Transennata durante il terremoto, l'area è inaccessibile da quattro mesi. I cittadini scrivono al sindaco E i frati: «In ritardo la relazione sui danni» Di Francesco: Ci sono lesioni non gravissime su cui bisognerà fare interventi. Ma ciò dipende dalla diocesi che fa la lista delle priorità «Rivogliamo piazza San Francesco: siamo stati privati di uno spazio fondamentale per la nostra socialità, luogo di giochi per i nostri figli e di incontro con gli altri cittadini». In una lunga lettera indirizzata al sindaco Virginio Merola e al presidente del Quartiere Saragozza, Roberto Fattori, alcuni residenti del Fratello chiedono conto della chiusura (lunga ormai 4 mesi) di piazza San Francesco, transennata dopo il terremoto del 29 maggio. Ma di più: attaccano le istituzioni che non hanno coinvolto i residenti in una decisione che, dicono loro, ha cambiato la vita di un'intera zona. Perché piazza San Francesco «era sede di mercato fin dai tempi più antichi, migliaia di bambini bolognesi hanno imparato lì ad andare in bici e sempre lì si gioca a pallone, visto che è un quartiere senza cortili». I residenti, quindi, rivogliono la loro piazza e criticano le istituzioni, sia il Comune che il Quartiere, «perché non sembrano preoccuparsi per la perdita di una porzione così importante del tessuto cittadino e dimenticano di informare i cittadini delle ragioni della chiusura». Una lamentela, questa dei ritardi, condivisa anche da padre Ubaldo Gianassi, il guardiano della basilica. «Le commissioni che dovevano controllare gli edifici dopo il sisma spiega padre Gianassi hanno già rilevato tutto e hanno fatto le fotografie: stiamo aspettando la relazione dei danni subiti, non abbiamo ancora ricevuto nulla e, quando li abbiamo sollecitati, ci hanno risposto che hanno molte pratiche da evadere. Ma senza quella relazione non possiamo nemmeno iniziare i lavori». I frati della basilica di San Francesco promettono che «pungoleranno» ancora la commissione che ha fatto i sopralluoghi, perché «è un disagio per i turisti che arrivano continuamente a chiedere informazioni e per i giovani che non possono più vivere la piazza». Comune e Quartiere, è vero, potrebbero sollecitare la pratica, ma la «partita» in realtà è in mano soprattutto ai Beni culturali e alla Regione, che deve distribuire i fondi per la ricostruzione. «Nella basilica di San Francesco spiega la direttrice regionale dei Beni culturali, Carla Di Francesco abbiamo già fatto il sopralluogo e abbiamo rilevato lesioni non gravissime su cui bisognerà fare qualche intervento: non ci sono rischi che richiedono una manutenzione urgente. Man mano che procediamo con i sopralluoghi, comunichiamo i risultati alle diocesi e agli ordini religiosi che devono stilare una loro lista delle priorità». Insomma, la basilica di San Francesco non è tra i casi da «bollino rosso» su cui è stato necessario intervenire subito dopo il sisma per evitare altri danni. Quindi: «In mancanza di una lista delle priorità in casi come questi continua Di Francesco devono essere le diocesi e gli ordini religiosi a spingere un po', perché si passi alla seconda fase, cioè quella in cui si fa un progetto di restauro che devono approvare i Beni culturali e che deve finanziare la Regione. Abbiamo concordato con il ministero, comunque, di far uscire quanto prima un micro-piano per la riapertura delle chiese poco danneggiate: la basilica di San Francesco vi rientrerebbe e si potrebbe quindi ripartire . Quando? «Adesso non è dato sapere». I residenti dovranno aspettare ancora.