi pubblicate sulle dichiarazioni che ieri ha rilasciato a questo giornale: se è stata una fatalità, la fatalità è imprevedibile e l'imprevedibilità è proprio l'elemento che scrimina la possibilità che un evento possa essere considerato reato o atto civilmente illecito. Questo punto è molto importante per poter inquadrare con equilibrio questa problematica. Senza contare che molte volte le cause del dissesto sono assolutamente remote, talvolta incontrollabili e non sono certo addebitabili a coloro che ne sono temporaneamente custodi. Cosa fare, allora? Ancora una volta, emerge in modo inequivocabile, come l'unica via sia quella della prevenzione. Prevenzione che, troppo spesso tanto a livello nazionale quanto a livello locale viene sottovalutata e, nella spending review, addirittura tagliata, fino alla prossima tragedia. Prevenzione significa non solo la realizzazione di opere ma significa anche educazione della popolazione e degli amministratori, significa soprattutto il ritorno a quei principi e a quei valori che devono ispirare, nelle fondamenta più profonde, il comportamento dei cittadini in uno stato che si possa davvero chiamare stato di diritto.
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La realtà idrogeologica del territorio italiano è in pericolo. Le regioni sono colpite da disastri naturali come l'annidi incuria, la cementificazione e la spregio della natura. Il territorio italiano è montuoso e soggetto alla legge di gravità. Il cittadino è indifeso di fronte a questi fenomeni e spesso cerca un responsabile. Tuttavia, spesso la responsabilità non esiste. Il sistema giudiziario italiano tende a cercare la responsabilità di qualcuno, ma può essere difficile connettere il nesso causale. L'amministratore pubblico è spesso fatto le spese di queste calamità.
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