Da Monreale a Santa Rosalia, un itinerario impossibile La giornata di un turista CHIEDO a un sacrestano: «Ma come, qui vengono da tutto il mondo per ammirare questo capolavoro unico e straordinario e le luci sono spente? Non si vede il Cristo, non si vedono le absidi, non si vede nulla». E il sacrestano: «Bisogna dirlo al parroco ». «E dov'è il parroco?». «Non c'è». Esco infuriato e mi dirigo verso il vicinissimo Chiostro, altro capolavoro eccezionale. Altra botta in testa, è domenica: portone chiuso. Dai cartelli deduco che di tanto sfascio è artefice la Regione, la Regione che ha il maggior numero di dipendenti tra tutte le Regioni del nostro Paese. Chiudere o tenere al buio il Duomo di Monreale e chiudere anche il Chiostro il lunedì, la domenica e i giorni festivi alle 13 non è autolesionistico? Penso che la cosa migliore da fare sia lasciare Monreale e fare un altro suggestivo giro tra le bellezze palermitane, cercando un autobus che ci porti da Palermo a Monte Pellegrino. Ma visti gli avveniristici mezzi pubblici di trasporto di Palermo, decido di rinviare al giorno dopo il progetto Santa Rosalia. Nel frattempo, devo tornare a Palermo e la mitica Vespa dell'andata è sparita. Chiedo dov'è la fermata dell'autobus. Risposta: «In fondo alla piazza, a destra». Raggiungo la piazza e, a destra, vedo parcheggiato un bel pullman multicolore. Lo raggiungo e aspetto un altro quarto d'ora, finché una elegante signorina mi avverte: «Questo è riservato ai turisti convenzionati, l'autobus di linea passa e fa la fermata laggiù a sinistra, in fondo alla discesa ». Non esiste alcun avviso né sui muri né all'uscita dei monumenti. Comunque, grazie signorina. E giù a capofitto lungo la discesa ma, appena superata la curva, e vedo l'autobus di linea che si ferma proprio a 200 metri di distanza. Per fortuna, vedo anche quattro o cinque persone che corrono come matti per raggiungere l'autobus prima che riparta. I signori sono un centinaio di metri davanti a noi, quindi mi si accende la speranza che prima che gli aspiranti passeggeri che ci precedono arrivino al fatidico predellino d'ingresso dell'autobus, anche io e la mia amica, a 100 metri di distanza, avremmo indirettamente toccato le corde altruistiche dell'autista, e per questo avrebbe potuto aspettare anche noi. Ma intanto bisogna correre e, alla mia tenera età, ho scoperto di avere ancora risorse da duecentista quasi analoghe a quelle dell'olimpionico e coetaneo Berruti. Grazie al cielo, l'autista di quel mezzo tanto agognato vede la scena, si intenerisce e ci attende, anche se gli ultimi cinquanta metri di discesa li percorriamo con la lingua penzoloni e quasi a passo d'uomo. Finalmente ci troviamo a Palermo, nella piazza del magnifico Palazzo dei Normanni. Avremmo dovuto aspettare un altro autobus per raggiungere l'albergo in via Libertà, ma poco lontano un posteggio taxi accende le mie speranze. «Hotel di via Libertà», grido al taxista che apriva la colonna. E quello: «No, il primo taxi è quello parcheggiato sul marciapiede di fronte». La mia amica ed io ci tuffiamo dentro, ripeto l'indirizzo, e via, partiti. «Scusi chiedo ma il tassametro non funziona?». «Non c'è bisogno che funzioni». «Ma come farò a sapere quanto dovrò darle?». «Non si preoccupi, mi darà quello che vuole, mi va bene qualunque somma». Ci guardiamo esterrefatti, che fare? Nulla. Arrivati a destinazione tiro fuori un biglietto da 10 euro. L'autista mi guarda enigmatico. Nel dubbio, gli mollo altri 5 euro. «Grazie, grazie, grazie», e con queste tre parole conclude il suo eloquente silenzio. È lunedì 13 agosto. Ci lanciamo alla scoperta del Santuario di Santa Rosalia e dell'avvincente panorama da Monte Pellegrino. Eccoci in via Imperatore Federico alla fermata del 603. Un macchinone si arresta proprio davanti alla fermata, come fosse proprio lui l'autobus tanto atteso. Siamo lì da oltre 40 minuti ed ecco arrivare l'autobus che prima rallenta poi supera il macchinone e prosegue. Scatto come Berruti, agito le braccia come un forsennato ed urlo «Ferma, ferma!». L'autobus si arresta 50 metri oltre la fermata, riusciamo a montare su e a scendere in via Ammiraglio Rizzo per raggiungere via Montepellegrino da dove dovrebbe transitare l'autobus per il Santuario. Grosso modo un altro quarto d'ora di attesa poi alcuni avventori del bar retrostante mi avvertono: «Guardi che l'autobus per Monte Pellegrino è passato 5 minuti prima che arrivaste voi. L'altro quindi arriverà non prima di un'altra ora». Che facciamo? In via Ammiraglio Rizzo trovo un gruppetto di 4 o 5 signori gentilissimi: «Scusate, ma per il Santuario c'è solo l'autobus 812?». «Si, e quando va bene passa ogni ora. Ma spesso è in ritardo, molto in ritardo». «Scusatemi ancora, ma proprio lì c'è un'insegna con scritto taxi, c'è un taxi che mi porti su?». «Quell'insegna l'hanno messa quando c'era la Fiera del Mediterraneo. Adesso la Fiera non c'è più, l'hanno abolita e quindi non ci sono più neppure i taxi». Abolita la Fiera del Mediterraneo? Ma come? Possibile che i politici della nostra isola non riescano a capire quanto sia importante riallacciare rapporti e lanciare ancore di salvataggio a quei popoli che cercano spazio e lavoro nella comunità civile internazionale? La visita a Monte Pellegrino e al Santuario la rinviamo al giorno dopo. E il giorno dopo un'altra sosta in via Imperatore Federico per aspettare il 603 che, questa volta si ga attendere per appena venti minuti. Montiamo giulivi e felici e ci sediamo sugli unici due posti liberi vicini. Ma non avevo mai trovato un autobus urbano dotato di doccia e bidet. «Vede mi spiega l'autista l'impianto dell'aria condizionata non funziona molto bene e c'è un tubo che perde a intermittenza. Quindi qualche sedile e qualche passeggero si bagnano». E così, non so se più arrabbiato o sconsolato, rinuncio definitivamente all'agognata visita alla patrona di Palermo. Il giorno dopo mi viene una gran voglia di raccontare le mie amare disavventure alle adamitiche statue che arricchiscono piazza Pretoria. La raggiungo e con mio grande stupore scorgo finalmente un vigile urbano. Non ne avevo mai incontrato uno neppure ai crocicchi più intasati o nei pressi dei monumenti più prestigiosi e visitati. «Buongiorno dico vorrei salutare il sindaco ma immagino che in questi giorni di vacanza non ci sia neppure lui. Posso lasciarle un mio biglietto da visita?» «Certo, certo. In questi giorni il sindaco non c'è ma speriamo che torni presto. Se lo lasciassero fare, forse riuscirebbe a far tornare la famosa Primavera di palermo. Ma è molto difficile. Purtroppo qui va tutto male. Io spero solo di andare al più presto in pensione e magari di lasciare la Sicilia. Non se ne può più».
la Repubblica
25 Settembre 2012
SICILIA - "La mia odissea a Palermo tra monumenti proibiti e autobus che scappano"
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David Messina
la Repubblica
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