Un'epidemia: il pallore del grigio o, nel migliore dei casi, un color crema e rosato si sono estesi alle pareti, per decenni color ocra della Biblioteca comunale Sormani, in corso di Porta Vittoria, di Palazzo Litta in corso Magenta, del Teatro dal Verme, in Foro Buonaparte, della scuola militare di corso Italia. Quando anche la Scala ha perso la sua tinta zafferano, i milanesi hanno cominciato a discuterne. Ma era già tardi: la mano di bianco stava passando sulla facciata di Palazzo Lombardi, sede della Provincia in corso Monforte. Ora tocca alla Villa Reale, storico altare del matrimoni civili ambrosiani. Il prossimo, già si sa, sarà Palazzo Reale, accanto al Duomo. Addio «giallo lombardo». Addio, senza troppi rimpianti, da parte della Sovrintendenza regionale della Lombardia ai Beni Architettonici e al Paesaggio: «Il cambiamento di colore suscita sempre polemicheosserva la sovrintendente Carla Di Francesco . Ma l'ocra non è davvero la tinta storica di Milano. Sa cominciato ad affermarsi sugli edifici pubblici e rappresentativi soltanto nell'800, assieme a varie sfumature di rosso, perché erano i colori preferiti dai Geni Civili del 1 ' Regno d'Italia. E, infatti, si usavano soprattutto in Piemonte». Vecchia, ma storicamente non abbastanza antica, la tradizionale sfumatura di «giallo Maria Teresa» cede dunque ai valori cromatici primitivi dei palazzi più importanti della città. Anche se, a memoria di milanese, sono sempre stati gialli. «Si chiama "giallo Maria Teresa' corregge la responsabile dei Beni Architettonici , ma la verità è che ai tempi dell'imperatrice, gli edifici erano chiari. A cominciare dalla Villa Reale di Monza, che fu costruita proprio per sua volontà». Perché allora i tinteggiatori si sono poi uniformati alla tonalità ocra che da oltre un secolo è una delle caratteristiche di Milano, dai palazzi di rappresentanza alle case di ringhiera? «Perche il bianco tendeva a ingrigire e richiedeva perciò una manutenzione frequente spiega Carla Di Francesco . Così, con il passare degli anni la pittura prescelta, per essere coprente, diventava sempre più scura. Fino al giallo». Bisogna ammettere, perlomeno, che quel colore ha avuto il pregio di rendere meno algida Milano, considerata, a torto o a ragione, una città grigia: «Per me è il contrario dice la sovrintendente . Quel giallo è triste, opaco. La Villa Reale era un caso tipico: aveva un aspetto bolso. Il colore chiaro da più brillantezza. E poi Milano non è mai stata nebbiosa e cupa. Semmai severa». S'intuisce però che la scelta del nuovo colore delle facciate storiche milanesi ha generato discussioni istituzionali non meno accese di quelle di una riunione di condominio. Il vice sindaco, nonché assessore all'arredo urbano, Riccardo De Corato, fa sapere che la questione non lo riguarda direttamente, ma è di competenza della Commissione edilizia. Ipotesi esclusa invece dall'assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba: «La commissione non c'entra. La decisione è stata presa esclusivamente dalla Sovrintendenza, che ci impone costose e lunghe stratigrafie per individuare il colore originale del palazzo. Ne abbiamo dovute fare un centinaio soltanto per la Villa Reale. Lo stesso è accaduto per la Scala. Il Comune non ha voce in capitolo, ma è giusto che a decidere sia la Sovrintendenza». Quindi neanche lei ha nostalgia del vecchio «giallo Milano»? «Sì, la città aveva una identità più forte. Ma anche per il restauro di San Pietroburgo si è cercato il più possibile di ripristinare i colori originali». I sondaggi attraverso i vari strati di pittura accumulati nel tempo sui muri esterni di Palazzo Rele non hanno dato risultati certi, spiega ancora Carrubba: «La facciata è stata coperta da uno spesso strato di cemento dopo l'ultima guerra. È impossibile approfondire le ricerche per individuare la tonalità della sua epoca». Certamente non il giallo zafferano, che sparirà anche in questo caso. Con nuances diverse, la tradizione ocra sopravvive ancora a Palazzo Dugnani, in via Manin, a Palazzo Diotti, sede della Prefettura in corso Monforte, a Palazzo Acerbi, all'inizio di corso di Porta Romana, e a Palazzo Brusca Arconati Visconti, meglio noto come il Collegio San Carlo, in corso Magenta, dove resistono alla nuova tendenza del «non colore» pure le Stelline, l'ex orfanotrofio femminile. Ma, prima o poi, anche nel loro pedigree cromatico si cercherà la tinta natale; e se, come probabile, non si trovasse il giallo, il ricordo della vecchia Milano sbiadirà ancora di più.