Gli investimenti: «Imprenditori stranieri bloccati dai tempi lunghi della burocrazia e dei ritardi della giustizia» L'intervista. L'ambasciatore inglese Prentice: un patromonio da valorizzare come fanno Venezia e Firenze Non solo turismo, memorie del Grand Tour, ma anche investimenti economici che coniugano alta tecnologia e spirito imprenditoriale. Christopher Prentice, dal 2011 ambasciatore britannico in Italia, stamattina (alle 9,30) aprirà i lavori di un convegno sulle opportunità nel settore aerospaziale che si tiene nella sede del consolato a via dei Mille. Una lunga esperienza in Medio Oriente (Kuwait, Amman e Bagdad), Prentice è ora impegnato a rafforzare gli storici legami tra l'Italia e il Regno Unito. Signor ambasciatore, a quali obiettivi punta l'incontro sull'aerospaziale? «L'aerospaziale è un settore strategico nel Regno Unito. Occupa, compreso l'indotto, oltre 200mila persone. E' il più grande mercato in Europa e il secondo nel mondo, dopo gli Stati Uniti. Quindi è importante essere a Napoli e nel Sud per contribuire a dare alle nostre aziende la possibilità di utilizzare le opportunità che il Mezzogiorno offre». Che tipo di opportunità possono esserci per gli imprenditori britannici? «In Inghilterra non è sufficientemente noto che in Campania c'è un'eccellenza nell'high-tech aerospaziale. Si pensa ancora al Sud dell'Italia come una realtà agricola o, comunque, economicamente in declino per l'emigrazione verso il Nord». Un'immagine un po' datata. «Diciamo incompleta. È una maschera che impedisce di conoscere La criminalità «La turista britannica aggredita? Non aiuta l'immagine della città ma c'è forte solidarietà» l'imprenditoria propulsiva che c'è al Sud». Un'immagine ereditata del Grand Tour del Sette-Ottocento? «Sì. In ampie fasce della popolazione inglese persiste questa immagine romantica. Pensi che quando l'ambasciata si occupava di rilasciare i nulla osta per i matrimoni all'estero, c'erano ben 9-10mila coppie che decidevano di sposarsi in Italia. Tra le persone più acculturate resiste invece l'immagine della Napoli di Horace Nelson e Lady Hamilton». Oggi, la realtà e ben diversa. Che cosa chiedono gli imprenditori britannici per investire nel Sud? «Ci sono diversi elementi che ostacolano la voglia di investire in Italia e nel Sud. Innanzitutto i ritardi nei pagamenti da parte del governo centrale, un ritardo che si spalma sugli enti locali. Poi la lunghezza dei procedimenti giudiziari e delle pratiche burocratiche. E ancorala mancanza di una flessibilità nel mondo del lavoro. Il governo Monti ha cominciato a togliere qualche intralcio, ma per rendere attraente il mercato italiano bisogna fare anche altri passi». Quando incide nel Sud la presenza della criminalità organizzata? «È un problema grave, ma non è proibitivo per chi sceglie i partner giusti. Anche altri Paesi hanno una criminalità organizzata che ostacola l'imprenditoria o tenta di sostituirvisi, ma mai ai livelli del vostro Mezzogiorno. Il governo Monti sta lavorando per superare questa situazione. Nei pochi mesi che restano spero che vengano fatti altri passi avanti». Proprio in questi giorni, una turista inglese è stata aggredita e rapinata a Napoli. «Da un incidente isolato non si possono trarre conclusioni generali sulla città. Un'aggressione del genere danneggia sicuramente l'immagine di Napoli, scoraggia il turismo e spinge i viaggiatori a scegliere altre mete. Ma ho saputo che attorno a lei si è sviluppata una gara di solidarietà. Comunque, i turisti britannici sono per tradizione coraggiosi e non hanno paura di viaggiare in città difficili. La reputazione di Napoli non subirà troppi danni, perché avete bellezze straordinarie e molte attrattive». Che cosa bisognerebbe fare per rendere Napoli e la Campania ancora più attrattive? «Non c'è abbastanza promozione capillare. Avete dei gioielli artistici e architettonici che non pubblicizzate abbastanza, come invece fanno Firenze e Venezia. Certo, gli inglesi conoscono il San Carlo, Capri, Sorrento, Pompei, ma tutto il resto? Servirebbe una campagna cittadina e regionale che allargasse l'orizzonte in modo che tutte le località facessero sistema». Si punta molto sui eventi come la Coppa America e la Coppa Davis. Che cosa ne pensa? «Aiutano. Anche le Olimpiadi hanno aiutato Londra. Questo tipo di eventi risveglia l'attenzione sulla città, ma non è questione di packaging, di confezione, piuttosto di un'informazione diffusa sul patrimonio unico che si possiede, che è duraturo, stabile e potrebbe essere molto più redditizio».