Una domanda alla settimana L'intervento di Giovanni Maria Flick affronta la centralità della Costituzione distinguendo il valore dell'appartenenza da quello della partecipazione, soprattutto con riguardo ai beni culturali. Quali significati ha secondo te questa differenza? Il privato è votato solo al profitto e il pubblico è inefficiente? Meglio guardare a società civile e non-profit Le celebrazioni - da poco concluse - del 150 anniversario dell'unità d'Italia hanno posto in evidenza la centralità e l'attualità della nostra Costituzione: centralità e attualità ancor più sottolineate dal momento di profonda inquietudine perla crisi che viviamo e dalla ricerca di come uscirne. Giorgio Napolitano ci ha più volte invitato a «riappropriarsi o del processo unitario, rivolgendo «la mente al passato e lo sguardo al futuro», per affrontare «l'angoscioso presente». Un passato in cui l'identità nazionale è testimoniata dal patrimonio culturale e artistico; un futuro per il quale sono indispensabili riforme in grado di assicurare crescita e occupazione, anche attraverso la tutela e la valorizzazione di quel patrimonio; un presente nel quale la crisi deve essere occasione di stimolo e di riflessione per una presa di coscienza da parte della società civile: non già per «fare economia di cultura», come troppo spesso avviene nella logica dei tagli, ma per progettare una «economia della cultura». il nostro processo unitario si è sviluppato attraverso un duplice Risorgimento. Nel primo la nazione si è fatta Stato attraverso la condivisione di valori - la tradizione, la storia, la lingua, la cultura, l'arte - in qualche modo elitari, espressione di una comunità dell'appartenenza. Nel secondo Risorgimento - dopo la nuova divisione fra nord e sud - la nazione si è riunita grazie alla Resistenza, attraverso la condivisione dei valori proposti dalla Costituzione repubblicana del 1948. Valori che si aggiungono a quelli del primo Risorgimento, non li sostituiscono, li attualizzano; sono espressione di una comunità della partecipazione, più che dell'appartenenza; nella loro attualità (penso al rapporto tra paesaggio e ambiente), dimostrano quanto sia necessario rileggere la Costituzione, prima di pensare a riscriverla. Questo percorso e quei valori sono espressi nel passaggio dalla tutela delle «cose di interesse storico, archeologico e artistico» (così la legge n. 1089 del 1939), a quella del «paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione» (così l'articolo 9 della Costituzione), sino - da ultimo - alla «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» e alla loro «valorizzazione», affidate rispettivamente allo Stato e alle Regioni (così l'articolo 117 della Costituzione, in esito alla modifica del 2001». Non è questione soltanto di nominalismo. È un mutamento radicale: da una prospettiva statica, conservativa e statocentrica, fondata sull'inalienabilità e sui limiti alla circolazione delle "cose" nella loro materialità, a una dinamica tesa a coinvolgere il territorio, la società civile, le forze e le realtà locali. Una prospettiva di promozione culturale e di salvaguardia dell'ambiente, grazie a una duplice consapevolezza: da un lato, vi è un nesso inscindibile - voluto e sottolineato dalla Costituzione - tra patrimonio ambientale e culturale, entrambi da salvaguardare e valorizzare al meglio, perché sono la nostra prima ricchezza; da un altro lato, entrambi quei patrimoni devono essere visti - anche sotto il profilo giuridico - nella prospettiva nuova dei beni comuni, superando categorie inidonee a cogliere la realtà della fruizione di quei beni oggi. Il sistema dei beni culturali è segnato da una grande ricchezza, ma anche da una notevole diffusione sul territorio; dalla coesistenza di una pluralità di interessi, di attori pubblici e privati; quindi dalla frammentazione di competenze e di attività. Perciò è essenziale la cooperazione fra i diversi soggetti coinvolti: sia la cooperazione istituzionale fra soggetti pubblici, sia quella fra pubblico e privato, nonché fra impresa e no-profit. La cooperazione è l'espressione, nel sistema dei beni culturali, dei principi costituzionali di pluralismo sociale (articoli 2 e 18 della Costituzione) e istituzionale (articoli 5 e 114); delle garanzie di libertà di manifestazione del pensiero (articolo 21), di cultura e di ricerca (articolo 33), di iniziativa economica (articolo 41). Lo sfruttamento eccessivo della potenzialità economica del bene culturale; l'attenuazione o la scomparsa del vincolo di inalienabilità e di indisponibilità; il procedimento del silenzio-assenso; la spinta ai condoni e alle sanatorie; l'indifferenza agli abusi edilizi, alle alterazioni estetiche del paesaggio e dei centri storici; la perdita del ruolo dello Stato: sono tutti indici del rischio di indebolire, se non di disperdere una tradizione centenaria di prevalenza del bene pubblico sull'interesse privato, che ha segnato la legislazione - anche quella preunitaria - sui beni culturali, pur con i suoi limiti e lacune. Occorre evitare una "controriforma" sbilanciata soltanto sull'efficienza e sulla logica di sfruttamento. Ma occorre anche contrastare gli effetti della crisi, i tagli che incidono pesantemente sulla fruizione e prima ancora sulla conservazione dei beni culturali. Per farlo, una via importante è indicata dall'articolo 118 ultimo comma della Costituzione ( d'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale»). Per superare la logica della contrapposizione tra un pubblico per definizione inefficiente e un privato votato esclusivamente al profitto, occorre guardare con attenzione a quello che troppo sbrigativamente è definito come terzo settore. Una realtà che è espressione della società civile e del no-profit; che può agire non in contrapposizione, ma in sinergia e in competizione con il settore profit, attraverso il volontariato, l'associazionismo e le fondazioni, una imprenditoria sociale e non commerciale; che si esprime nella ricchezza del pluralismo dei suoi protagonisti; che discende dal principio personalistico e da quello di solidarietà. Già oggi questa realtà è largamente presente nel settore dei beni culturali con numerosi apporti costruttivi e significativi, da parte di protagonisti di varia natura e di diverso peso organizzativo e finanziario. Questi ultimi operano per soddisfare interessi generali, nell'espressione delle libertà sodali, con una disponibilità di cui i soggetti pubblici devono tener conto nella definizione e nell'adempimento dei propri compiti e con un ruolo insostituibile per il funzionamento del sistema dei beni culturali, di fronte alla carenza delle risorse pubbliche, accresciuta dalla crisi È un ruolo che occorre disciplinare organicamente (non ingessare) e incoraggiare ulteriormente, se non altro per evitare di sprecare occasioni per incentivare il turismo e per creare occupazione non delocalizzabile. Il Progetto-Concorso Nazionale bandito dal Miur nel quadro del percorso "Cittadinanza e Costituzione", con la collaborazione del Mibac e della Fondazione Benetton, si colloca in questa prospettiva e può rappresentare un'occasione preziosa e stimolante al fine di avviare i giovani alla responsabilizzazione per la conoscenza e salvaguardia dei beni comuni. Il binomio inscindibile fra patrimonio culturale ed ambiente è un riferimento essenziale a tal fine.