L'imprenditore Di Persio vuole regalare alla città 130 quadri di grande valore Ma sul palazzo ex Banca d'Italia di viale D'Annunzio sono stati apposti dei vincoli Il Tar ha dato ragione al costruttore ma il ministero si è rivolto al Consiglio di Stato PESCARA. Una collezione di opere d'arte di inestimabile valore, pronta per essere donata alla città a costo zero. Eppure, vietata al pubblico perché "congelata" da una serie di vincoli apposti dalla Sovrintendenza sul palazzo che dovrebbe ospitare quel patrimonio. E' la storia di un naufragio quasi completato, quello del progetto di un museo ideato dall'imprenditore Venceslao Di Persio, cultore dell'800 napoletano, proprietario di preziosi quadri già esposti in Italia e all'estero. L'edificio, l'ex banca d'Italia di viale D'Annunzio, all'angolo con via Italica, si è trasformato nell'oggetto di un lungo contenzioso giudiziario che rischia di calpestare ogni buona intenzione e di far perdere alla città un capitale culturale senza precedenti. Il Tar ha annullato i vincoli, ma il ministero per i Beni culturali ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. E' storia che parte oltre un anno fa. Di Persio, ex titolare dell'hotel Carlton, non ha figli e decide di cavalcare un'idea d'altri tempi: lasciare alla propria città una pinacoteca con 130 opere, da allestire all'interno di quell'elegante palazzo di 3 piani anch'esso da donare a Pescara che necessita però di una profonda ristrutturazione. Tutto a spese dell'imprenditore, che attraverso la propria società Immobiliare D'Annunzio srl acquista la struttura drib-blando non pochi ostacoli da un pool di banche. Di Persio presenta al Comune un progetto di adeguamento sismico e chiede il permesso di costruire senza toccare la facciata esterna. Ma dopo 10 giorni arriva la notifica di interesse della Sovrintendenza, informata nel frattempo. Così, con decreto del 19luglio 2011, il direttore regionale per i beni culturali dell'Abruzzo dichiara di «interesse particolarmente importante» sotto il profilo storico e artistico l'immobile progettato nel 1925 su progetto di autore ignoto, destinato a sede della Banca d'Italia fino al 1963 e poi della Cassa di Risparmio di Pescara. Nella relazione storico-artistica allegata al decreto, la Sovrintendenza "tutela" l'intero edificio, rilevando per gli interni da ristrutturare la presenza di particolari «elementi decorativi in stucco occultati in precedenza e di cui non si conosceva l'esistenza», che erano stati oggetto di intervento conservativo. Non solo, ma c'è anche un «chiaro richiamo liberty nella copertura della corte al piano terra», trasformata a spazio coperto e attorno alla quale sono distribuiti gli ambienti «con quella che doveva essere, nell'idea originaria del progettista, una volta a padiglione in vetro e metallo di chiara ispirazione wagneriana». In sostanza, viene apposto un vincolo che impedisce di mettere mano all'immobile. Addio museo? Di Persio, assistito dall'avvocato Nello Brocchi, non molla. Si sente beffato e presenta ricorso al Tar. Lamenta la mancata partecipazione al procedimento, entro i 90 giorni previsti (ma i giudici non accolgono la contestazione), poi piccona la relazione della Sovrintendenza che non avrebbe analizzato le caratteristiche dell'edificio perché si legge nel ricorso non esiste alcuna corte interna, l'immobile ha subito nel 1996 rilevanti interventi privi di pregio artistico e la copertura del cavedio al pianterreno è del tutto priva di rilevanza artistica. Il collegio presieduto da Michele Eliantonio bacchetta le conclusioni della Sovrintendenza: gli elementi decorativi in stucco, recita la sentenza, sono stati realizzati negli anni 90 e non hanno alcun pregio artistico; quanto alla copertura della corte interna, è stata realizzata in legno e plastica dopo i11963 da una falegnameria locale, poi integralmente sostituita nel 1996 da una nuova struttura di vetro e ferro colorato. In sostanza, secondo il Tar, l'interno dell'edificio, destinato da sempre a sede operativa di istituti di credito, è privo di opere di particolare pregio e rilevanza sia artistica sia storica: «La particolare destinazione dell'edificio a sede della Banca d'Italia non sembra da sola idonea a giustificare l'imposizione del vincolo anche sulla parte interna dell'edificio». Il vincolo viene dunque annullato dal Tar, ma la partita non è chiusa. A ridosso della scadenza dei termini, la Sovrintendenza fa appello. Tutto rinviato a marzo 2013. Il tempo necessario perché la collezione imbocchi la strada per altre regioni. Ascoli e Siena hanno già avanzato la propria proposta. Di Persio ci sta pensando.
Pescara. Donazione di opere d'arte, stop dalla Sovrintendenza
L'imprenditore Venceslao Di Persio vuole donare alla città di Pescara 130 quadri di grande valore, ma il palazzo ex Banca d'Italia, dove dovrebbero essere esposti, è stato vietato al pubblico a causa di vincoli apposti dalla Sovrintendenza. Il Tar ha annullato i vincoli, ma il ministero per i Beni culturali ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Di Persio ha presentato un progetto di adeguamento sismico e chiesto il permesso di costruire senza toccare la facciata esterna. La Sovrintendenza ha dichiarato di interesse particolarmente importante l'immobile per il suo valore storico e artistico, ma il Tar ha rifiutato di convalidare il vincolo.
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