Polemiche infinite e sabato il processo al "Faraone" COLPITA UNA RAGAZZA. Un incidente analogo era accaduto nel '90: la passeggiata venne chiusa per quasi cinque anni RIOMAGGIORE (LA SPEZIA). Fanol Kapaj, albanese trapiantato in Trentino dove ha imparato il mestiere di rocciatore, curava fino a due anni fa la manutenzione della via dell'Amore. Ricorda come si arrampicasse sui costoni a strapiombo «anche tutti i giorni», per controllare, e spesso dovesse «pulire le barriere e svuotare le reti» dai detriti di una frana lentissima e implacabile. «Se non si fa manutenzione», sospira dai monti del Trentino che lo hanno riaccolto dopo lo scandalo del Parco, «le barriere e le reti vengono giù». In realtà ieri si è staccato un pezzo di vau lungo, come si chiama lo spicchio del monte che sale al paesino di Volastra, e neppure Fanol Kapaj avrebbe potuto farci nulla. Fatalità, dunque? No. Il vau lungo era coltivato, una volta, e i muretti a secco lo sostenevano assieme alle radici dell'olivo e della vite. Ora è tornato dirupo. Nei carrugi di Riomaggiore i vecchi dicono che è solo l'inizio, perché i soldi facili del turismo hanno allontanato i giovani dalla terra; ma non è vero. A provocare il ritorno delle frane è stato il collasso del sistema Bonanini, l'uomo che ha inventato il Parco e proprio sabato dovrà presentarsi a processo. La Procura della Spezia lo accusa di truffa ai danni dello Stato, concussione e calunnia, e sarà interessante scoprire cosa è accaduto per arrivare a tanto: perché è stato lui, ribattezzato il Faraone per un decisionismo ai limiti dell'arroganza, l'artefice del miracolo Cinque Terre. Vincolando l'acquisto dei rustici alla coltivazione dei poderi, per esempio, in maniera che il territorio non restasse abbandonato ai capricci dei vacanzieri; oggi il vincolo è stato abolito. Obbligando chi occupa suolo pubblico a vendere prodotti locali, per garantire un mercato all'agricoltura e alla pesca; l'obbligo non c'è più. Dal primo settembre, presidente del parco è Vittorio Alessandro, un capitano di vascello che ha comandato per anni la Capitaneria di porto della Spezia e fino al primo aprile, quando è stato nominato commissario, era il responsabile della comunicazione del corpo (ha brillantemente gestito i casi Lampedusa e naufragio della Costa Concordia). «In realtà - spiega Alessandro - non c'è una delibera che abolisce il vincolo alla coltivazione dei poderi. Diciamo che abbiamo preso atto della sua poca praticabilità, perché il progressivo abbandono della terra va avanti da tempo». Per quanto riguarda l'obbligo di vendere prodotti locali, «il Parco ha sempre fatto il possibile, ma non ci sono mai state direttive precise». E in effetti c'era una convenzione che allargava a Monterosso e Vernazza quanto stabilito dal Comune di Riomaggiore, dove Bonanini è stato sindaco per dieci anni. Pensare che il miracolo delle Cinque Terre, come e quanto sia degenerato lo stabiliranno i giudici, è cominciato proprio sulla via dell'Amore. Che rimase chiusa quasi cinque anni, per colpa di un masso che si staccò colpendo una ragazza di Vezzano Ligure, e riaprì nel 1995, a pagamento. Era la prima volta che bisognava comprare il biglietto per andare a piedi, in Italia, e per evitare che un eventuale boicottaggio avesse eco troppo vasta si scelse per la riapertura il 15 agosto: il giorno dopo i quotidiani non sarebbero usciti. Invece l'idea del ticket funzionò. Le Cinque Terre cominciarono ad avere denaro da investire. Nei carrugi di Riomaggiore i vecchi scuotono la testa, a sentir parlare della via dell'Amore. Ricordano beffardi che ai loro tempi «le pietre cadevano di notte, quando non c'era nessuno», e va da sé che l'attrazione per quel sentiero era «roba da poco di buono». Anche i vecchi riconoscono però che il turismo ha portato un benessere insospettato, capace di riscattare Riomaggiore da secoli di umiliazioni: «Da Portovenere a Levanto, a Brugnato, eravamo considerati il paese più brutto del mondo». L'estetica coincideva con la miseria, allora. Ricordava tempo fa Andrea Marsan, dell'università di Genova, zoologo, come i contadini fino agli anni Novanta preferissero prendere il sussidio per le devastazioni dei cinghiali anziché dotarsi, gratis, di recinzioni elettriche. Una mentalità piuttosto diffusa, in Liguria, e una delle cause degli scempi ambientali consumati su entrambe le riviere. Così ieri stringeva il cuore vedere centinaia di cinesi arrampicarsi lungo i crinali, per fotografare i filari di vite, e immaginare le Cinque Terre nuovamente deserte a fine settembre, appese a un piccolo futuro di speculazioni edilizie e turismo di massa. Senza la via dell'Amore che resterà chiusa chissà per quanto e con l'allarme frane, che ne provocherà altrettante di disdette, il rischio c'è: vent'anni dopo, la paura è tornata in Paradiso.
Cinque Terre. Effetto-domino sul Parco dopo la caduta di Bonanini
Il parco delle Cinque Terre, creato da Bonanini, è stato accusato di truffa, concussione e calunnia. Il sistema Bonanini, che ha gestito il parco, ha collassato e ha causato la frana che ha chiuso la via dell'Amore, un sentiero popolare. Il parco è stato chiuso per quasi cinque anni a causa di un masso che si era staccato e aveva colpito una ragazza. La via dell'Amore è stata riaperta a pagamento e ha portato denaro ai cinque comuni. Tuttavia, i vecchi di Riomaggiore lamentano che il turismo ha portato all'abbandono della terra e alla perdita della sua bellezza.
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