Franco Miracco Consigliere dei ministero per i Beni e le Attività culturali Una domanda questa che dovrebbe per davvero inquietare tutti. A porla è stato Gian Antonio Stella (Corriere di ieri) in apertura della sua ultima denuncia sui mali che colpiscono il patrimonio nazionale in materia di beni culturali. Un nuovo misfatto edilizio scrive Stella è in essere alle porte del Canal Grande, con il raddoppio di una albergo che rappresenta un ulteriore segno di ciò che infelicemente Venezia è diventata e che, di peggio in peggio, sempre più diventerà. Con amara ironia lo stesso Stella lascia supporre che Venezia (ancora) appartenga a tutti. Ammesso e non concesso che esista una qualche forma di effettiva coscienza culturale a dimensione planetaria che sente di essere responsabile del presente e del futuro di Venezia, è indispensabile prendere atto che quanto intendiamo per Venezia non appartiene più a nessuno. O meglio: paradossalmente appartiene proprio a tutti. Di qui la debolezza estrema ovvero l'inesistenza istituzionale, politica, sociale, culturale di una ex-città che, non sapendo governare il suo essere un enorme «oggetto del desiderio», si rassegna di giorno in giorno, di anno in anno, a diventare, boccone dopo boccone, il pasto dei «tutti» che hanno fame di lei, nel frattempo trasformata nel fantasma della Venezia d'acqua, di storia e di arte che è stata per molto più di un millennio. È così che si spiega la demenza infrastrutturale e visiva di Piazzale Roma o l'orrore dei pontiloni in cemento che devastano le rive nei pressi di Piazza San Marco e del Lido o le maxi-navi che violentano ciò che resta dell'immagine stessa di una città, chissà perché ancora patrimonio dell'Unesco. Venezia, città fantasma, appartiene ai 3040 milioni e passa (ma il numero vero nessuno ha il coraggio di dirlo) di «visitatori» di una ex-città decaduta al ruolo del maggior affare turistico del pianeta. A chi appartiene Venezia allora? Se si ha voglia di leggere un libretto molto interessante intitolato «Tra poco la Cina» in cui si narra di ciò che sarà il mondo prossimo venturo, forse una qualche risposta ce la potremmo anche dare. In Cina ci sono 1.400 milioni di abitanti: quanti di questi domani verranno in Europa e quindi a Venezia? E quante altre Cine del turismo prossimo venturo ci sono negli altri continenti? Ecco perché la non-Venezia di oggi raddoppia gli alberghi sul Canal Grande e sogna e vuole costruire sulle proprie «storiche spalle» grattacieli alti più di 250 metri.